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Gestione dello stress nel
paziente affetto da diabete
Obiettivo del trattamento del diabete
è mantenere la glicemia più vicino possibile ai valori normali, evitando
nello stesso tempo le complicazioni acute e croniche della malattia.
Poichè nei pazienti diabetici i fisiologici meccanismi omeostatici di
controllo sono alterati, l’assunzione di cibo, lo stress emotivo e le
variazioni dell’attività fisica possono abbassare o innalzare la
glicemia a livelli tali da determinare l’insorgenza delle complicanze
acute dell’ipoglicemia e dell’iperglicemia. Inoltre, l’alimentazione
scorretta e la scarsa attività fisica aumentano il rischio delle
complicanze a lungo termine del diabete, in modo particolare le
cardiopatie. Per mantenere la glicemia nel range dei valori normali è
necessario un continuo feed-back che può realizzarsi solo attraverso un
monitoraggio attento da parte dello stesso paziente dei livelli
glicemici. I pazienti affetti da Diabete tipo 1 devono trovare un
equilibrio stabile tra assunzione di cibo, somministrazione di insulina
e attività fisica. I pazienti con Diabete tipo 2 spesso seguono una
terapia solo con gli ipoglicemizzanti orali che aumentano la secrezione
di insulina, riducono l’insulino-resistenza o bloccano l’assorbimento
dei carboidrati, ma possono anche aver bisogno dell’insulina per
ottenere un adeguato controllo metabolico. Poiché un miglior controllo
metabolico fa sì che cessi l’eliminazione di glucosio con le urine, i
pazienti che non riducono contemporaneamente l’introduzione di cibo
aumentano di peso: ciò aumenta l’insulino-resistenza, il rischio di
cardiopatia e di altre complicazioni legate all’obesità. Le prospettive
attuali nella terapia del diabete conferiscono un ruolo centrale al
self-care (cura di sé) e al self-management della malattia da parte del
paziente. Il self-care comprende : controllo domiciliare della glicemia
e della glicosuria; controllo dell’introduzione di cibo in modo
particolare carboidrati, per soddisfare il fabbisogno giornaliero e allo
stesso tempo indurre un’adeguata secrezione endogena dell’insulina;
assunzione di farmaci (insulina o ioglicemizzanti orali); attività
fisica regolare; cura degli arti inferiori; regolari visite mediche di
controllo ed altri comportamenti (per esempio, cure odontoiatriche) che
possono variare secondo il tipo di diabete. Il self-care rientra nel più
ampio concetto di self-management della malattia che prevede il costante
impegno del paziente a collaborare con lo staff sanitario alla gestione
della propria patologia. La gestione della malattia prevede non solo la
conoscenza e la prevenzione delle complicanze fisiche, ma anche la
conoscenza e la prevenzione delle complicanze psicologiche. Lo stress
emotivo, infatti, ha un effetto negativo sui livelli glicemici, poiché
l’organismo reagisce producendo ormoni regolatori che innalzano il
livello di glucosio nel sangue. Non riuscendo, il diabetico, a produrre
insulina sufficiente a ridurre il livello della glicemia, fatto salire
dagli ormoni prodotti dallo stress, più a lungo durerà questa situazione
maggiore sarà lo scompenso da affrontare. Le situazioni stressanti
comportano anche uno stravolgimento della quotidiana routine nella
gestione del diabete: ci si dimentica, per esempio, di controllare il
tasso glicemico, oppure di fare un po’ di esercizio fisico, oppure di
mangiare all’ora prescritta e nelle quantità giuste. Nell’ottica della
prevenzione primaria e secondaria si impongono,quindi, modalità di
intervento che prevedono non solo esami anamnestici, strumentali,
ematochimici e visite specialistiche, ma anche percorsi educativi e
attività di counceling sia informativo, ma anche finalizzato
all’apprendimento delle tecniche utili nella gestione dello stress.
L’ambulatorio di psicologia diventa quindi uno spazio dedicato anche
all’apprendimento di tecniche di rilassamento, come ad esempio il
training autogeno e tecniche di respirazione controllata, che il
paziente potrà utilizzare in momenti di particolare stress emotivo nel
rispetto della promozione all’autogestione della malattia.
Rosalia
D’Andrea, Psicologa
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