|
I benefici
dell’attività fisica
Più di 2300 anni
fa Platone aveva intuito i rischi per la salute della sedentarietà e i
benefici dell’attività motoria: “La mancanza di attività distrugge la
buona condizione di qualunque essere umano; al contrario, il movimento e
l’esercizio fisico metodico la conservano e la preservano”. La ricerca
scientifica degli ultimi decenni ha prodotto molti risultati che
confermano l’intuizione del filosofo greco e dimostrano una serie di
effetti protettivi dell’attività fisica aerobica soprattutto per le
persone con diabete mellito di tipo 2. Gli studi di intervento nei
soggetti con intolleranza ai carboidrati hanno dimostrato che l’attività
fisica aerobica di moderata intensità, ad esempio camminare a passo
svelto, della durata di almeno 30 minuti al giorno o 150 minuti alla
settimana riduce di circa il 60% l’insorgenza del diabete di tipo 2, e
che tale effetto persiste anche dopo la sospensione dell’intervento
perché la maggior parte delle persone tende a mantenere il miglioramento
dello stile di vita. L’attività fisica regolare serve non solo a
prevenire, ma anche a curare il diabete. Dinanzi a questi risultati
nasce spontanea la domanda: Perché l’attività fisica è così efficace o
Perché l’inattività fisica è cosi dannosa? La risposta è nel nostro DNA.
L’attività fisica era indispensabile per la sopravvivenza dei nostri
progenitori, e il patrimonio genetico della specie umana si è
selezionato di conseguenza. Nella situazione ambientale attuale, in cui
da un lato abbiamo grande disponibilità di cibo e dall’altro non è più
necessaria l’attività fisica per lavorare o nutrirsi, si crea uno
sbilancio energetico che conduce a obesità, diabete e sindrome
metabolica. Dato che l’attività fisica non è più obbligatoria, dobbiamo
praticarla regolarmente nel tempo libero e a tutte le età, per
consentire all’organismo di tornare alle origini e valorizzare al meglio
il nostro patrimonio genetico attraverso la fisiologica attivazione del
metabolismo.
La sedentarietà
non è una condizione di normalità, ma è causa di varie patologie.
La
motivazione delle persone sedentarie
Uno degli
ostacoli più frequenti per il diabetologo che suggerisce l’attività
motoria ai suoi pazienti è la difficoltà a modificare in modo incisivo
lo stile di vita di persone cronicamente sedentarie. E’ importante la
relazione tra medico e paziente in cui il medico opera da consulente per
aiutare il paziente a individuare le cause che sostengono la sua
patologia e le strategie possibili da adottare in prima persona per
convivere con la patologia o vincerla.
L’adesione
a lungo termine
L’adesione a
lungo termine alla pratica regolare dell’attività fisica si basa sulla
percezione da parte dei pazienti di un miglioramento della qualità della
vita promosso dal passaggio dalla sedentarietà a uno stile di vita più
attivo. In questo senso, l’immediata sensazione di benessere psicofisico
che si percepisce dopo aver praticato l’attività fisica ha un ruolo
fondamentale.
Ma oltre a
questa gratificazione psicologica immediata, esistono altri effetti più
obiettivi dell’attività fisica su cui il medico può far leva per
mantenere e aumentare l’adesione a lungo termine . I benefici ottenuti
nel controllo glicemico, la riduzione del rischio cardiovascolare, il
minore uso di farmaci per la cura del diabete, dislipidemie,
ipertensione arteriosa sono facilmente riscontrabili. I miglioramenti
estetici per alcuni soggetti hanno, da un punto di vista psicologico, un
ruolo più importante rispetto a quelli metabolici. È fondamentale
verificare se è migliorata l’autostima del paziente e la sua relazione
con gli altri.
Conclusioni
Estremamente
efficace nel diabete di tipo 2. Bisogna impegnarsi tutti a utilizzarlo
meglio e in modo capillare. Il diabetologo che si impegna in questo
settore potrà apprezzare la gratitudine dei pazienti a cui avrà
migliorato lo stile di vita, perché essi si sentiranno al centro del
loro percorso terapeutico e protagonisti della sfida contro il diabete e
l’obesità. Per avere successo in questo settore è fondamentale
costruire un team entusiasta che coinvolga il
personale infermieristico,
e stia in stretto contatto con
i Medici di Medicina Generale.
Da MeDia 2008;8:148-152
Pierpaolo De Feo ,Sara
Battistoni, Roberto Pippi, Natalia Piana, Cristina Fatone
Centro Universitario di Ricerca Interdipartimentale Attività Motoria
(CURIAMO), Università di Perugina
Estratto a cura di Antonio Vetrano , diabetologo |