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Terapia insulinica e neoplasie: quali ripercussioni?

La recente notizia di una possibile associazione tra l’uso di insulina glargine e rischio di neoplasia ha suscitato molta apprensione nella comunità diabetologica. Questa possibilità, frutto dei risultati di uno studio osservazionale condotto in Germania, ha avuto differenti riscontri in altri studi condotti in Svezia, Scozia e Regno Unito. I risultati complessivi di questi 4 studi sono di non chiara interpretazione per la presenza di molti fattori confondenti, per il numero esiguo di casi registrati in alcune serie e soprattutto per il tempo assai breve tra l’inizio dell’esposizione e l’insorgenza del tumore, tempo ritenuto non idoneo a dimostrare una relazione causale con esposizione all’insulina glargine

.l’associazione tra obesità e neoplasie è ben nota e sostenuta da molteplici studi osservazionali e da estese analisi. Tra i vari studi, particolare importanza riveste l’analisi di Calle et al, nel quale l’influenza dell’eccesso ponderale sul rischio di morte per cancro è stata valutata su oltre un milione di adulti americani in un follow-up di 14 anni con oltre 200.000 eventi . Nei soggetti affetti da obesità grave (Indice di massa corporea – BMI – > 40 kg/m2), il rischio relativo di mortalità per tutti i tumori era aumentata di circa il 50% sia negli uomini, sia nelle donne, rispetto ai normopeso. Gli organi maggiormente interessati dalle neoplasie erano l’esofago, il colon-retto, il fegato, la colecisti, il pancreas e il rene. L’associazione era inoltre presente per il cancro dello stomaco e della prostata negli uomini, per i tumori della mammella, dell’utero, della cervice e dell’ovaio nelle donne. Due recenti analisi hanno confermato questa associazione.  In 141 studi  condotti nel periodo 1966-2007  è documentato un forte aumento del rischio per ogni 5 unità di BMI per il carcinoma dell’esofageo, del rene, della tiroide e del colon nell’uomo, con il cancro dell’endometrio, della colecisti e dell’esofago e rene nelle donne.

Questi dati epidemiologici hanno stimolato e stimoleranno in futuro studi finalizzati ad esplorare i meccanismi biologici che legano l’eccesso ponderale con le neoplasie, anche in un’ottica di prevenzione degli importanti oneri di salute pubblica ed economici correlati alla patologia tumorale.

Quali conclusioni è possibile trarre dagli studi? I risultati degli studi riportati sono assai incoerenti, ci sono molte zone d’ombra ed in qualche studio il numero dei tumori rilevati è piuttosto esigui. Le modalità di valutazione o di stima delle dosi di insulina assunte sono diverse tra i vari studi e questo è un importantissimo fattore confondente poiché complica il bias da indicazione. Mancano in alcuni studi i dati sulle terapie pregresse e sulle comorbidità ed informazioni relative al fumo o al BMI che sicuramente sono fattori confondenti.

In assoluto, nessun dato ad oggi disponibile crea dubbi circa la sicurezza dell’insulina glargine nel soggetto con diabete tipo 1 in terapia basal-bolus. Nella implementazione di protocolli terapeutici nella pratica clinica e limitatamente al diabete tipo 2, occorre sempre attenersi ad un principio di massima cautela e chiedersi quindi se a fronte di un rischio, ci siano dei vantaggi almeno potenziali. Ad oggi sappiamo che l’insulina glargine  ha un vantaggio consolidato da diversi dati sulla riduzione del rischio di ipoglicemia , principale evento avverso della terapia insulinica, in grado di influenzare pesantemente sia la qualità di vita, sia il compenso glicemico.  Quindi è sicuramente opportuno valutare se l’ipotetico maggior rischio oncogenetico (rischio potenziale di tutte le terapie insuliniche e, nello specifico, per nulla provato allo stato attuale delle conoscenze in rapporto all’insulina glargine) sia controbilanciato da un vantaggio clinico nella gestione complessa del soggetto con diabete.

Certo è che l’Agenzia Europea dei Medicinali (EMEA) ha emesso nel giugno 2009 un comunicato stampa in cui informa che i dati disponibili sulla possibile relazione tra gli analoghi dell’insulina, in particolare insulina glargine, e il rischio di cancro non forniscono una valutazione esaurientedel problema e che pertanto non sono ritenuti necessari cambiamenti sulle informazioni prescrittive. A causa dei limiti dell’evidenza esistente, l’EMEA ha richiesto al titolare Sanofi-Aventis, di sviluppare una strategia per generare ulteriori ricerche in questa area.

Le Società Scientifiche Diabetologiche Italiane (AMD, SID e SIEDP) hanno invitato a seguire in pieno le indicazioni suggerite dall’EMEA, raccomandando a tutti i pazienti che utilizzano insulina glargine di non sospendere o ridurre o cambiare in nessun modo la propria terapia. Solo in casi particolari (pazienti già affetti da neoplasia o donne con forte familiarità per cancro della mammella) spetta al diabetologo la valutazione circa la possibilità di utilizzare altre insuline. Questo suggerimento, largamente condivisibile nell’intento di ridurre ogni rischio potenziale sulla base del principio di cautela prima ricordato, può ragionevolmente formare la base sulla quale impostare la pratica clinica corrente in attesa di nuove evidenze scientifiche.

Da Il Giornale di AMD 2010;13:22-26

S. Moscatiello, G. Forlani, G. Marchesini

Estratto a cura di Andrea Tatavitto,diabetologo

 

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ultimo aggiornamento venerdì 30 luglio 2010 10.12.20
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