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ALIMENTAZIONE TRA RAZIONALITA', SENSAZIONE

DI FAME E SAZIETA'

Nella società odierna l’alimentazione, insieme all’attività fisica, rappresenta un cardine fondamentale dello stile di vita. Essa, purtroppo, non avviene in maniera razionale: ragazzi e adulti non hanno informazioni sufficientemente chiare e corrette su come ci si dovrebbe alimentare, e tendono per lo più a operare le proprie scelte a tavola su una base essenzialmente emotiva, cioè affidandosi semplicisticamente alla sensazione di piacere e alle preferenze personali di gusto.
L’obiettivo prioritario dell’alimentazione, invece, è quello di soddisfare i fabbisogni nutrizionali, garantendo così all’organismo la disponibilità di tutti i substrati di cui ha bisogno. Questo, tuttavia, non pregiudica la possibilità di una conciliazione tra necessità fisiologiche ed esigenze di natura edonistica: sarebbe sufficiente operare delle scelte ponderate sia nell’accostamento tra i vari alimenti vari alimenti sia nella moderazione delle quantità per raggiungere un equilibrio adeguato tra i due aspetti. Per la stessa ragione bisognerebbe spiegare ai bambini che non ci sono cibi buoni o cattivi, e che è importante mangiare di tutto: carboidrati, lipidi, proteine, vitamine, sali minerali, oligoelementi, fibre e antiossidanti dovrebbero essere assunti regolarmente e nelle giuste proporzioni giornaliere. Un obiettivo facilmente raggiungibile con una dieta variata: l’esatto contrario della monotonia con cui tendono oggi ad alimentarsi i bambini, che non soltanto si cristallizzano sulle stesse abitudini, rischiando così di andare incontro a deficit di alcuni nutrienti, ma sono anche restii a provare e accettare sapori nuovi. L’alimentazione dovrebbe pertanto essere improntata a un criterio di ciclicità, esattamente come avviene per il ritmo sonno-veglia e per l’alternanza fame-sazietà. Ciclicità significa dunque alternanza di cibi diversi ma anche rispetto degli orari: un aspetto fondamentale per il bambino di oggi, spesso portato a saltare la prima colazione e ad alimentarsi in maniera irregolare nell’arco della giornata, con fuoripasto che condizionano l’appetito e la distribuzione dell’apporto calorico, che dovrebbe essere ripartito in un numero di pasti compreso tra 3 e 5.
La prima colazione, in particolare, è determinante per i ragazzi: essa, infatti, deve consentire di affrontare gli impegni del mattino dopo la notte, che rappresenta il periodo più lungo di digiuno. Per questa ragione deve essere preferibilmente ricca in carboidrati, fonte energetica essenziale per il cervello. Ma da quali fattori dipende il senso di sazietà? L’indagine condotta ha posto a confronto diverse tipologie di colazioni: benché isocaloriche, ciascuna di esse si differenziava per la ripartizione in particolare di glucidi e lipidi. I risultati possono essere sintetizzati in due concetti: innanzitutto ciascun macronutriente conferisce un senso di sazietà diverso. Un esempio è dato dal fatto che la colazione a prevalenza di carboidrati è stata percepita come maggiormente saziante a differenza di quella a maggior contenuto in grassi. In secondo luogo, a corollario di questa osservazione, si può affermare che la comparsa del senso di fame non è legato soltanto alla quantità di calorie introdotte con un pasto. In effetti è importante ricordare che esistono due tipi fondamentali di sazietà: quella a breve termine è su base sensoriale e cognitiva (cioè influenzata dalle percezioni gustative che giungono al cervello e dall’appagamento soggettivo). Quella a lungo termine è invece sostenuta da meccanismi di tipo ormonale e metabolico: il calo glicemico, ad esempio, è uno degli stimoli che attiva i segnali della fame, come pure la variazione della concentrazione nel sangue di lipidi e proteine. Questo implica, ancora una volta, che le proprie abitudini alimentari influenzano la modalità con cui il cervello immagazzina le informazioni. Chi tende a fare abuso di cibi dolci, per esempio, crea da solo i presupposti che legano il suo livello di soddisfazione agli zuccheri. Non bisogna poi dimenticare che alla sensazione di fame possono contribuire anche molteplici stimoli esterni, come la vista di un piatto appetitoso o la percezione di un profumo accattivante e particolari stati d’animo: a questo riguardo sarebbe bene che ognuno imparasse a riconoscere e decifrare i segnali del proprio organismo e a recepire quindi in maniera corretta fame e sazietà, evitando di alimentarsi in assenza di un bisogno reale ma semplicemente per quale risposta all’ansia o cercare nel cibo una fonte di gratificazione. Sin dall’epoca dell’allattamento, d’altra parte, l’individuo trova nell’alimentazione un fattore tranquillizzante che tuttavia dovrebbe imparare a ridimensionare opportunamente. Questo, a maggior ragione, vale per i bambini, soprattutto quando il messaggio implicito che identifica nel cibo una fonte di rassicurazione subisce il rinforzo da parte di una madre troppo apprensiva, che per prima si preoccupa che il proprio figlio non si alimenti a sufficienza.
Un ulteriore aspetto da considerare, infine, riguarda il ruolo della pubblicità nei bambini. Essi mangiano e cercano ciò che viene loro pubblicizzato (non a caso frutta e verdura vengono sdegnate in quanto normalmente non oggetto di specifica informazione), non disponendo di un senso critico sufficiente a evitare le insidie dei messaggi propagandistici. Non si può quindi delegare alla scuola tutti i compiti in tema di educazione alimentare, in quanto i genitori per primi dovrebbero documentarsi e vigilare sul comportamento dei propri bambini.
Michele Carruba, Farmacologo presso l’Università degli Studi di Milano
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ultimo aggiornamento domenica 27 giugno 2010 12.48.49
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