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PSICOLOGIA DEL BAMBINO DIABETICO

Che cos’è il diabete infanto-giovanile?

Quello che colpisce l’uomo dalla nascita alla pubertà.

Quanti sono i bambini diabetici in Italia?

Il diabete infantile ha un’incidenza pari ad un caso ogni 3800 soggetti in età compresa tra 0-13 anni.

Perché il maggiore interesse viene concentrato sul diabete dell’adulto?

Perché il numero dei bambini diabetici è infinitamente piccolo in confronto a quello degli adulti.

Quali problemi psicologici presenta il bambino diabetico?

I problemi psicologici sono soprattutto per i genitori che debbono preoccuparsi di non ingenerare nel bambino la sfiducia e lo sconforto, ma convincerlo della necessità delle iniezioni giornaliere e dell’alimentazione controllata, senza limitazioni psicologiche.

Problemi logistici?

Infiniti, in rapporto alle esigenze della vita giornaliera del bambino nei confronti della famiglia, della scuola, dell’attività fisica, delle vacanze.

A scuola?

Il bambino deve essere sufficientemente libero di soddisfare le sue necessità corporali, l’alimentazione ad ore fisse.

È bene che i maestri conoscano le esigenze della malattia?

Si, per capire e seguire il bambino con obiettività.

I compagni di scuola?

Non obbligatoriamente, in quanto il bambino diabetico nell’ambiente della scuola deve comportarsi ed essere considerato sul medesimo piano dei compagni per non creare nello stesso problemi psicologici di conflitto con il mondo che lo circonda.

Nei giochi i bambini diabetici debbono avere particolari attenzioni?

Debbono giocare come i coetanei senza però sottoporsi a sforzi troppo violenti che determinino uno stato di stress o di “ ansia competitiva”.

In casa la famiglia che comportamento deve tenere?

Il più normale possibile, svolgendo giorno per giorno una importante funzione educativa per quanto riguarda in particolare l’alimentazione e la necessità di una buona attività fisica.

Le madri solitamente sono molto ossessive. È un bene o un male?

È realmente un male, perché trasmettono al figlio la loro impostazione psicologica nei riguardi della malattia. Il bambino deve vivere invece nel modo più sereno possibile, deve imparare a considerare il diabete come un errore del suo metabolismo e no una malattia del suo organismo, non deve sentirsi differente dagli altri se non per quanto riguarda il tipo di alimentazione e la necessità del trattamento insulinico.

La famiglia vive spesso l’evenienza come una calamità. Come può cambiare questa opinione?

È necessario chiarire ai genitori e a tutto il gruppo familiare che il loro stato di angoscia, perfettamente giustificato e comprensibile, finisce per essere di danno al figlio più che a loro stessi.

Cosa bisogna fare affinché il bambino diabetico cresca in maniera “non diversa” dal suo compagno di banco?

Educarlo pazientemente, in maniera che raggiunga l’autocontrollo come abitudine e non come imposizione.

La dieta è importante?

Determinante.

La rinuncia agli zuccheri è maggiore rispetto agli adulti?

No, è come per gli adulti.

Sono consigliabili zuccheri sostitutivi?

Preferibilmente no, perché si abitua il bambino al sapore del dolce per cui diviene irrinunciabile, mentre in natura l’animale non si nutre con alimenti dolci. Il dolce quindi non è necessario.

Biscotti, marmellate al fruttosio o al sorbitolo?

Vale la risposta precedente: inducono nel bambino un’abitudine non necessaria, causa di sofferenza psicologica una volta contratta, se la marmellata deve essere presa in un quantitativo limitato e prefissato, non come desiderato. Inoltre il quoziente calorico di questi alimenti deve essere detratto dal computo calorico giornaliero.

Come si conciliano le “restrizioni” dietetiche con le esigenze di crescita del bambino?

Il bambino diabetico non è sottoposto a “restrizioni” dietetiche; gli viene somministrato il cibo, nelle proporzioni dei singoli componenti energetici, necessario per la crescita del suo organismo.

La terapia si basa esclusivamente sulla somministrazione di insulina?

