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DIABETE E LAVORO
L’ambiente di lavoro è
importante per il diabetico?
Si, molto.
Perché?
Perché il diabetico, che
svolge un lavoro, deve tener conto della sua neceddità di
un’alimentazione ad orari prestabiliti, della somministrazione di
farmaci nelle ore indicate. Il lavoro non deve essere troppo
traumatizzante sul piano psicologico, né provocare forti ansie, non
obbligare alla partecipazione di turni di lavoro che settimanalmente
siano spostati di otto ore e divengano anche notturni, perché rompono il
ritmo sonno-veglia, l’orario delle terapie e quello dei pasti.
La continua variazione
degli orari di lavoro può favorire lo scompenso metabolico?
Si.
È preferibile un lavoro al
chiuso o all’aperto?
Certamente all’aperto, perché
il diabetico necessita come, ma ancor di più di tutti gli altri, di una
discreta attività fisica.
Quali sono i mestieri
sconsigliati?
Quelli ad alto rischio per sé
e per gli altri: il pilota di aerei, di macchine da corsa, di treni, di
autobus, il trapezista, l’acrobata.
Quelli permessi?
Tutti gli altri, vale a dire
quei mestieri che non comportano un pericolo immediato per la vita
propria e per quella di altri affidati al diabetico, in caso di una
crisi ipoglicemica improvvisa.
Quali le professioni
sconsigliate?
Quelle che comportano un alto
stress in quanto questo più facilmente determina squilibri glicemici
fino alle chetoacidosi.
Quelle permesse?
Tutte le altre, purché
concedano il tempo di svolgere una certa attività fisica o prima o
durante o alla fine del lavoro.
Il diabetico può fare il
conduttore di autocarri pesanti?
No, per le ragioni sopra
esposte.
Il militare di carriera?
Il diabete mellito è una
malattia che porta all’esonero del servizio militare, quindi anche per
il militare di carriera questa malattia costituisce un intralcio e la
sospensione del servizio attivo a meno che non sia trasferito
all’amministrazione o comunque ad uffici, nel qual caso la sua vita in
pratica è quella dell’impiegato.
Il pasticcere?
Certamente può svolgere
questa attività, purché non si lasci tentare dalla gola, il che è molto
facile. Tuttavia l’abitudine alla presenza dei dolci generalmente porta
all’indifferenza verso gli stessi.
Il cuoco?
Teoricamente no, se deve
assaggiare tutte le vivande che prepara; se invece si limita ad
odorarle, come generalmente fanno i cuochi, è un’attività che può
svolgere in perfetta tranquillità e con reale vantaggio.
Il viaggiatore di
commercio?
Si, malgrado la vita di
continuo movimento, di cambi di ambienti e di cucine, di alzatacce al
mattino presto, di discussioni continue. Dipende dal carattere e
dall’accettare con piacere o meno questo tipo di attività.
Quali sono i criteri di
scelta professionale per un giovane diabetico?
I criteri di scelta sono
anche determinati dal tipo di diabete del quale è affetto il soggetto.
Ad esempio, nel tipo II insulino – indipendente, mantenuto controllato
dagli ipoglicemizzanti orali, nel quale le crisi ipoglicemiche sono
eccezionali o quasi, un criterio fondamentale per la scelta è che il
mestiere o la professioni concedano una vivace attività fisica. Nel tipo
I, dipendente dall’insulina, magro, che va facilmente incontro alla
chetosi o alle crisi ipoglicemiche, dovute allo squilibrio tra
disponibilità o meno dell’insulina di fronte alle richieste periferiche,
può essere più utili il dedicarsi ad un’attività professionale di tipo
sedentario sempre restando possibile l’attività fisica, in particolare
dopo il pasto principale quando più necessaria e l’utilizzazione dei
carboidrati ingeriti.
Esiste un elenco, una
classificazione alla quale si può ispirare?
La Società Tedesca di
Diabetologia ha pubblicato in passato un elenco delle professioni non
accessibili al diabetico.
La sua capacità lavorativa
è inferiore a un soggetto normale?
No.
È più assenteista?
Non si vedono motivi per cui
lo debba essere, se è in buon compenso metabolico ed è ossequiente alle
regole che la tipologia di vita scelta comporta.
Esiste ostruzionismo da
parte dei datori di lavoro?
Palese certamente no, di
fondo si, perché nel datore di lavoro rimane sempre il dubbio che il
soggetto diabetico si ammali più facilmente. Questo è fondamentalmente
vero, se il diabetico non si cura convenientemente, il che dipende dal
suo senso di responsabilità verso se stesso e gli altri.
A parità di meriti, perché
viene preferito il non diabetico?
Perché il non diabetico non
può accampare giustificazioni di salute per chiedere un giorno di riposo
o l’interruzione del lavoro per praticarsi l’iniezione di insulina o
fare lo spuntino delle dieci e così via.
È frequente che il
diabetico tenga nascosta la propria malattia nella selezione del
personale?
