|
Diabete di tipo 2, questioni di
geni
Una ricerca britannica che ha seguito
circa 2.700 persone di mezza età per 15 anni ha dimostrato che il gene
TCF7L2 – scoperto nella popolazione dell’Islanda e associato a un
maggior rischio di diabete di tipo 2 – è assai diffuso in tutta la
popolazione europea e avrebbe un ruolo paragonabile addirittura a
quello dell’obesità nell’insorgenza della malattia. Quando è presente in
forma mutata, infatti, provoca un aumento del 50% del rischio di
diabete, e addirittura ne provoca il raddoppio quando è presente in
duplice copia. Lo studio, pubblicato sul “Journal of Molecular
Medicine”, è stato condotto da Steve Humphries e colleghi del Centro di
genetica cardiovascolare dell’University College di Londra, che dopo
aver seguito per 15 anni 2.676 europei hanno verificato che anche nelle
popolazioni di origine indo-asiatica e afro-caraibica la presenza di una
o due copie del gene TCF7L2 mutato comporta un analogo incremento di
rischio di diabete. << Anche se il sovrappeso è il principale fattore di
rischio, sta diventando chiaro che il corredo genetico di un individuo
ha un forte impatto sulla possibilità che svilupperà il diabete>> spiega
Humphries. <<Il nostro è il primo studio che ha seguito uomini sani
dimostrando che la presenza di questo gene comporta un rischio così
grande>>. Non è ancora noto il meccanismo attraverso il quale il gene
favorisce il diabete, ma si ritiene che esso svolga un ruolo nel
pancreas, dove viene prodotta l’insulina.
Da IL SOLE 24
ORE Sanita’ , novembre 2006
A cura di
Brigida Cioffi |