diabete, , ,

 

 

Home
Chi siamo
Il diabete
Il diabete mellito a fumetti
Il diabete alimentare
In Primo Piano
Patologie associate
Le complicanze
L'alimentazione
Associazioni e centri
Medici in linea
Terapia e cura del diabete
Trapianti
Le leggi in Italia
News
Rubriche
Test
Iniziative umanitarie
Il Nuovo Dizionario
Cerca nel sito
Segnala questo sito
Arte e storia
Links
 

REVISIONE DELLA LETTERATURA SU DIABETE E ATTIVITA’ FISICA

L’attività fisica di lieve entità nel postprandiale riduce l’incremento della glicemia.

Arme T. Hostmark, Gunn Seim Ekeland, Anne Cathrine Beckstrom, Helge Dyre Meen

Partendo dalla premessa che l’entità e la durata dell’incremento della glicemia postprandiale sembrano essere un importante fattore di rischio per il diabete mellito di tipo2 e per le patologie coronariche , in questo studio gli Autori hanno valutato l’effetto di un’attività fisica lieve sulla glicemia dopo pasto. Sono stati studiati 39 soggetti sani di sesso femminile, normopeso: nove giovani (18-25 anni) e dieci di mezza età  (45-65 anni ) sedentarie (attività fisica meno di una volta alla settimana); dieci giovani e dieci di mezza età allenate (attività fisica regolare tre volte alla settimana). Lo studio si svolgeva in due giorni diversi. Il primo giorno le partecipanti ingerivano in 15 minuti un pasto costituito da cornflakes (1 kg di carboidrati per kg di peso corporeo). La glicemia capillare (Glucometer Elite) veniva determinata dai 15’ ai 120’ successivi al pasto, mentre i soggetti erano in condizioni di riposo. Il secondo giorno ripercorreva tutte le tappe del primo, ma includeva una seduta di attività fisica lieve (30’ di bicicletta) dopo la fine del pasto. I dati raccolti hanno dimostrato che in entrambi i trias (con/senza attività fisica), indipendentemente dall’età e dall’allenamento dei soggetti, un’attività fisica di lieve intensità per 30’, dopo un pasto di carboidrati, è in grado di limitare l’entità e la durata dell’iperglicemia postprandiale con effetto paragonabile a quello dei farmaci ipoglicemizzanti orali, verosimilmente per l’incremento dell’estrazione del glucosio plasmatici da parte del muscolo in contrazione. Dunque, oltre ai dati relativi ai benefici dell’attività fisica aerobica già noti in letteratura, questo studio offre un  ulteriore rinforzo all’importanza  dell’esercizio fisico di lieve-modesta entità ai fini preventivi (in particolare per il diabete di tipo 2 e le patologie coronariche) anche per la popolazione sana normopeso. I meccanismi di adattamento indotti dall’esercizio fisico sulla capacità del muscolo scheletrico di aumentare la captazione del glucosio circolante sono stati già ben studiati e riguardano sia l’aumentata sensibilità all’azione insulinica che l’estrazione  di glucosio indotta direttamente dall’esercizio, probabilmente mediata dall’ossido nitrico. Nella fase post-prandiale è presumibile che l’aumentata sensibilità insulinica  sia responsabile dell’effetto di riduzione dell’iperglicemia descritto in questo articolo.

Da Diabete in Movimento ,ottobre 2006 , anno 5 , numero

A cura di Prisco Di Caprio, medico dello sport

Istituto per lo studio e la cura del diabete - Centro di diabetologia accreditato SSN
Regione Campania - Centro di Ricerca sul Piede Diabetico e sull'Educazione Alimentare
decreto n.315 del 19-12-2004
Via XXV aprile, complesso Ex Abetaia - Casagiove - 81022
 
ultimo aggiornamento domenica 27 giugno 2010 12.48.49
email: info@diabetologia.it      webmaster: Pietro Tatavitto, DAMA s.a.s.