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Riduzione dell’apporto sodico: effetti a lungo termine
3
settembre 2007 (Congresso Medico) – La riduzione dell’apporto sodico con
la dieta è uno dei consigli forniti più di frequente ai pazienti con
alterazioni metaboliche, essendo universalmente riconosciuti gli effetti
di tale accorgimento sull’ipertensione.
Si
potrebbe peraltro obiettare che l’ipertensione non rappresenta di per sé
un “evento cardiovascolare”, e che la traslazione dell’efficacia di una
dieta iposodica sugli
end-point
cardiovascolari
“pesanti” potrebbe non essere automatica.
Uno
studio pubblicato sul
British Medical Journal
colma questa
lacuna, dimostrando come la riduzione dell’apporto sodico riduca il
rischio di cardiovasculopatie nei soggetti pre-ipertesi. La Dott.ssa
Nancy R.
Cook (Boston, Massachusetts; USA) e coll. hanno valutato i risultati a
lungo termine di due studi (TOHP I e II,Trials of Hypertension
Prevention)
condotti su 2400 adulti pre-ipertesi randomizzati a una dieta iposodica
o a mantenere l’alimentazione abituale.
L’analisi dei dati del follow-up dei due trial multicentrici, condotto
telefonicamente e per posta, ha rilevato una significativa riduzione del
rischio di eventi cardiovascolari (infarto miocardico, ictus, procedure
di rivascolarizzazione coronarica o decessi per cause cardiovascolari)
nel gruppo d’intervento, che prevedeva una riduzione dell’apporto sodico
compresa tra 33 e 44 mmol/24 ore, per un rischio relativo aggiustato
inferiore del 30% (RR 0,70; IC 95% da 0,53 a 0,94). Il mantenimento di
una dieta iposodica a distanza dall’arruolamento è stato confermato, nel
gruppo d’intervento, attraverso la compilazione di un questionario
conclusivo.
Lo
studio sembrerebbe avvallare la validità della raccomandazione a usare
poco sale per prevenire l’ipertensione arteriosa e mantenere un buon
compenso pressorio, ma anche per la prevenzione diretta degli eventi
cardiovascolari.
BMJ 2007; 334(7599): 855-862
Da www. Aemmedi.it |