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LE
BASI MOLECOLARI DEL DIATETE DI TIPO 2
Dalla
relazione del Prof. Massimo Federici
Divisione di
Medicina Interna, Centro per l’Aterosclerosi, “Policlinico Universitario
Tor Vergata” Roma
21 congresso
della Societa’ Italiana di Diabetologia
La patogenesi del diabete mellito di
tipo 2 è complessa e multifattoriale ma poggia fondamentalmente sulla
presenza dell’insulinoresistenza (IR). Questa è caratterizzata a livello
epatico da : un’aumentata gluconeogenesi con conseguente iperglicemia a
digiuno, un’accentuata lipolisi a livello del tessuto adiposo viscerale
con incremento degli acidi grassi liberi (FFA) circolanti, una ridotta
captazione muscolare di glucosio e una ridotta secrezione insulinica che
ha come epifenomeno una più accentuata escursione iperglicemia
post-prandiale. La glucotossicità da iperglicemia cronica e la
lipotossicità da eccesso di FFA sistemici portano all’esacerbazione
dello stato IR preesistente e favoriscono lo sviluppo di un circolo
vizioso metabolico concausa importante delle complicanze macrovascolari
associate alla malattia diabetica. L’IR non è solo il fattore
patogenetico principale per lo sviluppo del diabete ma rappresenta un
elemento comune a diverse condizioni caratterizzate da un aumentato
rischio cardiovascolare (l’obesità, l’ipertrigliceridemia,
l’ipertensione arteriosa e la stessa cardiopatia ischemica). Inoltre,
l’IR (valutata con l’indice HOMA) si associa in diversi studi
trasversali al danno d’organo aterosclerotico (determinato con lo
spessore mediointimale carotideo) e costituisce un fattore predittivo
indipendente di complicanze aterotrombotiche. Quindi, l’IR può essere
considerata uno dei motori patogenetici più importanti dell’aterosclerosi,
anche al di fuori della malattia diabetica. Sullo sviluppo dell’IR
gravano ed incidono sia i fattori ambientali ( iperalimentazione e
sedentarietà) sia genetici. L’eccessivo introito di nutrienti, associato
ad una vulnerabilità metabolica individuale, magari geneticamente
predeterminata, concorre a determinare un ‘abnorme deposizione di
trigliceridi nel comparto adiposo viscerale e in distretti come il
fegato e il muscolo scheletrico che normalmente non sono sede di
accumulo lipidico (tesaurismosi lipidica). Su questo presupposto si basa
la teoria dell'iperafflusso che prevede l’infliltrazione steatosica di
vari organi periferici come risultato della saturazione della capacità
d’immagazzinare lipidi da parte della cellula adiposa. Alla
lipotossicità consegue IR con ridotta captazione del glucosio circolante
da parte del muscolo scheletrico, aumentata gluconeogenesi, statosi nel
fegato e ateromasia nel distretto cardiovascolare. A livello delle
insuline di Langerhans, invece, l’accumulo di FFA conduce ad una
disregolazione del rilascio insulinico che può giungere fino
all’esaurimento funzionale della beta cellula e alla perdita anatomica
di massa insulare. In un prossimo futuro, lo screening genetico di
soggetti a rischio di diabete di tipo 2 ( ad esempio familiari di
diabetici, particolari etnie, pazienti con sindrome metabolica o in
terapia con farmaci potenzialmente avversi dal punto di vista
glicometabolico) potrà facilitare il gravoso compito della prevenzione
primaria delle malattie metaboliche e cardiovascolari in ampie fasce
della popolazione e permetterà di selezionare quei soggetti candidati a
ricevere maggior beneficio dalla terapia con farmaci
insulinosensibilizzanti. |