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L’ADERENZA ALLA TERAPIA NEL DIABETE
TIPO 2 (DMT2)
Definizione
Per aderenza (o compliance) del
paziente si intende la sua capacità/volontà di mettere in atto in
maniera corretta le prescrizioni, soprattutto di ordine terapeutico,
fornitegli dall’équipe di cura. Più tecnicamente, essa viene definita
come il livello (o la percentuale) di coincidenza tra il comportamento
del paziente (stile di vita e assunzione di farmaci) e le indicazioni
che gli sono state date(63). L’aderenza del paziente a quanto
prescrittogli rappresenta pertanto un elemento fondamentale per
raggiungere gli obiettivi del trattamento, soprattutto quando tale
trattamento è lungo e articolato come nelle patologie croniche ed una
scarsa aderenza è sicuramente alla base di una buona percentuale di casi
considerati come fallimento della terapia con IO nel DMT2.
L’aderenza al
trattamento nel DMT2
È da tempo noto che il DMT2 è una delle
condizioni cliniche nelle quali è più facile registrare un basso livello
di aderenza: secondo osservazioni di alcuni anni orsono, per esempio, la
frequenza e l’accuratezza della terapia insulinica oscillano tra il 20 e
l’80%, l’aderenza alle raccomandazioni dietetiche è all’incirca del 65%
e quella all’automonitoraggio glicemico è di poco superiore al 50%;
ancor più bassa (<30%) è l’aderenza all’esercizio fisico consigliato
(63). Una rassegna sistematica di tutti i lavori apparsi in letteratura
sull’aderenza al trattamento farmacologico delle persone con diabete
riporta che, quando valutata in maniera retrospettiva ,, l’aderenza al
trattamento orale era compresa tra il 36 e il 93%, mentre negli studi
prospettici condotti con dispositivi che registravano automaticamente
l’assunzione dei farmaci essa variava dal 67 all’85%; in media circa ¾
della popolazione con DMT2 assumeva correttamente gli ipoglicemizzante
orali. L’aderenza alla prescrizione di insulina, sempre nel DMT2, era
più bassa e cioè del 63%. Del tutto recentemente un’indagine
multicentrica italiana ha documentato, sulla base del diario di tre
giorni, che in questi pazienti l’aderenza alle raccomandazioni
alimentari è modesta: l’assunzione calorica giornaliera è in media di
1700 Kcal, quindi ben al di sopra della quantità raccomandata e, per
quanto riguarda i singoli macronutrienti, la peggiore aderenza al
trattamento si registra per i grassi saturi (il 43% ne assume >10%
dell’introito calorico totale) e per le fibre (solo il 25% ne assume >15
g/1000 Kcal)(58). Pur non essendovi dati specifici, è assai verosimile
che un’elevata percentuale di soggetti con DMT2 e apparente fallimento
degli ipoglicemizzante orali sia non aderente al trattamento, in
particolare alle modifiche dello stile di vita. Oltre ai dati già
riferiti, ne è evidenza indiretta anche il riscontro frequente di un
grado più o meno elevato di sovrappeso/obesità, che non consente
pertanto di escludere che la non aderenza alle prescrizioni alimentari
sia la vera causa della mancata risposta alla terapia.
Come migliorare
l’aderenza nel DMT2?
Sicuramente lo strumento migliore per
aumentare l’aderenza di un paziente con DMT2 è il suo attivo
coinvolgimento nella gestione della patologia, attraverso un percorso
educazionale adeguato. La comprensione della complessità della malattia,
e di conseguenza del suo trattamento, assieme alla consapevolezza dei
benefici a medio e a lungo termine che derivano da tale trattamento,
rappresentano la migliore motivazione per il paziente e di conseguenza
ne rafforzano l’aderenza.
Uno studio recente conferma che gli
interventi educazionali sono efficaci nel migliorare l’aderenza al
trattamento del paziente con DMT2, purché condotti in maniera
strutturata e continuativa. Un altro metodo sicuramente efficace per
migliorare l’aderenza è quello di rendere più semplice il trattamento,
riducendo laddove possibile il numero e le dosi giornaliere dei farmaci
con il ricorso a prodotti combinati e/o a lento rilascio, ma anche
utilizzando farmaci con minori effetti collaterali e con costi più
contenuti.
Infine, una rassegna sistematica di 21
studi clinici controllati sugli interventi atti a migliorare l’aderenza
alle raccomandazioni di cura nel DMT2, condotta dalla Cochrane
Collaboration, ha confermato che gli interventi efficaci in questo
senso (con riduzione dell’HbA1c e di altre misure di esito intermedio)
erano anzitutto quello educazionale condotto da personale dedicato, ma
anche l’uso di sistemi di avvertimento nella vita quotidiana e la
semplificazione della terapia.
FONTE : Gruppo di Lavoro Intersocietario
Associazione Medici Diabetologi e Società
Italiana di Diabetologia
Componenti del Gruppo di Lavoro
Renzo Cordera
Università degli Studi
di Genova
Domenico Cucinotta
Università degli Studi di Messina
(Coordinatore)
Salvatore De Cosmo
IRCCS Ospedale Casa
Sollievo della Sofferenza - S.Giovanni Rotondo
Alberto De Micheli
Azienda Ospedaliera
Universitaria «San Martino» - Genova
Antonio Pontiroli
Università degli Studi e
Ospedale San Paolo - Milano
Giorgio Sesti
Università degli Studi «Magna Graecia»
di Catanzaro
(Coordinatore) |