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Consumo di latticini e sindrome metabolica

31 luglio 2007 (Congresso Medico) – Si definisce sindrome metabolica quel cluster di disturbi del metabolismo (dislipidemia, ipertensione arteriosa, obesità, intolleranza al glucosio) al cui centro si presuppone vi sia l'insulinoresistenza; la presenza della sindrome si associa a un aumento del rischio cardiovascolare (CVD).

Poiché il più importante fattore predittivo in tal senso è il colesterolo, il latte è stato a lungo guardato con diffidenza a causa del suo elevato contenuto in grassi saturi. In realtà, diversi studi osservazionali non hanno evidenziato un incremento del rischio CVD all'aumentare del consumo di latte e dei suoi derivati; diverse evidenze deporrebbero piuttosto per un ruolo protettivo dell'assunzione di latticini nei confronti di diversi fattori della sindrome.

Una dettagliata rassegna delle evidenze in proposito è stata recentemente pubblicata su Obesity Reviews, dalla Dott.ssa Maria Pfeuffer e coll. (Kiel, Germania), attraverso un’analisi dei diversi aspetti mediante i quali i metaboliti del latte e dei suoi derivati possono interagire con gli elementi della sindrome metabolica. Diverse componenti dei latticini possono contribuire a determinarne gli effetti benefici: il latte, e soprattutto le proteine del siero, possiedono un effetto insulinotropico, per lo meno a breve termine; le proteine del siero, gli aminoacidi, gli acidi grassi a catena media, il calcio e altri sali minerali possono contribuire a migliorare la sensibilità insulinica, esercitando un effetto positivo sul peso e la distribuzione corporea; diversi peptidi, il calcio e alcuni sali minerali riducono la pressione arteriosa; i prodotti fermentati e i batteri probiotici riducono l'assorbimento del colesterolo; la sfingomielina abbassa quello del colesterolo e dei grassi, mentre il calcio quello del colesterolo, degli acidi biliari e dei lipidi. Proteine, peptidi e batteri possono anche ridurre la colesterolemia. Lattosio, citrato e altri peptidi migliorano indirettamente il compenso pressorio, quello lipidico e il controllo del peso, aumentando la biodisponibilità del calcio e dei folati.

Come sottolineano gli autori, anche se i benefici paiono modesti se analizzati singolarmente, diventano importanti quando considerati lungo tutto l'arco dell'esistenza. Senza contare che un'elevata assunzione di latte e latticini liquidi va a sostituire l'introito di bevande dolcificate, come testimoniato dall'associazione negativa tra BMI e frequenza di assunzione dell’alimento nei minori.

Obes Rev. 2007;8(2):109-118

Da www. Aemmedi. it

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ultimo aggiornamento domenica 27 giugno 2010 12.48.49
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