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LA MEMORIA METABOLICA NEL DIABETE

 

In condizione di iperglicemia le cellule dell'organismo producono radicali liberi pericolosi per loro stesse e vanno incontro a un deterioramento progressivo e difficilmente arrestabile. Sono sufficienti alcune settimane con glicemia elevata perché si modifichi il modo di atteggiarsi di una cellula e perché si danneggi l'organismo anche quando gli zuccheri tornano sotto controllo.. La terapia attuale, che in alcuni casi riesce a ristabilire in maniera molto efficace il controllo della glicemia, spesso non è sufficiente a evitare complicazioni. Sembra infatti che le cellule esposte per qualche tempo in ambiente iperglicemico conservino una "memoria metabolica" dei danni subiti e continuino a produrre i radicali liberi nonostante siano state ristabilite le condizioni di normalità. Si fa strada, quindi, il concetto che a meno che la glicemia non sia ottimizzata precocemente, rimane comunque in agguato il rischio di complicanze, il principale problema del diabete, sia in termini di qualità di vita del paziente sia in costi di gestione.  
Il glucosio in eccesso contenuto nel sangue si lega alle proteine mitocondriali provocando la produzione di radicali liberi, ovvero di sostanze ossidanti che danneggiano i tessuti, in particolare l'endotelio, ovvero il tessuto di rivestimento dei vasi e le beta cellule, ovvero le cellule che producono insulina. Una volta legate allo zucchero, le proteine mitocondriali continuano a produrre radicali liberi anche quando la glicemia viene riportata a livelli di norma, ovvero entro i 100. È per questa ragione che anche alcuni diabetici ben trattati e con livelli di zuccheri nel sangue nella norma, col tempo sviluppano le complicanze della malattia, in particolare quelle più temute legate al danno vascolare.
I risultati di uno studio presentati in anteprima durante il XV Congresso dell'AMD e a giugno portati all'attenzione internazionale durante il meeting dell'ADA (American Diabetes Association) dimostrano come sia possibile far perdere la memoria alle cellule.  "È stato dimostrato in che una produzione eccessiva di radicali liberi costituisce l'anello di congiunzione tra iperglicemia e complicanze del diabete" illustra l'autore della ricerca Antonio Ceriello, Direttore del Centro di malattie metaboliche dell'Università di Udine e professore presso l'Università americana di Oklahoma City. "Non è, inoltre, una novità che alcune molecole antiossidanti siano in grado di rompere almeno parzialmente questa connessione e diminuire le complicanze". "Le nostre ricerche hanno ora portato a scoprire prima l'esistenza delle 'memoria' legata alla glicemia e poi che alcuni composti ad azione antiossidante specifica intracellulare - ha continuato Ceriello - sono in grado di spegnere nelle cellule questa memoria metabolica del danno iperglicemico. Se somministrate molto precocemente sono quindi in grado, potenzialmente, di proteggere ulteriormente l'organismo da tutte le complicanze che provoca il diabete".
"Si apre quindi - ha aggiunto Ceriello - una nuova possibile strada da percorrere per la lotta alle complicanze. Se le nostre scoperte trovassero a breve ulteriori conferme sarà necessario sensibilizzare sul tema la classe medica e prendere in considerazione lo screening almeno per la popolazione a rischio di diabete per una somministrazione precoce di queste specifiche sostanze".  Statine, ACE-inibitori, sartani e glitazonici sono alcuni dei composti che hanno palesato - nelle ricerca del prof. Cervello - di avere questa specifica azione antiossidante. Sostanze che oltre ad avere un'azione efficace su colesterolo, glicemia e pressione sono in grado di migliorare le complicanze del diabete.

 

Giuseppe Memoli , internista

Istituto per lo studio e la cura del diabete - Centro di diabetologia accreditato SSN
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ultimo aggiornamento domenica 27 giugno 2010 12.48.49
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