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APPENDICE
DIABETE
MELLITO TIPO 1
Il
diabete mellito è una malattia caratterizzata dalla mancata o
inappropriata produzione di insulina che provoca alterazioni del
metabolismo glicidico, lipidico e protidico con complicanze nel lungo
termine a carico di occhi, reni, nervi e vasi sanguigni.
Il
diabete mellito viene classificato in primitivo o secondario:
a. Primitivo:
1.Diabete mellito insulinodipendente, giovanile,
chetosico, magro. (Tipo 1).
2. Diabete mellito non
Insulino-dipendente, adulto, non chetosico, grasso. (Tipo 2).
b. Secondario:
1 Malattie pancreatiche (es pancreatite cronica)
2 Alterazioni ormonali (es feocromocitoma,
acromegalia,S. di Cushing)
3 Diabete indotto da farmaci o sostanze chimiche
4 Anormalità dei recettori Insulinici
5 Sindromi genetiche (es lipodistrofie, distrofia
miotonica, atassia-telengectasia)
6.
Altro.
Il
diabete mellito di Tipo 1, in genere esordisce prima dei 40 anni. Le
manifestazioni cliniche sono variabili da paziente a paziente: possono
comparire bruscamente con sete esagerata, aumento della diuresi, aumento
dell'appetito e perdita di peso. A volte l'esordio può' essere
rappresentato da chetoacidosi che facilmente può sfociare in uno stato di
coma.
Nel momento in cui il diabete mellito di Tipo 1 si
manifesta, la maggior parte delle cellule pancreatiche sono state
distrutte per cui si ha un deficit assoluto di insulina da mancata
produzione.
La
prima contromisura terapeutica è quindi l'introduzione nell'organismo malato
dell’insulina necessaria a mantenere livelli di glicemia
"normali" ed è questa infatti la terapia principale per il
trattamento di tutti i pazienti con diabete mellito di Tipo 1. Con
l’iniezione di insulina esogena è abbastanza facile controllare i
sintomi del diabete ma non altrettanto mantenere la glicemia entro i
valori di normalità costantemente, durante le 24 ore. Il rischio di un
trattamento molto energico effettuato con lo scopo di controllare
"strettamente" la glicemia a digiuno e post-prandiale, è
l'ipoglicemia. L’ipoglicemia può essere determinata dal salto di un
pasto o da una attività fisica non prevista, ovvero in situazioni in cui
la causa non è identifica bile. Se l'ipoglicemia non viene arrestata dai
meccanismi di contro-regolazione ormonale (produzione di glucagone,
adrenalina, cortisolo, ormone della crescita, ingestione di carboidrati)
insorgono sintomi da interessamento del sistema nervoso centrale
(confusione, anomalie del comportamento, perdita di coscienza fino al
coma).
L'atteggiamento
opposto con un trattamento blando che determina un controllo
"impreciso" della glicemia a digiuno e post-prandiale si traduce
in uno stato di iperglicemia. A causa dell’iperglicemia cronica il
paziente diabetico può sviluppare una serie di complicanze a lungo
termine che sono causa di morbilità e mortalità premature.
La
frequenza con cui le complicanze si manifestano è ampiamente variabile
nella popolazione dei diabetici di Tipo 1: infatti, a parità di qualità
del controllo glicemico, alcuni pazienti possono non presentare mai
problemi cronici, in altri invece possono insorgere assai precocemente.
Le complicanze principali sono, come detto a carico dell'occhio, del rene,
dell'apparato cardiovascolare, del sistema nervoso autonomo e periferico
e del metabolismo.
Dopo
20-30 anni di malattia circa il 70% dei pazienti diabetici presenta
retinopatia e circa la metà dei pazienti, che presenta la variante
proliferante della retinopatia, diventa cieca entro 5 anni.
Dopo
circa 15 anni di malattia diabetica il 40% dei malati presenta nefropatia
che rappresenta una delle principali cause di invalidità e di morte nel
diabete di Tipo 1. Infatti la prognosi di un paziente diabetico in dialisi
è drasticamente peggiore rispetto ad un insufficiente renale per altra
causa. Negli anni
60-70 il 48-60% dei pazienti diabetici morivano dopo il primo anno dall'inizio
della dialisi. Successivamente, con il miglioramento delle tecniche
dialitiche, la mortalità si è ridotta ma rimane sempre statisticamente
più elevata rispetto ai pazienti non diabetici: oggi dopo 5 anni
dall'inizio della dialisi solo il 30% dei diabetici è vivente e solo
poche persone superano i 10 anni di dialisi.
Le
complicanze a carico dei piccoli e dei grossi vasi (micro e
macroangiopatia diabetica) si possono sviluppare contemporaneamente,
in media 15-20 anni dopo l'esordio della malattia, oppure una complicanza
può essere prevalente sulle altre. L'aterosclerosi accelerata, provocata
da un aumento delle lipoproteine a bassa densità (LDL), unitamente alla
proliferazione delle membrane basali dei vasi, provoca alterazioni
inizialmente a carico della microcircolazione, ovvero difficoltà alla
deambulazione con necessità di interrompere periodicamente la marcia (claudicatio
intermittens), ulcere e gangrene agli arti inferiori e, negli uomini
impotenza coeundi, su base vascolare. Il progressivo coinvolgimento del
macrocircolo e soprattutto dei vasi coronarici e cerebrali fa sì che
questi pazienti siano altamente a rischio di infarto del miocardio o
episodi di ictus.
Dopo
30 anni di diabete il 60% dei pazienti presenta neuropatia che può interessare
qualsiasi parte del sistema nervoso. Essa, pur essendo raramente una
causa di morte, è una delle principali cause di morbilità. Il quadro più
frequente è quello della polineuropatia periferica con sintomi
solitamente bilaterali di ipoestesia, parestesie, gravi iperestesie e
dolore. Meno frequente è la mononeuropatia con improvvisa paralisi del
muscoli del polso e dei muscoli estensori del piede. Invece, pressocchè
presente in quasi tutti i pazienti, è la neuropatia vegetativa: difficoltà
alla deglutizione, ritardato svuotamento gastrico e vomito, stitichezza
e diarrea, disturbi della postura con ipotensioni ortostatiche e veri
propri episodi sincopali. Casi di arresto cardiorespiratorio e morte
improvvisa sono stati riferiti unicamente alla neuropatia vegetativa.
Particolarmente fastidiose per la vita di relazione, sono la disfunzione o
paralisi della vescica con necessità di cateterizzazioni permanenti,
nei maschi può inoltre comparire impotenza ed eiaculazione retrograda.
Col
progredire del diabete ed in particolare con lo svilupparsi della
neuropatia, alcuni sintomi neurovegetativi che possono servire da
allarme non vengono avvertiti, per cui si può instaurare la
"sindrome da incapacità di avvertire l’ipoglicemia". Fino
al 7% delle morti verificatesi tra i soggetti diabetici insulinodipendenti
viene attribuita all’ipoglicemia. E' pertanto opportuno sottolineare che
le crisi ipoglicemiche sono pericolose e se frequenti preannunciano
conseguenze gravi e anche mortali.
Non sono infine da
trascurare la suscettibilita’ del paziente diabetico alle infezioni
prevalentemente urinarie, cutanee e dermatologiche e la difficolta’ alla
guarigione delle ferite come ulteriori cause di morbilita’. |