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I nuovi target glicemici
nel diabete di tipo 2. Utopia o realtà?
Carlo B. Giorda , Centro Studi e
Ricerche AMD
Dagli atti del convegno della
Fondazione AMD
Negli ultimi anni la diffusione
epidemiologica del diabete di tipo 2 e la confera che raggiungendo
specifici livelli glicemici si può sostanzialmente ridurre la morbilità
hanno reso il trattamento dell’iperglicemia una priorità assoluta.
L’iperglicemia, la principale anomalia metabolica associata al diabete
di tipo 2, ha avuto storicamente uan posizione di primo piano nella cura
del diabete. Tuttavia, anche altri trattamenti, diretti a manifestazioni
diverse, come la dislipidemia, l’ipertensione, l’ipercoagulabilità,
l’obesità e l’insulino-resistenza sono stati oggetto di particolare
attenzione nella ricerca. Nel diabete di tpo 1, mantenere valori
glicemici il più vicino possibile al range dei non diabetici ha
dimostrato avere un forte impatto preventivo sulle complicanze
specifiche del diabete, in particolare su retinopatia, nefropatia e
neuropatia. Anche nel diabete di tipo 2 strategie di cura più intense
hanno successivamente dimostrato di ridurre le complicanze. Recenti
dati di osservazione della coorte del DCCT (Diabetes Control and
Complications Trial), di rilevanza epocale, hanno evidenziato che
un’intensa cura della glicemia volta a ridurre i livelli di HA1c ha un
effetto preventivo anche sulle complicanze della malattie
cardiovascolare nel diabete di tipo 1. i rapporti tra una cura intensiva
del diabete di tipo 2 e la malattia cardiovascolare rimangono ancora
oggetto di indagine. Alcune terapie mirate ad abbassare i livelli di
glucosio hanno benefici addizionali rispetto ai fattori di rischio della
malattia cardiovascolare, mentre altre riducono il glucosio senza
ulteriori effetti. Lo svilupparsi di nuove classi di farmaci per ridurre
il livello di glicemia ad integrazione delle terapie già sperimentate,
così come gli interventi diretti sullo stile di vita, hanno accresciuto
le possibilità per i medici ed i pazienti, ma ha anche aumentano
l’incertezza riguardo ai mezzi più appropriati per trattare la malattia.
Sebbene negli ultimi anni siano state pubblicate numerose reviews sulla
gestione del diabete di tipo 2, manca del tutto una chiaro indirizzo
sulla terapia da seguire. L’accumularsi delle evidenze scientifiche,
unitamente alla continua offerta da parte dell’industria di nuovi
strumenti di diagnosi e nuovi farmaci ha fatto si che la diabetologia
negli ultimi anni 10 anni sia stata sottoposta a un divenire continuo di
messaggi condizionanti l’attività clinica giornaliera e che spesso vi
sia stata necessità di correggere la rotta. Negli anni 1998-2002 la
glicemia paradossalmente veniva in parte trascurata a favore di altri
fattori cardiovascolari, per effetto dei primi risultati dell’UKPDS, e
venivano mosse critiche al ruolo di glicemologo dello specialista del
diabete. Il contesto è cambiato progressivamente negli anni 2005-2006
per l’evidenza crescente del reale ruolo dell’iperglicemia.
Tuttavia, da parte del diabetologo
pratico rimangono il forte “credo” dell’intervento sullo stile di vita,
percepito come ideale di “purezza” dell’intervento, e la perplessità
sugli alti dosaggi dell’insulina, in relazione alla secrezione
fisiologica (25-30 U/die). Infatti, nel soggetto normale il pancreas
secerne 0,5-1 U di insulina/ora nel circolo portale e, delle circa 25
unità die, il 50% è secreto come basale, il resto come bolo ai pasti.
Nel bolo, che scatta ai pasti quando la glicemia supera i 100 mg/dl, la
secrezione è bifasica: una fase precoce iniziale di 15’, una fase
tardiva di 90-180’. È evidente come questi dati di fisiologia
contrastino con dosaggi farmacologici dell’insulina che possono superare
le 150 U/die.
