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Le
insuline lente: come funzionano?
L’insulina è un ormone che
viene rilasciata dal pancreas tutto il giorno, a differenti quantità:
bassi livelli durante il digiuno e tra un pasto e l’altro (rilascio
basale), e in quantità maggiore e con un picco al momento del pasto
(picco prandiale).
Il suo ruolo è quello di favorire
l’ingresso del glucosio (zucchero) nelle cellule, agendo attraverso
particolari strutture dette recettori, che possono essere rappresentati
come delle serrature attraverso cui l’insulina, che agisce come fosse
una chiave, riesce ad aprire le porte delle cellule e a fare entrare il
glucosio.
Questo sofisticato controllo, che nel
soggetto non diabetico avviene automaticamente, nel diabetico, in cui vi
è una carenza assoluta o relativa di insulina, deve essere effettuato
dall’esterno, dosando la quantità giusta di insulina a seconda della
quantità dei carboidrati introdotti e dell’attività fisica effettuata.
Oggi le insuline vengono prodotte in
laboratorio, creando delle modifiche nella catena molecolare che ne
giustificano le caratteristiche di azione e a seconda della velocità con
la quale la sostanza viene assorbita dal tessuto sottocutaneo e passa
nel circolo sanguigno (inizio d’azione) e del tempo che essa impiega per
venire completamente assorbita (durata d’azione), si possono distinguere
diversi tipi di preparati insulinici.
Le insuline ad azione ritardata o
basali: questi preparati, una volta iniettati nel tessuto sottocutaneo,
hanno la proprietà di entrare in azione gradatamente, in modo che
l’attività duri nel tempo, fino anche a 24 ore.
Come già sottolineato precedentemente,
il pancreas produce insulina non solo al momento del pasto, ma una quota
è rilasciata anche durante la notte e tra un pasto e l’altro: si parla
in questo caso di livelli basali. In commercio esistono due tipi di
insulina ad azione “ritardata”:
-
gli analoghi dell’insulina
-
le insuline dette “lente o semilente” umane.
Gli analoghi sono preparazioni
insuliniche modificate nelle quali alcuni aminoacidi vengono aggiunti
e/o sostituiti alla catena originale dell’insulina, come l’insulina
“glargine” e questo fa sì che l’insulina precipiti al valore di PH
fisiologico presente nel sottocute e vada in circolo gradatamente.
Un’altra modalità per rallentare
l’azione è quella di aggiungere altre sostanze alla catena
dell’insulina, come ad esempio gli acidi grassi, come avviene per l’
insulina “detemir”: questo determina un legame dell’insulina con
l’albumina e una liberazione in circolo più lenta e graduale dalla zona
sottocutanea in cui viene iniettata. Tutte e due le formulazioni
risultano trasparenti.
Le insuline “lente o semilente” umane,
invece, sono uguali alla catena naturale dell’insulina, ma alla
soluzione viene aggiunta una proteina detta protamina neutra o viene
aggiunto lo zinco, per rendere più lenta la dismissione dal tessuto
sottocutaneo verso il sangue. Infatti, l’aggiunta di questi additivi fa
precipitare l’insulina in cristalli nel sottocute: è ciò che rallenta la
dismissione in circolo. In questo caso, si ha una sospensione
opalescente che ogni volta prima dell’iniezione deve essere risospesa.
I vantaggi degli analoghi dell’insulina
rispetto a quelle umane sono dati dal minor rischio di crisi
ipoglicemiche soprattutto notturne, perché riproducono più fedelmente
quello che succede durante la notte e tra un pasto e l’altro.
La durata d’azione delle insuline lente
o NPH può andare da 12 a 18–20 ore.
Gli analoghi lenti, invece, non
presentano un picco d’azione e quindi il rischio di crisi ipoglicemiche
è ridotto. La durata d’azione arriva fino a coprire 24 ore, pertanto
devono essere somministrate una volta al giorno anche se talvolta
l’effetto termina prima ed è necessaria una seconda iniezione.
Emanuela
Orsi
Da Vivere il Diabete rivista della
Società Italiana di Diabetologia (SID)
Luglio 2009 |