Nel diabete di tipo I, quello dei bambini, si.

Perché gli ipoglicemizzanti orali non agiscono?

Perché il diabete di tipo I è tale in quanto il pancreas non secerne più insulina.

Che prospettive di vita hanno i bambini diabetici?

Con il trattamento insulinico ben condotto e il mantenimento di un compenso metabolico continuo possono avere le stesse speranze di vita di un non diabetico.

Cosa si insegna al bambino nell’Ospedale e nel Centro Antidiabetico?

In che cosa consiste il suo disturbo metabolico, come deve prevenire le crisi ipoglicemiche ed eventualmente correggerle, quale attività sportiva deve esplicare, quali sono i più comuni e semplici equivalenti calorici in modo che arrivi all’autosufficienza già prima di essere immesso nella società come soggetto a se stante, senza l’aiuto familiare.

Com’è la situazione in Italia rispetto a quella degli altri Paesi?

Complessivamente buona; in molti Paesi, anche avanzati, mancano i Centri Antidiabetici.

Esiste una differenza di trattamento, altrove, ad esempio negli Stati Uniti?

No, ormai il trattamento è standardizzato, anche se va “calibrato” soggetto per soggetto.

Il bambino diabetico ha uno sviluppo somatico normale?

Sicuramente, a volta anche superiore al normale.

Una vita sociale accettabile?

Si.

L’esercizio fisico risulta importante?

Si, forse ancor più che nell’adulto.

Il peso corporeo quanto deve essere mediamente rispetto a quello ideale?

Deve essere l’ideale, forse un kg di più.

Perché il bambino diabetico è sempre magro?

Perché è sempre in relativa carenza insulinica, anche quando viene trattato, altrimenti diviene grasso, se l’insulina diviene eccedente ai suoi fabbisogni.

Il controllo domiciliare dei parametri di laboratorio va raccomandato?

Si, sempre.

È bene che impari ad iniettarsi l’insulina da solo?

Giunto all’età di 8-9 anni è indispensabile che impari a garantirsi l’autosufficienza nei riguardi dei compagni e della società.

Anche in futuro le iniezioni giornaliere saranno inevitabili?

Si.

I microinfusori possono risolvere anche parzialmente il problema?

Certamente, ma bisogna che il bambino abbia raggiunto almeno la pubertà, intendendo con questo termine la capacità di un sufficiente controllo, anche critico, nell’uso dell’apparecchio.

Le speranze maggiori verranno da nuovi farmaci o dalle apparecchiature miniaturizzate?

Dalle apparecchiature miniaturizzate.

Che raccomandazioni si possono dare ai familiari, perché il bambino possa convivere serenamente con la malattia?

Come si è già detto, educarlo al suo stato spiegandogli quanto precedentemente esposto che non si deve sentire differente dagli altri, in quanto, come si usa dire, ma con qualche riserva, è “un sano condizionato dalla terapia insulinica”.

E al bambino diabetico?

Le stesse cose, rapportate alle sue capacità intellettive e comprensive del momento.

Il dosaggio dell’emoglobina glicosilata è utile anche nel bambino?

Certamente, se possibile ogni 2 mesi.

La glicosuria frazionata e quella delle 24 ore resta sempre il dato più significativo?

Si.

Quando iniziano le prime avvisaglie delle complicanze vascolari?

Se il soggetto rimane compensato le complicanze vascolari non dovrebbero mai venire; se saltuariamente scompensato, dopo molti e molti anni.

Una scoperta precoce ed un controllo tempestivo possono procrastinarle?

Certamente. 

a cura di Roberto Liguori, pediatra

Istituto per lo studio e la cura del diabete - Centro di diabetologia accreditato SSN
Regione Campania - Centro di Ricerca sul Piede Diabetico e sull'Educazione Alimentare
decreto n.315 del 19-12-2004
Via XXV aprile, complesso Ex Abetaia - Casagiove - 81022
 
ultimo aggiornamento domenica 27 giugno 2010 12.48.49
email: info@diabetologia.it      webmaster: Pietro Tatavitto, DAMA s.a.s.