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"IL TRAPIANTO DI PANCREAS: UN' OPZIONE TERAPEUTICA"

Il 9 ottobre 2004 si e’ tenuta a Pisa, presso l’Ospedale Cisanello, relatori i Professori Ugo Boggi e Piero Marchetti, la Dottoressa Rosa Giannarelli e il Dr Fabio Vistoli la conferenza avente per oggetto:


IL TRAPIANTO DI PANCREAS: UN’OPZIONE TERAPEUTICA.

 

Alle 16.30, alla presenza di molti diabetici e loro familiari, provenienti da ogni parte di Italia, Daniela D’Onofrio, organizzatrice dell’evento ha preso la parola per ringraziare i Professori Boggi e Marchetti per aver accettato l’invito, nonche’ tutti i partecipanti per la risposta entusiasta a tale incontro.

 

“Voi sapete come e’ nato questo incontro: dovevamo solo trovarci tra di noi, scambiarci le nostre opinioni, le nostre paure, le nostre speranze, in ricordo di un amico pisano che non c’e’ piu’; poi i professori Boggi e Marchetti, entusiasti e disponibili, hanno accettato il mio invito ad informarvi su questa opzione terapeutica che e’ il trapianto di pancreas e.... siamo qua.

 

Il professor Marchetti fara’ un’introduzione, in cui vi spieghera’ quando e’ opportuno, quando e’ consigliabile per un diabetico pensare al trapianto, il professor Boggi vi spieghera’ la parte chirurgica e del post trapianto, infine la dottoressa Giannarelli trattera’ gli effetti che il trapianto ha sulle complicanze ormai instaurate nel diabetico.

A fine relazione, il dottor Vistoli rispondera’ alle domande del pubblico.

 

Io lascerei quindi subito la parola al professor Marchetti, ringraziandolo tantissimo, ringraziando il professor Boggi, la dottoressa Giannarelli e il dottor Vistoli per la loro gentilezza e per averci messo a disposizione la loro grande professionalita’ “

 

Prende la parola il Professor Piero Marchetti:

 

“ Grazie Daniela, e come scrive nelle sue email dal Venezuela: “Saludos y besos”.

 

E’ un’emozione, sempre, avere a che fare direttamente con persone che guardano a noi,  come  diceva Daniela, con la speranza di poter affrontare, e auspicabilmente risolvere, un problema che segna la vita di tante persone.

Il senso di questo incontro e’ di scambiarci informazioni, conoscenze: voi avete la vostra esperienza, noi abbiamo la nostra, le mettiamo insieme in questo contesto e cerchiamo di capire dove e se, eventualmente e’ possibile, trovare un punto di raccordo, un punto in comune.

 

Il primo concetto che va messo sul piano della discussione e’ che il diabete sta diventando una malattia sempre piu’ importante e dal punto di vista del numero delle persone che sono affette da questa malattia che, colpisce nel nostro paese attualmente, quasi 2 milioni di persone: nel 2025 saranno 2 milioni e mezzo le persone affette da diabete in Italia e nel mondo saranno 300 milioni.

Il 10% circa di queste situazioni, sono situazioni che prendono il nome di diabete tipo 1, diabete insulinodipendente: cosa intendiamo?

Paul Langerahns, ancora studente di medicina, sezionando il pancreas di cadaveri che arrivavano in istituto, noto’ delle strutture rotondeggianti all’interno del pancreas, che chiamo’ isole.

Noi abbiamo circa un milione di queste isole nel nostro pancreas: (in una foto) il colore marrone rossatro sta ad indicare la presenza di insulina; sono, queste, le beta cellule, le cellule produttrici di insulina, che nel diabete tipo 1 si ammalano. E perche’ si ammalano?

Perche’ per motivi non ancora del tutto chiari, succede che alcune cellule del nostro sangue, i linfociti, che sono importanti perche’ ci proteggono dalle infezioni e dalle altre malattie, entrano nelle isole, le aggrediscono e infine delle cellule che producono insulina non rimane piu’ niente.

Altre cellule insulari sono ancora vive, ma le cellule beta, quelle che producono insulina, non ci sono piu’.

Ed e’ chiaro che essendo l’insulina un ormone vitale, indispensabile per la vita di ciascuno di noi, se questo ormone non siamo in grado di produrlo, e non c’e’ nessuno che ce lo dà, muoriamo: e di diabete di tipo 1, fino al 1920 si moriva.

Fino a che Banting e Best, lavorando in un laboratorio che al confronto di quelli che abbiamo oggi, sembra quello del Dr Jeckill quando faceva i suoi esperimenti, riuscirono a tirar fuori da un pancreas insulina prima di cane e poi di altri animali e cominciarono ad iniettare insulina nei bambini, nei giovani adolescenti, nei giovani adulti che avevano questa malattia.

Best e Banting furono insigniti del premio Nobel per la medicina per questa loro scoperta.