Obiettivi del controllo glicemico
Le più recenti linee guida (LG)
disponibili, per certi versi rivoluzionarie nel messaggio che lanciano,
invitano ad informare i soggetti con diabete che mantenendo l’HbA1C
<6,5% rendono minimo il rischio di complicanze, non ponendo tuttavia
limiti, se il paziente lo richiede, al raggiungimento di valori più
vicini alla normalità. Le stesse LG propongono di fornire supporto
educativo (sullo stile di vita) e di incrementare le terapie con farmaci
mirando ad una HbA1C<6,5%, di informare coloro che non riescono a
raggiungere livelli ottimali di HbA1C che anche piccoli miglioramenti
sono utili e di porre obiettivi glicemici meno stretti nei soggetti che
vanno incontro a frequenti ipoglicemie (soprattutto se con problemi
psicologici e psichiatrici).
a. Risultati in termini di
glicemia dei trattamenti attualmente disponibili
Studi clinici controllati come il
DCCT (Diabetes Control and Complications Trial) e il Stockholm Diabetes
Intervention Study nel diabete di tipo 2, hanno aiutato a stabilire i
livelli glicemici ottimali come standard giornaliero e di HAb1C, come
indice di glicemia cronica, non sono tuttavia stati studiati in modo
sistematico. Sebbene entrambi gli studi DCCT e UKPDS avessero come
obiettivo il raggiungimento di livelli di glicemia pari al range dei non
diabetici, neppure uno studio è stato in grado di mantenere livelli di
HbA1c nel range dei non diabetici all’interno dei loro gruppi in
trattamento intensivo, raggiungendo livelli medi oltre il 7% circa, 4
SDs sopra la media non diabetica.. il più recente obiettivo glicemico
raccomandato dall’American Diabetes Association, selezionato sulla base
della fattibilità e della capacità di ridurre le complicanze proiettata
nel tempo, è, in generale, un valore di HbA1C<7%. Per il singolo
paziente, l’HbA1c dovrebbe essere il più possibile vicino a quella
normale <6% senza significative ipoglicemie. Noi sappiamo che questo
risultato non è appropriato o raggiungibile per alcuni pazienti, e per
ogni paziente sarebbe necessario un giudizio clinico, basato sui
potenziali benefici e rischi di un regime più intenso. Fattori quali
l’aspettativa di vita e il rischio di ipoglicemia devono essere presi in
considerazione per ogni paziente prima di intensificare i regimi
terapeutici. Un’attenzione assidua oltre all’iperglicemia va risolta
anche all’ipertensione e alla dislipidemia che hanno dimostrato di
aumentare le complicanze microvascolari e cardiovascolari.
b. Criteri per la scelta di
farmaci anti-iperglicemici
Scegliere certi agenti
anti-iperglicemici significa affrontare il tema della loro efficacia
nell’abbassare il glucosio e degli effetti extraglicemici che possono
avere sul lungo termine. Entrano in gioco in questa analisi anche le
complicanze, il profilo di sicurezza, la tollerabilità e la spesa.
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Efficacia nell’abbassare la glicemia
A parte i loro diversi effetti sulla
glicemia, ci sono pochi dati ad oggi per raccomandare una classe di
agenti per la riduzione del glucosio, o una combinazione di farmaci,
rispetto ad altri in relazione al loro effetto sulle complicanze a lungo
termine sembrano essere dovuti al livello di controllo glicemico più che
ad altri specifici attributi degli interventi utilizzati per raggiungere
risultati glicemici. Lo studio UKPDS non è stato in grado di dimostrare
chiaramente la superiorità di un farmaco piuttosto che un altro nella
prevenzione delle complicanze. Comunque, le diverse classi hanno
un’efficacia variabile nell’abbassare i valori glicemici e il principio
principe nel scegliere un particolare trattamento sarà la sua capacità
di raggiungere e mantenere i target glicemici. Lo studio DCCT e lo
studio UKPDS hanno dimostrato una forte correlazione tra i livelli medi
di HbA1C nel tempo e la progressione della retinopatia e della
nefropatia. Perciò si ritiene ragionevole giudicare e comparare i
farmaci per abbassare il glucosio nel sangue, e la combinazione di tali
agenti, prima di tutto sulla base dei valori di HbA1C che vengono
raggiunti e sui loro specifici effetti collaterali, sulla loro
tollerabilità e sulla spesa.
