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L’ipoglicemia notturna può essere evitata nel diabete di tipo 1 ?
L’ipoglicemia notturna occupa un
posto speciale nel paesaggio ipoglicemico. Spesso non riconosciuta,
particolarmente ansiogena, essa è spesso accompagnata da iperglicemia
mattutina, difficile da controllare e attribuita ai meccanismi di
controllo della glicemia. È frequente e spiega oltre il 50% delle
ipoglicemie gravi negli adulti, e il 75% nei bambini. Essa apre la porta
a un circolo vizioso che genera una successione di episodi iperglicemici
e ipoglicemici responsabili del diabete instabile. I diabetici la temono
e prendono misure preventive che a volte vanno contro gli obiettivi
terapeutici. Anche i medici fanno altrettanto, poiché mette in pericolo
la vita, espone i pazienti al rischio di deterioramento neuropsichico, e
contribuisce alla instabilità metabolica. Frequenza e gravità
dell’ipoglicemia notturna derivano dal fatto che la notte è il periodo
tra i pasti più lungo e meno controllato, durante il quale la
sensibilità all’insulina raggiunge il suo massimo, e la percezione dei
segni di allarme simpatico-andrenergici sono attenuati dal sonno. Da qui
la possibilità che l’ipoglicemia sia grave e asintomatica. L’ uso di
analoghi dell’insulina ad azione lente in un regime molo-basale, o
l’infusione continua di insulina (CSII, Continuos Subcutaneous Insulin
Infusion), sono attualmente le modalità migliori per limitare la gravità
delle ipoglicemie notturne, pur senza la possibilità di evitarle
completamente. Molte altre soluzione sono state proposte da medici
ingegnosi, in accordo con ampi principi fisiopatologici: spuntino di
carboidrati complessi prima di coricarsi, cena ricca di fibra (ad es.
crusca), prescrizione di inibitori dell’?-glucosidasi (acarbose o
miglitolo) per ritardare l’assorbimento dei carboidrati, consumo di
aminoacidi come l’alanina per stimolare la secrezione del glucagone, o
uso di agonisti?2- adrenergici (terbutalina) per favorire la secrezione
di catecolamine. Raju et al hanno valutato queste soluzioni su 21 adulti
con diabete di tipo 1, 11 dei quali erano trattati con CSII, e 9 con un
regime bolo-basale comprendente un analogo dell’’insulina ad azione
lenta –(insulina glargine). La glicemia veniva misurata ogni 15 minuti,
dalle ore 22:00 allaie ore 7:00 del giorno dopo, in pazienti per cui per
prevenire l’ipoglicemia notturna si usavano varia procedure. In assenza
di trattamento preventivo, il 57% avevano ipoglicemie notturne, e nel
27% la glicemia era < 70mg7dL. Né il pasto assunto con o senza acarbose,
né l’ingestione di crusca erano in grado di prevenire l’ipoglicemia, ma
questa era meno severa. La terbutalina era la sola terapia che avesse un
effetto significativo, sebbene il 19% dei valori glicemici fossero
ancora nel range ipoglicemico. La terbutalina aumentava il nadir
notturno della glicemia (127+- 11 mg/dL vs 75+- 9 mg/dL) ed eliminava
gli episodi ipoglicemici con valori della glicemia < 50 mg/dL. Di
conseguenza, la glicemia mattutina era più elevata. Si tratta di un
approccio interessante, ma non si può affermare che risolva il problema
dell’ipoglicemia notturna. È comunque necessaria una conferma in un
trial di maggiori dimensioni e di più lunga durata. La diagnosi va
migliorata e i predittori identificati. Secondo uno studio recente, uno
di questi è l’attività fisica sostenuta nel corso dei giorni precedenti.
Una migliore esplorazione della reattività del controllo glicemico, che
non è facilmente valutabile nella pratica clinica di routine, porterà
probabilmente alla identificazione di altri fattori di rischio. Questo
studio contribuisce a smitizzare il famoso fenomeno dell’alba (“dawn
phenomenon”). Data l’alta frequenza della glicemia notturna, la
dimostrazione di una correlazione positiva tra nadir notturno della
glicemia e valore glicemico al mattino è in conflitto con la teoria
dell’effetto Somogyi. L’ipoglicemia notturna e il suo impatto
sull’equilibrio metabolico non vanno sottostimati, ma è troppo presto
per prescrivere la terbutalina alla fine della sera. Gli analoghi
dell’insulina ad azione lenta e la CSII sono le soluzioni più tentate e
testate attualmente disponibili per evitare che il sonno sia una
trappola glicemica
J.L.
Schlienger ,Strasburgo, Francia
Da
Diabaino News ,anno IV ,numero: 1 , 2 |