Si penso’ che il problema fosse risolto: abbiamo l’insulina, si fa qualche iniezione, ma il fatto che stiamo a parlare qui di queste cose fa capire che in realta’ passi avanti ne abbiamo fatti tanti, ma la soluzione non ce l’abbiamo ancora tra le mani.

Ed ecco perche’ si parla di trapianto come opzione terapeutica nel diabete, perche’ al momento attuale l’opzione trapiantologica e’ l’unica che puo’ consentire la normalizzazione della glicemia senza necessita’ di terapia insulinica esogena, cioe’ attraverso le iniezioni o altri metodi di somministrazione.

E sappiamo anche che da questo punto di vista si puo’ parlare di pancreas o di isole.

Oggi noi parleremo di pancreas, ma una diapositiva sulle isole ve l’ho voluta portare, perche’ a prescindere da quello che leggiamo sui giornali, che si dice in tv, il trapianto di isole – e questo non lo dice Piero Marchetti qui – ma lo dice l’American Diabetes Association, che e’ il massimo livello tecnico di conoscenza e serieta’ da questo punto di vista, il trapianto di isole  “DEVE ESSERE CONSIDERATO ANCORA PROCEDURA SPERIMENTALE “.

Quando i centri parlano di successo si parla di 5-6-7 trapianti su un totale di non si sa  quanto sia di preciso: e’ senz’altro una prospettiva che merita attenzione, che merita ricerca, che merita studio, ma che non e’ ancora una soluzione clinicamente fruibile.

E perche’ si parla allora di pancreas e, soprattutto quest’oggi, di pancreas isolato?

(mostrando una diapositiva tratta dall’IPTR)

Se voi guardate la linea verde chiara, ci si accorge che col passare del tempo la sopravvivenza dell’organo trapiantato a 3 anni e’ andata progressivamente crescendo, dal 40% su su fino al 90%: quindi e’ una soluzione terapeutica vera, reale: insomma, vale la pena farlo, e’ una cosa di cui, in determinate condizioni il diabetico puo’ usufruire. Si puo’   pensare, quindi, al trapianto di pancreas isolato, ovviamente nel diabete tipo 1, in qualche caso anche nel diabete tipo 2 (questo se volete lo potremo riprendere in discussione) quando la qualita’ della vita e’ difficile, e’ sofferta, quando il diabete tipo 1 si associa ad un controllo instabile – ipoglicemia alternata ad iperglicemia, e comunque tutte le volte che c’e’ un disagio personale importante – tale per cui si puo’ cercare una soluzione di questo tipo. Si può pensare al trapianto isolato di pancreas, soprattutto quando sono presenti gia’ in fase iniziale, ma in evoluzione, complicanze croniche del diabete.

Per quanto riguarda i risultati che ci possiamo attendere, nel 90% dei casi, a 3 anni, nei pazienti trapiantati abbiamo glicemie normali in tutto l’arco della giornata, abbiamo un’emoglobina glicosilata che torna sotto quel famoso 6, ma abbiamo il miglioramento anche dei parametri lipidici: colesterolo totale, colesterolo LDL – sapete quanto pericoloso sia il colesterolo LDL per tutti noi – quindi ci sono degli effetti estremamente positivi del trapianto di pancreas sul diabete.

E tutto questo fa si’ che il trapianto di pancreas isolato cominci a dare effetti anche sulla spettanza di vita; sulla qualita’ della vita ce lo immaginiamo, e’ evidente cosa voglia dire non doversi fare piu’ insulina, mangiare quando si vuole, saltare un pasto... diverso e’ dire se la procedura puo’ prolungare la spettanza di vita.

( Viene mostrata una diapositiva tratta da un lavoro del gruppo del Dr D. Sutherland, che e’ un po’ il papa’ del trapianto di pancreas)

Su alcune migliaia di pazienti in lista d’attesa per un trapianto di pancreas sono andati a vedere se vivevano più a lungo i pazienti che venivano trapiantati o quelli che restavano in lista d’attesa: senza entrare nei dettagli della statistica, il risultato e’ che chi si sottopone a trapianto di pancreas isolato vede raddoppiare la propria probabilita’ di essere vivo: quindi una cosa importante.

 

Il professor Marchetti termina la sua relazione mostrando l’immagine di un sole basso su un orizzonte marino, con queste parole:

“Se questo sole sta ad ovest, siamo al tramonto, e in effetti io ho terminato con la mia relazione; ma in realta’ questo sole sta ad est, e noi siamo appena all’inizio di questa giornata, che ora entrera’ nel vivo con la relazione del Professor Boggi”

Grazie per la vostra attenzione.”

 

Prossimamente troverete su queste pagine, la trascrizione della relazione del Prof. Ugo Boggi, della Dottoressa Giannarelli, e le risposte del Dr Vistoli alle domande del pubblico.

 

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ultimo aggiornamento domenica 27 giugno 2010 12.48.49
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