- Effetti non glicemici dei
farmaci
in aggiuntiva ai diversi effetti
sulla glicemia, anche gli specifici effetti delle singole terapie sui
fattori di rischio CVD, come ipertensione o dislipidemia, sono da
considerarsi importanti. Un importante intervento che verosimilmente può
migliorare la probabilità che un paziente ha di mantenere un miglior
controllo del diabete su lungo termine è fare una diagnosi precoce,
quando le alterazioni proprie del diabete sono generalmente meno severe.
Valori più bassi di glicemia all’inizio della terapia sono legati a
valori di HbA1C più bassi nel corso del tempo e ad una diminuzione a
lungo termine delle complicanze.
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Interventi nello stile di vita
Tra i maggiori fattori ambientali che
aumentano il rischio di diabete di tipo 2, presumibilmente in sinergia
con un rischio genetico, abbiamo l’eccessiva introduzione calorica e uno
stile di vita sedentario, con i conseguenti problemi di soprappeso e
obesità. Non sorprende che gli interventi che ribaltano o migliorano
questi fattori hanno dimostrato avere un effetto benefico sul controllo
della glicemia nel diabete di tipo 2. mentre è ancora in atto un
dibattito sui tipi di dieta e gli esercizi più efficaci, la perdita di
peso pressoché immancabilmente migliora i valori glicemici.
Sfortunatamente l’alta percentuale di chi riacquista peso ha limitato il
ruolo degli interventi sullo stile di vita come un efficace mezzo di
controllo della glicemia sul lungo termine. I dati più convincenti che
la perdita di peso effettivamente abbassa la glicemia sono emersi da un
follow-up di pazienti affetti da diabete di tipo 2 che sono stati
sottoposti a chirurgia batriatrica. I questo campo, il diabete è stato
virtualmente cancellato con una perdita media sostenuta di più di 20 kg
di peso. Studi su trattamenti farmacologici dell’obesità sono stati
caratterizzati da un alto tasso di abbandono ed effetti collaterali. In
aggiunta ai benefici effetti della perdita di peso sulla glicemia, la
perdita di peso e l’esercizio fisico migliorano i coincidenti fattori di
rischio CVD, quali la pressione arteriosa e i profili lipidici aterogeni
che migliorano le atre conseguenze dell’obesità. Ci sono pochi elementi
a sfavore di tali interventi sullo stile di vita, a parte la difficoltà
di inserirli e mantenerli nella vita di tutti i giorni. Teoricamente,
un’effettiva perdita di peso, con i suoi benefici pleiotropici, il suo
profilo di sicurezza e il suo basso costo, sarebbe il più efficace mezzo
di controllo del diabete, anche dal punto di vista dei costi, se potesse
essere raggiunto e mantenuto nel tempo. In virtù di questi benefici
effetti, un programma di intervento sullo stile di vita per promuovere
una perdita di peso e un aumento dell’attività fisica, dovrebbe, con
rare eccezioni, essere incluso come una parte importante della gestione
del diabete. I benefici effetti di tali programmi si vedono di norma in
tempi rapidi, da qualche settimana a qualche mese, e spesso prima si è
verificata una sostanziale perdita di peso. Una perdita di soli 4 kg è
in grado di migliorare l’iperglicemia. Tuttavia, il limitato successo su
lungo termine dei programmi sullo stile di vita per mantenere traguardi
glicemici in pazienti con diabete di tipo 2 suggerisce che una grande
maggioranza di pazienti richiederà l’aggiunta di farmaci lungo il
decorso della sua malattia. |