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L’aderenza al trattamento nel Diabete
mellito T2
È da tempo noto che il DMT2 è una delle
condizioni cliniche nelle quali è più facile registrare un basso livello
di aderenza:
secondo osservazioni di alcuni anni
orsono, per esempio, la frequenza e l’accuratezza della terapia
insulinica oscillano tra il 20 e l’80%, l’aderenza alle raccomandazioni
dietetiche è all’incirca del 65% e quella all’automonitoraggio glicemico
è di poco superiore al 50%; ancor più bassa (<30%) è l’aderenza
all’esercizio fisico consigliato( 63).
Del tuttorecentemente un’indagine
multicentrica italiana ha documentato, sulla base del diario di tre
giorni, che in questi pazienti l’aderenza alle raccomandazioni
alimentari è modesta: l’assunzione calorica giornaliera è in media di
1700 Kcal, quindi ben al di sopradella quantità raccomandata e, per
quanto riguarda i singoli macronutrienti, la peggiore aderenza al
trattamento si registra per i grassi saturi (il 43% ne assume >10%
dell’introito calorico totale) e per le fibre (solo il 25% ne assume >15
g/1000 Kcal)(58). Pur non essendovi dati specifici, è assai verosimile
che un’elevata percentuale di soggetti con DMT2 e apparente fallimento
degli IO sia non aderente al trattamento, in particolare alle modifiche
dello stile di vita. Oltre ai dati già riferiti, ne è evidenza indiretta
anche il riscontro frequente di un grado più o meno elevato di
sovrappeso/obesità, che non consente pertanto di escludere che la non
aderenza alle prescrizioni alimentari sia la vera causa della mancata
risposta alla terapia.
Fattori che influenzano l’aderenza e
ricadute cliniche
L’aderenza al trattamento dipende da
vari fattori, tra cui preminente è la complessità del trattamento
stesso, intesa non solo come numero di farmaci da assumere ma anche e
soprattutto come difficoltà a cambiare, spesso in maniera eclatante, lo
stile di vita: ai soggetti con DMT2 infatti non viene solo prescritto di
assumere i (tanti) farmaci, ma anche di seguire una dieta, di praticare
esercizio fisico, di monitorare la glicemia e, cosa ancora più
complicata, di effettuare gli opportuni aggiustamenti. Tutto questo
sforzo, oltretutto, nella maggior parte dei casi non ha ricadute
immediate e soggettivamente percepibili e ciò rende ancor più difficile
un’aderenza elevata. Infine, un altro importante livello di criticità è
da individuare nella carente informazio - ne/formazione fornita ai
pazienti dal sanitario o dal team di cura. Se in generale le
prescrizioni farmaceutiche vengono compilate e spiegate in maniera
adeguata, altrettanto non si può dire degli altri aspetti di gestione
della malattia: ad esempio, è stato riportato che ad oltre ⅔ dei
pazienti viene detto di praticare attività fisica, ma che a meno di ¼ di
essi viene spiegato come fare(64).
Numerose evidenze documentano come in
realtà il fattore che più di tutti influenza negativamente l’aderenza è
la complessità della terapia farmacologica.
Un’indagine molto ampia, condotta negli
USA mediante l’analisi delle prescrizioni farmaceutiche utilizzate per
un periodo di 6 mesi da 6500 assistiti diabetici di un’organizzazione
sanitaria, ha dimostrato che nei pazienti in monoterapia che venivano
trasferiti, per problemi di compenso, ad un trattamento con più farmaci
l’aderenza era migliore (87%) in quelli trattati con gli schemi più
semplici a base di combinazioni precostituite, rispetto a quelli che
assumevano combinazioni estemporanee (71%)(65).
Come prevedibile, una scarsa aderenza
ha ricadute negative sul controllo della malattia.
Come migliorare
l’aderenza nel DMT2?
Sicuramente lo strumento migliore per
migliorare l’aderenza di un paziente con DMT2 è il suo attivo
coinvolgimento nella gestione della patologia, attraverso un percorso
educazionale adeguato. La comprensione della complessità della malattia,
e di conseguenza del suo trattamento, assieme alla consapevolezza dei
benefici a medio e a lungo termine che derivano da tale trattamento,
rappresentano la migliore motivazione per il paziente e di conseguenza
ne rafforzano l’aderenza.
Un altro metodo sicuramente efficace
per migliorare l’aderenza è quello di rendere più semplice il
trattamento, riducendo laddove possibile il numero e le dosi giornaliere
dei farmaci con il ricorso a prodotti combinati e/o a lento rilascio, ma
anche utilizzando farmaci con minori effetti collaterali e con costi più
contenuti Infine, una rassegna sistematica di 21 studi clinici
controllati sugli interventi atti a
migliorare l’aderenza alle raccomandazioni di cura nel DMT2 condotta
dalla Cochrane Collaboration, ha confermato che gli interventi
efficaci in questo senso (con riduzione dell’HbA1c e di altre misure di
esito intermedio)erano anzitutto quello educazionale condotto da
personale dedicato, ma anche l’uso di sistemi di avvertimento nella vita
quotidiana e la semplificazione della terapia
da Il fallimento secondario degli
ipoglicemizzanti
orali nel diabete mellito di tipo 2:
inquadramento fisiopatologico
ed approccio terapeutico
Gruppo
di Lavoro
Renzo
Cordera
Domenico Cucinotta
(Coordinatore)
Salvatore De Cosmo
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Antonio
Pontiroli
Giorgio Sesti
(Coordinatore)
Estratto a cura di Antonio Vetrano e Tina
Verrusio , diabetologo
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