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TERAPIA
IMMUNOSOPPRESSIVA
Negli ultimi anni è stato registrato un notevole miglioramento dei
risultati dei trapianti di pancreas e pancreas-rene legato
essenzialmente a due ordini di motivi: ottimizzazione della terapia
chirurgica e nuovi farmaci per la terapia immunosoppressiva. E' stata infatti registrata una riduzione
marcata dell'incidenza dei rigetti in questi tipi di trapianti dall'80%
dei primi anni '90 al 20% attuale. La risposta immunitaria è assai
ridondante e utilizza vie principali e secondarie per cui la disponibilità
di farmaci, che interagiscono selettivamente sui vari passaggi e che
siano associabili tra loro in vari protocolli, ha consentito di
ottenere eccellenti risultati sia nel miglioramento della sopravvivenza
dei pazienti e degli organi trapiantati, sia nella riduzione della
morbidità iatrogena.
I farmaci immunosoppressori già
disponibili in farmacopea possono essere distinti in:
.
bloccanti il recettore linfocitario per I’interleuchina 2, CD25 (anti-CD25)
.
inibitori della calcineurina
.
inibitori della sintesi del DNA
.
inibitori delle STATs
.
steroidi
.
inibitori della proliferazione linfocitaria.
Farmaci bloccanti il recettore
linfocitario per l'interleuchina 2
(antiCD25),
Daclizumab
e Basiliximab sono anticorpi monoclonali di tipo chimerico (basiliximab)
o umanizzato (daclizumab) diretti contro la subunità alfa (TAC antigene)
della interleuchina 2. Vengono bloccati in questo modo solo i linfociti
attivati, rispettando le altre vie stimolate dall1nterleuchina 2 come
monociti e cellule Natural Killer. Sono ottimamente tollerati, non
sembrano indurre malattie linfoproliferative, non posseggono
immunogenicità di rilievo e non producono malattia da rilascio di
citochine. Sporadicamente sono stati segnalati episodi di edema polmonare
acuto nel corso della prima somministrazione. La differenza
principale tra le due molecole è nella loro farmacodinamica, per
cui a parità di durata di azione (circa 30-40 giorni
dopo la prima Infusione), per il basiliximab sono sufficienti due
somministrazioni a dose fissa (20 mg in giornata O e IV), mentre per il
daclizumab sono necessarie 2 o 5 somministrazioni a distanza di 2
settimane l'una dall'altra e a dose di 5 mg/kg.
Farmaci
inibitori della calcineurina
Ciclosporina
e Tacrolimus sono inibitori della calcineurina, impediscono così
la differenziazione dei linfociti T citotossici inibendo la produzione
e il rilascio di citochine, in particolare dell’IL-2 specificamente
dirette contro gli antigeni dell'organo trapiantato.
La Ciclosporina è un farmaco nefrotossico e ciò è
parzialmente dose-dipendente. Gli altri fattori che ne accrescono la
tossicità sono: organi da donatore anziano e di ridotta massa nefronica,
uso di altri farmaci nefrotossici, sensibilità
individuale, sovraesposizione nell'area sotto la curva (farmacocinetica).
Quest'ultimo aspetto appare fondamentale per il corretto utilizzo del
farmaco. In particolare i più recenti studi sembrano orientare verso il
monitoraggio della concentrazione ematica a 2 ore della somministrazione
come miglior indice dell'assorbimento del farmaco, ottenendo così la
maggiore efficacia terapeutica con la riduzione degli effetti collaterali.
A lungo termine la tossicità da Ciclosporina può portare allo sviluppo
di fibrosi interstiziale e danno glomerulare evolvendo verso I’nsufficienza
renale cronica.
Il Tacrolimus invece è un macrolide prodotto dallo Streptomyces
tsukubaensis. Le sue concentrazioni di valle
sono validi indicatori dell'esposizione sotto la curva e quindi le dosi
possono essere individuate sulla base della concentrazione ematica
minima. Effetti collaterali sono: iperglicemia, neurotossicita',
nefrotossicità, iperkaliemia, aumentato rischio di infezioni e linfomi.
Farmaci inibitori della
sintesi del DNA
Appartengono a questa categoria l'Azatioprina ed il
Micofenolato Mofetile.
Azatioprina
interferisce con la sintesi del DNA ed RNA e quindi inibisce la differenziazione
e la proliferazione sia dei linfociti T che B. E' un farmaco attualmente
poco in uso soprattutto per i sui pesanti effetti collaterali: aumentata
incidenza di neoplasi e, grave mielosoppressione e leucopenia, gravi infezioni, epatotossicità.
Il
Micofenolato Mofetile inibisce selettivamente, nella sua forma attiva
come acido micofenolico, l'enzima inosina monofosfato deidrogenasi
bloccando la sintesi purinica "de novo" . Il linfocita
attivato rimane così ancorato alla fase S del ciclo cellulare e non può
ulteriormente proliferare sia sul versante delle T che delle B cellule.
La tossicità del farmaco è prevalentemente di tipo midollare, con
neutropenia, trombocitopenia ed anemia, e gastrointestinale con
gastrite, crampi addominali, nausea, anoressia ed ulcerazioni con
sanguinamenti digestivi.
Farmaci inibitori delle STATs
Il
Sirolimus è un macrolide prodotto da Streptomyces hygroscoplcus. Il
RAD deriva dal Sirolimus per una modificazione chimica in posizione 40
che ne migliora la stabilità molecolare, determinando la riduzione
dell'emivita e permettendo di raggiungere più rapidamente le concentrazioni
terapeutiche (4 giorni invece di 7). Questi farmaci bloccano alcune vie di
attivazione di un gruppo di chinasi alle quali è affidato il segnale di
stimolazione e trascrizione di codici genetici nella fase G1= S del
ciclo cellulare. Da ciò deriva un'inibizione della proliferazione delle
cellule T e dell'attivazione della cellule B in uno stadio successivo
rispetto agli inibitori della calcineurina. Per quanto riguarda la
tossicità, inducono piastrinopenia, leucopenia ed innalzano i livelli
sierici dei lipidi, mentre sembrano non esercitare alcun effetto nefrotossico.
Steroidi
Il
meccanismo d'azione di questi farmaci immunosoppressori è complesso poiché
agiscono sulla risposta immunitaria a più livelli. In particolare
bloccano indirettamente le interleuchine 1-2-6-15, inibiscono la
presentazione degli antigeni della classe 2 del sistema HLA, inibiscono
l'attivazione delle cellule T, inibiscono la migrazione delle cellule
immuni sul sito infiammatorio. Vengono utilizzati sia nella terapia
immunosoppressiva di mantenimento,' soprattutto nel primo periodo, sia nel
trattamento del rigetto acuto.
Farmaci
inibitori della proliferazione linfocitaria
ATG,
ALG e Anti-CD3 sono anticorpi monoclonali prodotti dall’immunizzazione
specifica di vari animali e producono il blocco dell’interazione MHC-TCR
(Tcell receptor) per cui il linfocita perde funzionalmente i propri
recettori ed è incapace di rispondere allo stimolo dell'Antigen Preseting
Celi. Sono farmaci molto potenti, in genere utilizzati nel trattamento del
rigetto acuto steroido-resistente. Hanno alcuni svantaggi: maggiore
Incidenza di malattie linfoproliferative, legata all'eccessiva immunosoppressione;
Sindrome da rilascio di citochine; in attivazione del Mab per la
formazione di anticorpi specifici da parete del ricevente; rischio di
leucopenia per la necessità della loro prolungata somministrazione.
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