diabete, , ,

 

 

Home
Chi siamo
Il diabete
Il diabete mellito a fumetti
Il diabete alimentare
In Primo Piano
Patologie associate
Le complicanze
L'alimentazione
Associazioni e centri
Medici in linea
Terapia e cura del diabete
Trapianti
Le leggi in Italia
News
Rubriche
Test
Iniziative umanitarie
Il Nuovo Dizionario
Cerca nel sito
Segnala questo sito
Arte e storia
Links
 

Iperglicemia e mortalità cardiovascolare a livello mondiale

6 aprile 2007 (Congresso Medico) – Nonostante il generale consenso nel considerare il diabete protagonista di un’epidemia in atto, soprattutto nei paesi occidentali, gli studi che hanno valutato l’impatto di diverse condizioni patologiche quali cause di mortalità hanno spesso attribuito a tale malattia un ruolo secondario (all’ottavo posto nelle aree sviluppate; oltre le prime 10 cause di morte nei Paesi a basso-medio sviluppo). Una recente analisi di popolazione pubblicata su Lancet, del Dott. Goodarz Danaei e coll. (Boston, Massachussets; USA), mostra, invece, come il peso attribuibile alla semplice iperglicemia (una glicemia maggiore rispetto a quella definita come ottimale) sia 3 volte superiore a quello assegnato al diabete dai tradizionali calcoli statistici di mortalità. Viene infatti documentato come il 21% di tutti i decessi per cardiopatia ischemica e il 13% di tutti quelli per ictus siano attribuibili a una glicemia superiore a quella ottimale, a livello mondiale, e che l’iperglicemia rientri tra le prime 5 cause di mortalità in tutto il pianeta, provocando oltre 3 milioni di decessi/anno.  Lo studio ha valutato i dati relativi a 52 nazioni, rilevando come la maggior parte dei decessi per cardiopatia ischemica (84%) riguardasse paesi a basso-medio sviluppo dell’Asia centro-meridionale e dell’Europa, mentre la maggior parte dei decessi ascrivibili a ictus e correlati con una glicemia superiore all'ottimale fosse registrata nell'Asia meridionale, in quella orientale e nel Pacifico. Secondo tali risultati, l’impatto dell’iperglicemia risulterebbe superiore a quello del fumo (12%), ma inferiore all’ipercolesterolemia (45%) e all’ipertensione arteriosa (47%) per le coronaropatie; mentre per l’ictus risulterebbe superiore al fumo (8%), uguale all’ipercolesterolemia (13%) e inferiore all’ipertensione (54%).  Queste cifre sono più elevate di quelle stimate per il sovrappeso e l’obesità, anche perché molti decessi riguardano aree dell’Asia in cui i valori medi di BMI sono relativamente bassi. La glicemia, al pari della colesterolemia e della pressione arteriosa, si conferma un fattore di rischio con una relazione con la mortalità di tipo continuo, piuttosto che dicotomico (iperglicemia/normoglicemia).  Se gli studi futuri confermeranno poi il ruolo favorente dell’iperglicemia nella patogenesi del carcinoma mammario, pancreatico e di quello del colon, i dati epidemiologici attuali necessiteranno di un’ulteriore revisione sostanziale.

Lancet. 2006;368(9548):1651-1659
PubMed

Da www. Aemmedi.it , a cura di Antonio Vetrano , diabetologo

Istituto per lo studio e la cura del diabete - Centro di diabetologia accreditato SSN
Regione Campania - Centro di Ricerca sul Piede Diabetico e sull'Educazione Alimentare
decreto n.315 del 19-12-2004
Via XXV aprile, complesso Ex Abetaia - Casagiove - 81022
 
ultimo aggiornamento domenica 27 giugno 2010 12.48.49
email: info@diabetologia.it      webmaster: Pietro Tatavitto, DAMA s.a.s.