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Diabete tipo 1 e cellule staminali
Ecco il testo del comunicato stampa di Miami (http://www.diabetesresearch.org/Newsroom/NewsReleases/DRI/Islet+StemCellTransplants.htm)
La prima dei sei pazienti, che
saranno trapiantati in un nuovo trial clinico con cellule staminali di
midollo osseo CD34+ e cellule produttrici di insulina ( isole), e’ gia’
insulinoindipendente e sta bene, riferiscono gli scienziati della Scuola
di Medicina del DRI dell’Universita’ Leonard M. Miller di Miami. La
paziente ha ricevuto il suo trapianto in giugno. “Questa e’ la prima
volta che abbiamo ottenuto l’insulinoindipendeza dopo una sola infusione
di cellule produttrici insulina e due infusioni di cellule staminali
(cellule progenitrici ematopoietiche CD34+) purificate dal midollo osseo
dello stesso donatore,” spiega Camillo Ricordi, MD, direttore
scientifico ed accedemico del DRI. Il nuovo trial clinico e’ una
variazione della tecnica pioneristica di trapianto di isole del DRI.
Oltre alle isole che hanno raccolto dal pancreas del donatore nella
struttura di eccellenza di processazione delle cellule, gli scienziati
trapiantano anche le cellule staminali midollari dello stesso donatore,
nella speranza che possano ottenere l’insulinoindipendenza ed eliminare
nel paziente il bisogno di ricorrere agli antirigetto. “Da quando
abbiamo eseguito nel 1990 la prima serie di trapianti di isole, abbiamo
concentrato i nostri sforzi sullo sviluppo di strategie che diminuissero
ed eventualmente eliminassero il bisogno della terapia permanente con
gli antirigetto per i trapiantati. Dobbiamo ancora capire se questo
trial specifico ci permettera’ di raggiungere il nostro fine ultimo, ma
siamo molto entusiasi di questo successo iniziale,” aggiunge Ricordi.
“Diversamente da un trapianto di cuore o di fegato, i riceventi un
trapianto di isole non si trovano in una situazione di pericolo di vita
imminente, quindi devono valutare con cura la decisione di assumere
antirigetto potenzialmente tossici, che permettano alle isole di
sopravvivere,” dice Rodolfo Alejandro, M.D., Direttore dei Trapianti di
Isole all’Universita’ di Miami, del DRI. La procedura dello studio
comporta il prelievo di piu’ tessuti del donatore. Quando un pancreas
diventa disponibile, gli scienziati prelevano contemporaneamente da a 10
a 12 vertebre dallo stesso donatore, dalle quali estraggono le cellule
staminali del midollo osseo. L’idea che sta alla base dello studio e’
quella di creare un “chimerismo”, una condizione in cui le cellule
staminali del sistema immunitario del donatore coesistano con le cellule
del ricevente, rieducando il sistema immunitario del ricevente a non
rigettare le cellule produttrici insusina trapiantate. “Se il trial
avra’ successo, sara’ possibile identificare la presenza delle cellule
del donatore nel corpo del ricevente,” spiega Norma Sue Kenyon, Ph.D,
direttore associato delle Sviluppo e Ricerca del DRI, che controlla
periodicamente i pazienti per determinare il loro livello di
“chimerismo” e controllare i livelli di risposta immunitaria ai tessuti
del donatore (rigetto). Il primo paziente, che e’ insulinoindipendente
da 3 mesi, continuera’ ad assumere anti-rigetto per un anno, quando
sara’ controllato per vedere se si sono sviluppati sufficienti livelli
di “chimerismo”, e se la sua terapia antirigetto puo’ essere ridotta ed
eventualmente sospesa.
A cura di Daniela
D'Onofrio |