Sicuramente si, in
particolare non denuncia di essere diventato diabetico se l’evenienza
accade quando è già in servizio da tempo.
Fa bene o male?
Fa male, anche per se stesso
in quanto in caso di malessere improvviso non può essere immediatamente
e correttamente soccorso come se l’ambiente fosse a conoscenza del suo
stato morboso.
A quali rischi va
incontro?
Soprattutto a non ricevere
aiuto in caso di crisi ipoglicemiche.
La malattia diabetica può
essere un intralcio allo sviluppo di una carriera?
Se il diabetico ha scelto
oculatamente la professione che più gli si addice il diabete di per sé
non è causa di intralcio per una carriera.
Se la malattia viene
scoperta dopo anni di pratica di un mestiere è consigliabile uno
spostamento all’interno della fabbrica?
Se il lavoro non è congeniale
al nuovo stato della sua salute lo spostamento è non solo consigliabile
ma utile.
Nelle mense aziendali
esiste un menù per diabetici?
Non risulta che esista un
menù per diabetici, tra l’altro di facile composizione, anche perché non
esiste un elenco dei soggetti diabetici nelle aziende. È un problema che
dovrebbe essere risolto dai sindacati; probabilmente non è stato mai
affrontato.
Alcuni diabetici chiedono
un pre-pensionamento. È una fuga o una buona scelta?
Dipende dal tipo di lavoro,
ma di primo acchito ha più l’impressione di una fuga che di una scelta
ragionata.
Lavori che provocano
lesioni cutanee sono da evitare?
Si, se le lesioni sono
frequenti e profonde e soprattutto provocate da materiale
presumibilmente infetto; no, se si tratta di abrasioni superficiali da
materiale “pulito”.
Quelli che favoriscono
alterazioni circolatorie degli arti inferiori?
Se trattasi di lavoro
condotto stando in posizione eretta e quindi viene interessato
soprattutto il sistema venoso, questo ha poca importanza per il diabete;
se provoca patologia arteriosa di tipo degenerativo (come i coloranti, i
derivati del piombo) allora è bene dedicarsi ad altra attività. Questo
vale anche per i non diabetici.
Che cosa si fa in Italia
per disciplinare la normativa delle professioni in rapporto alle varie
malattie?
È tema della Medicina del
Lavoro la quale sta attivamente adoperandosi per la soluzione del
problema.
Allora sono solo belle
parole quelle che si ascoltano a livello di congressi?
Non si tratta di belle
parole, ma di suggerimenti e proposte agli organi competenti, i quali
poi portano avanti o meno il problema e la soluzione del medesimo
secondo il loro punto di vista.
Una lavoro con una
costante componente stressante ed emotiva può incidere negativamente
sella malattia?
Si.
Il diabetico accusa la
fatica sul lavoro in maniera più accentuata?
No, se è ben compensato
soprattutto nel tipo II; si, particolarmente nel tipo I, se è in
subscompenso cronico.
Oltre che sereno il lavoro
del diabetico deve essere regolare nel tempo?
Certamente.
Gli sforzi fisici debbono
essere ridotti?
È questione di intendersi su
quello che significa sforzo fisico; se è necessario e prolungato, è mal
tollerato anche dall’uomo normale.
Un lavoro svolto in
ambiente troppo caldo o troppo freddo è sconsigliabile?
Per quanto riguarda il
diabete di per se stesso come alterazione metabolica, no; se il
diabetico è anche un cardiopatico, un neuropatico, un iperteso, allora
la situazione è profondamente diversa così come lo è per qualsiasi altro
soggetto affetto dalle stesse malattie provocate da cause diverse.
Gli sbalzi di temperatura?
In linea di massima, come per
le altre persone, nello spirito della risposta precedente.
Lo spostamento a turno
diverso può provocare difficoltà in rapporto all’iniezione di insulina?
Si, in quanto l’insulina è
legata all’orario del pasto quindi l’uno e l’altro vanno modificati
contemporaneamente mentendo un ritmo giornaliero normale.
Anche sul lavoro va
eseguito l’autocontrollo con striscette reattive?
Tenuto conto che in linea di
massima la durata della giornata lavorativa non supera le otto ore,
l’autocontrollo può essere eseguito solo a domicilio. Se il lavoratore
mangia alla mensa aziendale, può anche fare prima del pasto un
autocontrollo con una striscia reattiva senza il bisogno di nessun
supporto tecnico particolare.
È consigliabile anche sul
lavoro il frazionamento dei pasti con piccoli spuntini?
È consigliabile anche sul
lavoro mantenga lo stesso ritmo dei pasti quindi anche il tipo di
spuntini che gli sono stati suggeriti.
In definitiva il diabetico
può lavorare attivamente come un soggetto normale?
Si.
Da 1000 domande e risposte
sul diabete,U.Butturini, R. Colarizi , Silvia editrice
a cura di Michelangelo De
Falco, medico del lavoro |