
Il
trapianto di isole pancreatiche, ad oggi, rappresenta ancora la promessa affascinante di un
approccio terapeutico alternativo al trapianto d'organo, poiché non ha
ancora raggiunto risultati paragonabili a quest'ultimo, soprattutto In
termini di efficacia, pur richiedendo una terapia immunosoppressiva pari o
addirittura maggiore per intensità, soprattutto nel primo periodo.
Pertanto,
è un trattamento che viene riservato solo ad alcune categorie ben
definite di pazienti:
.oggetti
che hanno subito un intervento di pancreasectomia
totale o subtotale, di solito per pancreatite cronica; tali pazienti
ricevono le isole preparate dal loro stesso pancreas (autotrapianto);
soggetti
che sono stati sottoposti ad intervento di trapianto multiorgano
intra-addominale, successivo all'asportazione di vari organi sottodiaframmatici
(compreso il pancreas) per neoplasie non altrimenti trattabili (allotrapianto
in pazienti non primitivamente affetti da diabete mellito tipo 1);
pazienti
affetti da diabete mellito tipo 1, non in condizioni di sopportare il
trapianto dell'organo per motivi vari (principalmente controindicazioni
cardiovascolari) che ricevono l'allotrapianto di isole per il trattamento
della loro malattia di base.
I
vantaggi, alcuni reali, altri potenziali, del trapianto di isole di
Langerhans consistono nella semplicità della tecnica di impianto, nella
riduzione dei rischi perioperatori per il paziente,
e nella possibilità gia' dimostrata in modelli
sperimentali, di ridurre I’immunogenicità delle isole mediante manipolazioni
pre-intervento (ad esempio incapsulando, mediante particolari membrane
le isole, per evitarne, o almeno ritardarne, l'aggressione da parte del sistema
immunitario del riceventeimmunoisolamento). I primi, ben documentati
trapianti di isole nei pazienti diabetici sono stati eseguiti alla fine
degli anni '80, e da allora questa procedura ha attraversato alternanti
periodi di entusiasmo e scetticismo. Il trapianto di isole è stato
eseguito o simultaneamente ad un rene (per la presenza di concomitante insufficienza
renale cronica in terapia dialitica), o successivamente ad un rene trapiantato
in precedenza ben funzionante. Negli ultimi anni sono stati segnalati
all’International Islet Transplant Registry poco più di 300
allotrapianti (follow-up fino ad 1 anno), compiuta su pazienti che erano
Peptide-C negativi prima del trapianto, ha evidenziato una percentuale di
sopravvivenza dei pazienti e del trapianto (definito come valori di
peptide-C basale >0,5 ng/ mi) pari 96% e al 35% rispettivamente.
Tuttavia, nel complesso, solo poco
più del 10% circa di tali soggetti manteneva, a distanza di dodici mesi
dal trapianto, una condizione di insulinodipendenza. Piu'
recentemente, il gruppo canadese di Edmonton, coordinato dal Dr.
Ray Rajotte, ha riportato i risultati ottenuti in una decina di pazienti con
diabete di Tipo I, senza insufficienza renale, nei quali, per la presenza
di gravi episodi di ipoglicemia ed instabilità metabolica, è stato
ritenuto opportuno eseguire trapianto di isole di Langerhans. Tali
pazienti hanno ricevuto circa 11.000 isole per Kg di peso corporeo, e in
tutti i casi si è ottenuta una rapida normalizzazione della glicemia
. In
assenza di terapia insulinica esogena, condizione che si è mantenuta per
un periodo medio di follow-up pari, al momento della stesura
dell'articolo, a quasi 1 anno (da 4,4 a 14,9 mesi). L'emoglobina glicata
si è normalizzata, il peptide-C a digiuno e dopo I pasti è risultato
rispettivamente superiore a 2 e a 5 ng/ml, e non si sono presentati
episodi di ipoglicemia. I pazienti hanno ricevuto un trattamento
immunosoppressivo basato su sirolimo (rapamicina), tacrolimo e daclizumab.
