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Ruolo
protettivo delle diete vegetariane nel diabete di tipo 2
Diversi
studi, tra i quali il
Nurses’ Health Study e la
European Prospective
Investigation, hanno dimostrato come l’assunzione di carni
rosse e processate possa incrementare il rischio di sovrappeso e di
diabete di tipo 2. Le diverse diete vegetariane, per contro, possono
esercitare un ruolo protettivo nei confronti dell’obesità e del diabete.
Diabetes Care
ha pubblicato uno studio trasversale firmato dalla Dott.ssa
Serena Tonstad
e coll. (Loma Linda, California; USA), condotto su una coorte
prospettica di oltre 60.000 membri della Chiesa Avventista del Settimo
Giorno di Stati Uniti e Canada, dal 2002 al 2006. Lo studio, denominato
Adventist Health Study-2,
aveva lo scopo di esaminare il legame esistente tra diete vegetariane e
rischio di obesità e diabete di tipo 2.
I
partecipanti all’indagine (prevalentemente non fumatori; maschi=40%)
hanno risposto a dei lunghi questionari che prevedevano numerose domande
relative ai dati demografici, antropometrici, all’anamnesi personale e
allo stile di vita, con informazioni sulla frequenza di assunzione dei
vari alimenti (130 voci, da 7 a 9 categorie di risposta). All’analisi di
regressione logistica aggiustata per le multivariate, i soggetti che
seguivano una dieta vegana (nessun prodotto di origine animale) hanno
presentato il BMI più basso (23,6 kg/m2); tale parametro aumentava
parallelamente all’introduzione di prodotti di origine animale con la
dieta: 25,7 kg/m2 nei latto-ovo vegetariani (consentiti uova, latte e
prodotti caseari); 26,3 kg/m2 nei pesco-vegetariani (consentiti uova,
prodotti caseari e pesce); 27,3 kg/m2 nei semi-vegetariani (consentita
anche la carne, ma non più di una volta la settimana); e 28,8 kg/m2 nei
non vegetariani.
Anche la
prevalenza del diabete seguiva lo stesso andamento: dal 2,9% per i
vegani al 7,6% per i non vegetariani, con tassi intermedi per le altre
categorie. I vegetariani presentavano una riduzione significativa del
rischio di diabete di tipo 2, rispetto ai non vegetariani, anche dopo
correzione per età, sesso, etnia, livello d’istruzione, reddito,
attività fisica, tempo speso davanti alla televisione, abitudini del
sonno, assunzione di alcolici e BMI, con i seguenti odds ratio: 0,51 per
i vegani (IC 95% 0,40-0,66); 0,54 per i latto-ovo vegetariani (IC 95%
0,49-0,60); 0,70 per i pesco-vegetariani (IC 95% 0,61-0,80); e 0,76 per
i semi-vegetariani (IC 95% 0,65-0,90).
Tra i limiti
dello studio, gli autori citano la mancanza d’informazioni sul carico
glicemico delle varie diete, il disegno dello studio, un possibile bias
di popolazione (potenzialmente non rappresentativa di quella generale) e
l’auto-compilazione dei questionari. Secondo gli autori, il
vegetarianesimo eserciterebbe i suoi effetti protettivi nei confronti
del peso favorendo l’assunzione di alimenti con un potere saziante
maggiore.
Diabetes
Care 2009;32:791-796
Da
www.aemmedi.it
, luglio 2009 |