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La sindrome metabolica e il diabete di tipo 2 nei
giovani: al via nuovi studi

Nonostante le
definizioni NCEP e WHO di sindrome metabolica si adattino male ai più
giovani, i dati disponibili indicano che la prevalenza del problema sia
in aumento parallelamente a quella dell’obesità. In uno studio condotto
su 1740 adolescenti delle scuole di istruzione secondaria (età 13+/-0,6
anni), circa la metà presentava una qualche anomalia nella
glucoregolazione.
l’adozione di misure igienico-dietetiche, e in particolare l’attività
fisica regolare, si sono dimostrati utili: nello studio STEALTH (Strong
Training Exercise ameliorate Americo-Latin Health), il Dott. Michael
Goran e coll. hanno osservato un miglioramento dell’insulino-resistenza
dopo 6 settimane di esercizio intensivo. Il problema, naturalmente,
riguarda il mantenimento a lungo termine di un’attività fisica intensa.
Nel corso del congresso è stato presentato il disegno del trial
multicentrico americano STOPP-T2 (Standard to Treat and Prevent
Pediatric-Type 2 diabetes), uno studio a tre bracci volto a confrontare
un trattamento con sola metformina, con soli glitazoni e con metformina
associata a un intenso programma di attività fisica. I 750 soggetti
arruolati avranno tra gli 8 e i 17 anni, saranno affetti da diabete di
tipo 2 da almeno 2 anni e avranno un indice di massa corporea (BMI)
superiore all’85° percentile. Gli ipoglicemizzanti verranno
somministrati alla loro dose massima tollerabile, e il programma fisico
consisterà in 20 sessioni suddivise in 6-10 mesi. Il criterio principale
sarà il fallimento del trattamento, definito da un indice di massa
corporea >/=80+/-5 percentile o da una glicemia a digiuno >100 mg/ml, o
un’insulinemia a digiuno >/=30 mcU/ml.
La Redazione |