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RISULTATI
DEI TRAPIANTI DI PANCREAS
I
risultati iniziali del trapianto di pancreas, influenzati anche dalle difficoltà legate alla messa a punto delle tecniche
chirurgiche e della terapia immunosoppressiva, sebbene incoraggianti non
sono stati brillanti. Conseguentemente il trapianto di pancreas ha
tardato ad affermarsi come terapia avanzata del diabete mellito di tipo
1 e, soprattutto In Italia, lo sviluppo è stato certamente inferiore alle
necessità. Successivamente negli anni '80, la disponibilità della
ciclosporina e contemporaneamente l'affinamento delle tecniche chirurgiche
ed anestesiologiche hanno ravvivato l’interesse in questo tipo di
trapianto.
La
sopravvivenza ad 1 anno è quindi passata dal 40% degli anni 70
all'attuale 84%. Per i trapianti eseguiti nel periodo : 1996-1999 secondo
i dati riportati dall' Intemational Pancreas Transplant Registry la
sopravvivenza ad 1 anno dei riceventi è stata almeno del 95% per ogni
tipo di trapianto: 95% per il combinato rene-pancreas, 95% per il
pancreas dopo rene e 97% per il pancreas isolato.
Superati
quindi i dubbi circa la sicurezza del trapianto di pancreas e le sue potenzialità
funzionali, l’interesse è stato rivolto ad identificare i campi di
migliore applicazione e a definire i suoi effetti nella storia naturale
del diabete e delle sue complicanze. Certamente l'insulino-indipendenza
che si realizza dopo trapianto di pancreas, con valori normali sia di
glicemia che di Emoglobina glicosilata dovrebbe essere la terapia più
efficace nel controllo delle complicanze croniche del diabete. L'evidenza
bioumorale che nel trapianto di pancreas con drenaggio venoso sistemico I
livelli periferici di insulina, sia basali che
dopo stimolo,
sono 2-3 volte superiori rispetto al normale a causa della mancanza
dell'effetto di primo passaggio a epatico ponendo le basi per un’insulinoresistenza
ha dato uno slancio alla tecnica di drenaggio portale enterico. Il profilo
Iipidico migliora in maniera evidente dal momento che le concentrazioni di
trigliceridi e colesterolo LDL diminuiscono mentre le HDL aumentano. Con
il trapianto di pancreas migliorano i meccanismi di controregolazione del
glucosio dopo ipoglicemia. La nefropatia migliora, come dimostrato
dalla struttura dei reni nativi dopo 10 anni da un trapianto isolato di
pancreas. Migliora la velocità di conduzione delle fibre nervose
sensitive e motorie con parziale regressione della neuropatia a distanza
di 10 anni dal trapianto. Non è ancora stato dimostrato un chiaro beneficio
sulla retinopatia ma è intuitivo che
l'effetto
sulle complicanze croniche del diabete vanno valutati alla luce del fatto
che quasi tutti i riceventi sono affetti da diabete da più di 20 anni per
cui un trapianto più precoce potrebbe avere effetti più significativi
sulle complicanze meno evolute.
La necessità di una importante terapia immunosoppressiva ed un basso, ma
non trascurabile, rischio chirurgico rappresentano i principali
deterrenti di questo approccio terapeutico. Complicanze perioperatorie
che richiedono un re-intervento si verificano in circa il 30% dei pazienti
ed includono ascessi, trombosi vascolari, fistole anastomotiche e del
moncone duodenale. Le sequele negative della terapia Immunosoppresslva
non sono diverse per il trapianto di pancreas rispetto agli altri tipi di
trapianto ed includono le infezioni batteriche, virali (soprattutto
citomegalovirus) e micotiche, e lo sviluppo di neoplasie (soprattutto
tumori cutanei e linfomi). Complessivamente la mortalità ad 1 anno dal
trapianto è del 7%. La maggioranza dei decessi sono dovuti ad episodi
cardiovascolari acuti. Per cui il rischio mortalità non è tanto dovuto
al trapianto in sé ma alla severità della malattia cardiovascolare con
cui questi pazienti accedono al trapianto.
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