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Obesità infantile: bambini e adolescenti vittime del marketing

4 aprile 2007 (Congresso Medico) – I bambini americani consumano attualmente molte più calorie di quante ne utilizzino per l’attività fisica; questo fenomeno, secondo quanto riportato nell'editoriale della Dott.ssa Marion Nestle (New York, USA) (1), è la diretta conseguenza di un nuovo tipo di marketing per i prodotti alimentari che si rivolge direttamente ai minori.

Si tratta di un marketing che cerca di convincere bambini e adolescenti che devono nutrirsi con quanto essi stessi ritengano preferibile, dal momento che gli adulti non sarebbero in grado di scegliere per loro. Negli ultimi 12 anni le aziende alimentari hanno immesso sul mercato circa 600 nuovi prodotti: solo il 25% di essi sarebbe costituito da alimenti da forno, cibi per l'infanzia e acque minerali; il 75% è composto da caramelle, gomme da masticare, dolciumi vari e merendine salate. Target pubblicitario di questi nuovi prodotti (attraverso la TV, i giochi, i film, le canzoni, Internet e gli SMS) sono i minori: soggetti non in grado di distinguere tra finzione e realtà, spinti a nutrirsi di alimenti insani, ipercalorici e poco nutrienti, ma altamente redditizi per le aziende produttrici. Più del 30% delle calorie della dieta di un bambino americano medio deriva da dolci, spuntini salati, cibi fast-food e bevande zuccherate (queste ultime responsabili del 10% dell’introduzione calorica totale!).

Tale smodato consumo di cibi ipercalorici sarebbe figlio di un marketing martellante che, secondo le ricerche condotte dall'Institute of Medicine, influenzerebbe le preferenze alimentari dei minori aumentando il rischio di obesità nella popolazione nazionale. La maggior parte dei bambini di età >/=2 anni sarebbe in grado di riconoscere i prodotti nei supermercati, e di richiederli chiamandoli per nome.

Come sostiene la Dott.ssa Michelle Mello (Boston, Massachusetts; USA), sullo stesso numero della rivista (2), nuove leggi sono state introdotte con l’intenzione di combattere l’obesità e promuovere uno stile di vita più sano, ma hanno provocato forti reazioni negative da parte delle industrie alimentari (e non solo), che si richiamano alla libertà di scelta e di parola.

Come combattere l’obesità, se il 60% circa delle scuole secondarie ha macchinette per la distribuzione di bevande ipercaloriche? Se la maggior parte degli istituiti scolastici offre pasti preconfezionati eccedenti i limiti federali per il contenuto di grassi saturi e totali? Se solamente il 28% degli studenti partecipa alle lezioni di educazione fisica?

Un tentativo per porre rimedio al problema è dato dall’applicazione di tasse sui cibi ricchi in zuccheri, dall’abolizione o riduzione delle pubblicità sui cibi ipercalorici durante i programmi televisivi rivolti ai minori, e dall’obbligo di dedicare pari risorse alla promozione dell’esercizio fisico; iniziative ostacolate da barriere politiche ed economiche, e limitate a pochi stati degli USA. Scarsa l'efficacia anche delle etichette nutrizionali imposte dall'FDA: solamente una piccola percentuale di consumatori leggerebbe tali indicazioni, malgrado tale abitudine si associ a scelte alimentari più sane.

1) N Engl J Med 2006; 354(24): 2527-2529
PubMed

2) N Engl J Med. 2006;354(24):2601-2610.
PubMed

Da www.aemmedi.it

A cura di Gianluca Ruffa , internista

Istituto per lo studio e la cura del diabete - Centro di diabetologia accreditato SSN
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ultimo aggiornamento domenica 27 giugno 2010 12.48.49
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