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La
chirurgia bariatrica & Il diabete mellito 2
( trattamento chirurgico
dell’obesità )
La chirurgia bariatrica sta ricoprendo
un ruolo crescente nel trattamento dei pazienti obesi affetti da diabete
di tipo 2. Lo dimostra il numero sempre più elevato di questo tipo di
interventi e la loro introduzione nelle linee guida delle maggiori
associazioni scientifiche nazionali ed internazionali. Grazie alla
chirurgia bariatrica si ottengono sia la riduzione della massa corporea
che, in diversi casi, la normalizzazione del quadro metabolico con una
regressione del diabete. Tutti effetti duraturi nel tempo. Si tratta
perciò di una chirurgia metabolica? È la spinosa domanda che si sono
posti gli esperti convenuti recentemente a Padova nell’ambito del XXIII
Congresso SID, nel simposio congiunto SID-SIO-SICOB, dove si sono
incontrate le competenze diabetologiche e della terapia dell’obesità.
Indicazioni nella chirurgia bariatrica
Nell’obesità si
ricorre a trattamento chirurgico quando c’è un
fallimento degli schemi dietetici, comportamentali e di
esercizio fisico.
I pazienti che si rivolgono alla chirurgia per il trattamento
dell’obesità (chirurgia bariatrica) devono essere motivati nel farlo.
I candidati ideali sono i pazienti con BMI
(Body Mass Index) superiore a 40. Il BMI (Body Mass Index) è il
rapporto tra il peso e l’altezza al quadrato. Altri possibili candidati
sono i pazienti con un BMI (Body Mass Index) tra 35 e 40 e che
presentano patologie correlate all’obesità come il diabete mellito II.
L’età consigliata per sottoporsi ad interventi di
chirurgia per il trattamento dell’obesità (chirurgia bariatrica) va nel
range dai 18 ai 60 anni. Con l’uso della
chirurgia si possono avere risultati duraturi nel tempo, sia perché può
essere indotto malassorbimento, oppure c’è una restrizione del volume
gastrico, e quindi del quantitativo di cibo che può essere assunto.
Ruolo preminente del BMI nel
ristabilire l’assetto metabolico
Ormai è chiaro che i
risultati ottenuti a livello metabolico con la chirurgia bariatrica nei
pazienti obesi o grandi obesi sono ascrivibili soprattutto alla
riduzione del BMI. Gli effetti in termini di peso sono conclamati a 1
anno dall’intervento, spiega nell’ambito del simposio
Eleuterio Ferrannini,
Università di Pisa.
I vantaggi in termini metabolici vanno, quindi, di pari passo con il
dimagrimento. All’aumentata sensibilità insulinica si accompagna una
normalizzazione del profilo glicemico, tanto che, in diversi casi, è
possibile ridurre la terapia medica del diabete. I tempi di
sopravvivenza libera da diabete confermano ibenefici della chirurgia;
tuttavia non si ottiene un recupero totale della funzione betacellulare.(producono
insulina). Un elemento spicca tra gli altri: se il dimagrimento spiega
il miglioramento del profilo glicemico, tanto che questo parametro
sembra l’unico a correlare con i risultaticlinici, questo non è vero
quando si tratta delle procedure chirurgiche malassorbitive. Per queste
ultime, infatti, entrano in gioco fattori indipendenti dal BMI.
Le due facce della medaglia
I vantaggi della
chirurgia bariatrica sono innegabili, soprattutto nei grandi obesi. La
remissione del diabete è 5 volte maggiore rispetto alla terapia medica.
Ma invasività e risultati vanno di pari passo, afferma Luca Busetto,
Università di Padova. È, quindi, tutto oro quello che luccica?
Purtroppo no: le complicanze e gli effetti collaterali a breve termine e
nel lungo periodo aumentano con l’invasività dell’intervento. I deficit
di ferro e di vitamine e le carenze proteiche sono la norma se
l’intervento è di tipo malassorbitivo. Non si hanno, invece, dati sulla
comparsa di fratture ossee.
Allora come scegliere
il tipo di intervento? Al momento non esistono regole assolute. Una
possibilità è costituita dal trattamento sequenziale: iniziando con
l’approccio meno invasivo (ad es., il bendaggio gastrico) per poi
passare a opzioni più drastiche in caso di fallimento terapeutico,
tenendo sempre presente le preferenze dei pazienti.
I costi della chirurgia sono ben
ripagati?
Anche con la chirurgia
bariatrica bisogna fare i conti. Il gioco vale la candela? La risposta
di Lucia
Frittitta, Università di Catania,
è positiva. È vero: inizialmente i costi sociosanitari sono elevati,
soprattutto per gli interventi maggiormente invasivi. Vengono però
ripagati molto presto. Già a 2 anni i vantaggi in termini di capacità
lavorativa, di assenteismo e di QoL portano i conti in pari, se si
interviene con approccio laparoscopico. I benefici maggiori si hanno per
un BMI ≥35 kg/m2 con un controllo glicemico insoddisfacente. Laddove si
esegue un intervento malassorbitivo vanno prese in considerazione anche
i supplementi nutrizionali life-long. Nelle procedure restrittive, ad
es. il bendaggio, si ha un rapporto costo-beneficio migliore soprattutto
per le minori complicanze.
Da Report
simposio congiunto SID-SIO-SICOB
23° Congresso Nazionale
Società Italiana di
Diabetologia
Padova, 9/12 giugno 2010
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