L'assenza
di cortisonici in questo schema di immunosoppressione ha certamente
contribuito al conseguimento degli ottimi risultati del gruppo canadese.
Altri fattori hanno sicuramente inciso in maniera importante.
Innanzitutto, gli Autori hanno scrupolosamente evitato l'uso di proteine
animali (ad esempio siero) durante tutta la fase di preparazione delle
isole, il che ha sicuramente ridotto l'impatto proinfiammatorio ed
immunogeno
delle isole
stesse. Inoltre, l'uso del daclizumab, un anticorpo anti-recettore per
l’interleuchina2, per circa 2 mesi, ha consentito di poter eseguire
2-3 trapianti di isole fresche nello stesso ricevente, così da raggiungere una adeguata massa Beta-cellulare.
Quest'ultimo obiettivo, in precedenza, veniva perseguito mantenendo in
coltura o criopreservando le isole ottenute da diverse preparazioni, il
che consentiva sì di ottenere un elevato numero di isole da trapiantare,
ma determinava anche una riduzione della funzionalità delle Isole
stesse e, verosimilmente, anche del numero di cellule Beta vitali.
Questi risultati rappresentano un sostanziale passo in avanti riguardo la
possibilità di trovare una soluzione per la sostituzione della funzione
Beta - cellulare nei pazienti con diabete Tipo 1.
Va
precisato comunque che, innanzitutto, si tratta di uno studio eseguito
su un numero ristretto di soggetti e che quindi i risultati ottenuti
andranno riconfermati su casistiche più ampie, e con follow-up di
maggiore durata. Peraltro, i risultati successivamente pubblicati sembrano
indicare che, col passare dei mesi, la funzionalità dei trapianti
di isole tende a diminuire. In particolare, è da segnalare che a
distanza di circa 2 anni dal trapianto di insule, solo 1/3 dei pazienti
aveva risposta glicemica normale in seguito a 0GlT, mentre gli altri
mostravano gradi variabili di intolleranza ai carboidrati o diabete manifesto.
In ogni caso, sulla base del protocollo Edmonton è stato iniziato uno
studio multicentrico, i cui risultati saranno disponibili nel prossimo
futuro. Pertanto il trapianto di isole in pazienti affetti da diabete
mellito di tipo I non rappresenta oggi un'alternativa reale al trapianto
dell’intero organo ma è utilizzabile solo
nei casi in cui il paziente abbia un'età superiore rispetto al limite
previsto per il trapianto di pancreas o nel caso in cui il rischio
cardiovascolare sia troppo elevato ossia vi siano delle
controindicazioni assolute al trapianto d'organo che rimane la sola
terapia trapiantologica efficace in questi pazienti
.
Infatti
il trapianto di isole pancreatiche è considerato dall'American
Diabetes Association come una procedura di tipo sperimentale
e non terapeutico da effettuarsi nelle condizioni sopraricordate o in alternativa
solo all’interno di trials clinici controllati.
Criteri
di inclusione
1 diabete mellito tipo 1, confermato da
livelli di C-peptide < 1 ng/ml
2 età
< 65 anni
3 presenza di diabete
instabile, con fluttuazioni rapide, intense ed impreviste della
glicemia, malgrado l'aderenza ai
criteri della terapia intensiva del diabete
4
presenza di ipoglicemie inavvertite, presenza di ipoglicemie severe, che
richiedono l'aiuto di un'altra persona
5
complicanze croniche evolutive, malgrado la terapia intensiva del diabete.
Criteri
di esclusione
1 cardiopatia ischemica grave
2 abuso di alcool o stupefacenti o fumo
di sigaretta
3
malattie psichiatriche
4
infezioni in atto (epatite C, epatite B, HIV, test cutaneo positivo per
TBC)
5
sospette neoplasie
6 indice
di massa corporea> 27 kg/m2 o comunque peso> 80 kg
7 retinopatia diabetica
proliferante
8
gravidanza in corso o programmata, impossibilità di praticare
contraccezione
9 immunizzazione da precedente
trapianto o altro (PRA > 20%)
lO
fabbisogno insulinico >0.7 U/kg/die.