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Lycopersicum
Esculentum: è solo il POMODORO!

Dominatore della gastronomia napoletana e ispiratore di poeti e
scrittori, è largamente diffuso in tutto il mondo per il suo gusto e le
sue importanti proprietà dietetiche.
Il pomodoro ha raggiunto le
cucine europee in tempi relativamente recenti e, sebbene importato già
nel ‘500, solo due secoli dopo è stato impiegato nell’alimentazione.
La coltivazione della pianta
era diffusa già in epoca precolombiana in Messico e Perù. Fu introdotta
in Europa dagli spagnoli nel XVI secolo ma non come ortaggio
commestibile, bensì come pianta ornamentale i cui frutti erano ritenuti
velenosi.
Più tardi, alla fine del
‘600, veniva impiegato in filtri magici per i suoi poteri eccitanti e
afrodisiaci. Le prime sporadiche segnalazioni di impiego del frutto come
alimento commestibile, fresco o spremuto e bollito per farne il sugo, si
registrano in varie regioni dell’Europa meridionale del XVII secolo.
Solo alla fine del ‘700 la coltivazione a scopo alimentare del pomodoro
conobbe un forte impulso in Francia e nell’Italia meridionale. In
Francia veniva consumato solo alla corte dei re, a Napoli si diffuse tra
la popolazione storicamente oppressa dai morsi di fame!
Fu nell’800 che venne
inserito nei primi trattati gastronomici e nel 1839, il napoletano Don
Ippolito Cavalcanti, Duca di Buonvicino, codificando ciò che nel
popolino era divenuta usanza diffusa, propose di condire la pasta con il
pomodoro e illustrò la prima ricetta del ragù.
Tuttavia sul ragù sembra
esserci una leggenda:
a
Napoli alla fine del 1300 esisteva la Compagnia del Bianchi di giustizia
che percorreva a piedi la città invocando “pace e misericordia”. La
compagnia giunse presso il Palazzo dell’Imperatore, tuttora esistente in
Via dei Tribunali, dimora di Carlo, imperatore di Costantinopoli e di
Maria di Valois figlia di re Carlo d’Angiò. All’epoca il palazzo era
abitato da un signore nemico di tutti, scortese e crudele, che tutti
cercavano di evitare. La predicazione della compagnia convinse la
popolazione a riappacificarsi con i suoi nemici ma il nobile si rifiutò
ed era accecato da ira e vendetta. Un giorno la sua donna, per
intenerirlo, gli preparò una piatto di maccheroni e la Provvidenza
riempì il piatto di una salsa piena di sangue. L’uomo commosso dal
prodigio perdonò i suoi nemici e indossò il bianco saio della compagnia.
Sua moglie per l’inaspettata decisione preparò di nuovo i maccheroni che
anche quella volta, come per magia, diventarono rossi. Quello strano e
misterioso intingolo avevano un profumo invitante e il nobile
assaggiandolo gli diede il nome del suo bambino “raù”.
Leggende a parte ciò che è certo è che il pomodoro sale in cattedra per
insegnare quanto sia fondamentale nella nostra alimentazione soprattutto
grazie al licopene, uno dei principali carotenoidi. Esso possiede una
elevatissima capacità antiossidante in grado di prevenire
l’invecchiamento delle cellule del nostro corpo e i danni degenerativi
provocati dai radicali liberi. Il licopene mostra una capacità
riparatrice soprattutto nelle degenerazioni della prostata, dell’utero e
dell’apparato gastrointestinale. Inoltre la sua azione antiossidante è
utile nella prevenzione del danno cardiovascolare: limita la
trasformazione del colesterolo LDL nella sua forma ossidata,
responsabile della formazione di placche aterosclerotiche. Infine è
capace di proteggere le cellule epiteliali in caso di lunga esposizione
ai raggi solari e ultravioletti.
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