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La nuova terapia orale per il
diabete 2 punta sull’inibizione di Dpp-4, enzima strategico
Milano – Daniele Magni
Le conoscenze
sempre più approfondite4 della fisiopatologia del diabete stanno
portando a un aggiustamento del tiro anche in campo terapeutico. Ne è la
prova l’interesse che circonda “l’asse dell’incretine”, quel processo
fisiologico dell’organismo che svolge un’azione fondamentale
nell’equilibrare il quadro glicemico. “sono ormai un po’ di anni che
allo studio il meccanismo d’azione d’incretine, ormoni che vengono
rilasciati a livello gastrointestinale dopo l’assunzione di cibo che
hanno un ruolo importante nel diabete di tipo 2 “ spiega Agostino
Consoli, ordinario di endocrinologia all’università di Chieti . “Quando
la secrezione di incretine è insufficiente, anche la risposta insulinica
a un pasto si dimostra deficitaria, innescando così la comparsa di
glicemia post-prandiale”. Tra le incretine, quelle essenziali nella
regolazione del glucosio sono il polipeptide insulinotropo
glucosiodipendente (Gip) e il glucagon-like peptide- 1 (Glp-1). “La loro
azione consiste nello stimolare il rilascio di insulina
glucosio-dipendente dalle cellule beta del pancreas , in modo che
l’insulina aumenti la captazione del glucosio nei tessuti periferici”
prosegue Consoli. “Inoltre il (Glp- 1) diminuisce il rilascio di
glucagone glucosio-dipendente da parte delle cellule alfa del pancreas.
La combinazione di queste due funzioni, cioè aumento dell’insulina e
riduzione del glucagone, è importante per l’omeostasi glicemica”.
Le mosse della ricerca
Subito dopo la
scoperta delle funzioni biologiche dell’incretine, è stato indagato il
potenziale ruolo terapeutico della somministrazione come farmaco di
Glp-1. è emerso però che l’infusione endovenosa di Glp viene rapidamente
inattivata dall’enzima di peptidil peptidasi 4 (Dpp-4): per questo
motivo la ricerca farmacologia ha cercato di ovviare al problema
sviluppando molecole quali exenatide (derivata da una sostanza presente
nella saliva della lucertola Gila monster) un analogo del Glp-1
resistente all’azione proteolitica di Dpp-4. un’ulteriore strategia per
preservare l’azione dell’incretine nel paziente è rappresentata dagli
inibitori dell’enzima Dpp-4, come sitagliptina. “L’idea di questo
farmaco è nata all’inizio dell’anno 2000” continua Consoli. “ Se si
considera che siamo già alla fase di approvazione Emea e che per la
commercializzazione in Italia bisognerà aspettare soltanto la fine del
2007, siamo senza dubbio di fronte a uno dei processi più veloci che si
conoscano nella farmacopea moderna”.
Un approccio innovativo
Ma vediamo in
che cosa consiste questa nuova molecola e le sue peculiarità.
“L’obiettivo è l’inibizione dell’enzima Dpp-4, che normalmente degrada
rapidamente le incretine rilasciate in seguito a un pasto” sostiene
Consoli. “tutte le evidenze che abbiamo ottenuto dai numerosi trial
compiuti sulla molecola, confermano l’innovativo approccio al diabete di
tipo 2 con sitagliptina, le cui principali caratteristiche sono la
stimolazione della secrezione insulinica quando necessaria, l’inibizione
della secrezione postprandiale di glucagone, il miglioramento del quadro
metabolico generale, senza effetti collaterali e senza che si verifichi
aumento ponderale, la semplicità di somministrazione, per via orale e
una volta al dì”. Resta solo da chiarire come sitagliptina si rapporterà
con le altre molecole in commercio. “Dagli studi è emerso come
l’inibitore dell’enzima Dpp-4 possa dare ottimi risultati da solo o in
associazione con i più classici ipoglicemizzanti orali”, conclude
Consoli. “Sono al vaglio anche abbinamenti con analoghi del Glp-1 e
insulina, mentre non è escluse l’efficacia nella prevenzione del diabete
nei soggetti con alterazioni della tolleranza glucidica”.
Daniele Magni
Da corriere medico,22
marzo 2007 |