Anoressia e
bulimia : prima causa di morte per malattia tra le ragazze

I disturbi del
comportamento alimentare (DCA) costituiscano la prima causa di morte per
malattia tra le giovani donne nella fascia di età compresa tra i 12 e i
25 anni. Ad affermarlo sono gli esperti della Società italiana per lo
studio dei disturbi del comportamento alimentare (www.disturbialimentazione.it)
nel corso di un incontro svoltosi oggi (12 marzo) a Roma, presso il
Policlinico Umberto I con la partecipazione, tra gli altri, dell'0n.le
Francesca Martini, Sottosegretario al Lavoro, Salute e Politiche
Sociali; del Prof. Roberto Ostuzzi, presidente della Sisdca, Società
italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare,
psicoterapeuta e responsabile del Centro Disturbi Alimentari di
Arcugnano (VI); del Prof. Paolo Santonastaso, Ordinario di psichiatria
presso l’Università di Padova e del Prof. Massimo Cuzzolaro, Università
La Sapienza di Roma.
“Si tratta di
patologie in continuo aumento – ha dichiarato il prof. Ostuzzi - tanto
da rappresentare ormai un vero allarme socio-sanitario. Fare accettare
una terapia a chi soffre di un DCA è particolarmente difficile per la
natura stessa della malattia ed è proprio questo elemento che determina
la frequente cronicizzazione della patologia”.
Il problema è quindi
come fare per attuare le cure ‘salvavita’ e garantire una continuità di
trattamento.
“La terapia per
essere accettata ha bisogno di un preciso percorso che cerchi di
coinvolgere le ragazze e creare con loro la necessaria relazione – ha
continuato Ostuzzi - Certamente nelle situazioni più gravi è a volte
necessario ricorrere a trattamenti salvavita coercitivi. Questo è molto
difficile da attuare stante le norme attuali che regolano il Trattamento
Sanitario Obbligatorio. E’ proprio questo il tema che vogliamo sollevare
con la nostra conferenza, proponendo delle nuove modalità operative che
possano risultare più utili e praticabili invece che ricorrere al TSO da
attuarsi nei Servizi Psichiatrici”.
Nel corso
dell'incontro è stato più volte sottolineato come le DCA siano patologie
gravi, invalidanti, con elevato indice di mortalità. Colpiscono
abitualmente giovani donne in età compresa tra i 12 e i 25 anni,
richiedono cure prolungate il cui esito è favorevole nel 70% dei casi,
mentre nel 30% dei casi si parla di malattia molto resistente alle cure
e cronicità. Attualmente, la prevalenza di Anoressia Nervosa e Bulimia
Nervosa nella popolazione generale è dello 0.2% - 0.3%: in Italia, su
circa 60 milioni di abitanti, si possono calcolare 150/200 mila ragazze
malate. A queste vanno aggiunti casi atipici e i casi di non altrimenti
classificati (EDNOS), per cui i numeri si possono triplicare.
E’ forte il rischio
di cronicizzazione con l’insorgenza di complicanze mediche e
psichiatriche. La mortalità per suicidio o per complicanze somatiche
conseguenti alla malnutrizione è del 10% a dieci anni dall’esordio e del
20% a venti anni: costituisce la prima causa di morte per malattia nella
fascia di età compresa tra i 12 e i 25 anni, in pazienti di sesso
femminile (0,56% / anno).
La difficoltà di
accettare un cura è uno dei più importanti fattori di cronicizzazione.
Sono ragazze lucide, intelligenti, studiano con profitto o lavorano
bene, sono capaci di spiegare la propria situazione ma, nonostante la
piena comprensione dei rischi della loro scelta, continuano a negare il
consenso alle cure, talvolta preferendo la morte all’aumento di peso o
alla perdita di controllo sul proprio corpo.
Da tutti questi
aspetti, dalla gravità delle condizioni al rifiuto delle cure, dalla
capacità di fare tante cose ma l’incapacità di scegliere, nasce il
quesito se attuare le cure “salvavita” in modo coercitivo.
Il TSO dispone che
una persona possa essere sottoposta a cure psichiatriche contro la
propria volontà. È un provvedimento emanato dal Sindaco, in presenza di
due certificazioni mediche che attestino che la persona si trova in una
situazione mentale di alterazione tale da necessitare di urgenti
interventi terapeutici, che gli interventi proposti sono stati
rifiutati, ma non è possibile adottare tempestive misure
extraospedaliere. Il ricovero avviene, usualmente, presso i reparti di
psichiatria degli ospedali generali (SPDC – Servizi Psichiatrici di
Diagnosi e Cura - competente per territorio): questi reparti accolgono
quasi sempre solo adulti. In mancanza di posti letto nel SPDC
competente, è data facoltà di espletare il TSO presso il SPDC più
vicino.
Il TSO per anoressia
nervosa e per bulimia è, in Italia, rarissimo; nei Paesi anglosassoni è
almeno quindici volte più frequente. E’ diffusa infatti l’ opinione che
il TSO non si possa applicare nella maggior parte dei casi di rifiuto
delle cure e così anche nei disturbi dell’alimentazione. Si deve però
tener conto che nei DCA il rifiuto non riguarda le cure in generale, ma
solo il cambiamento del comportamento alimentare, necessario al recupero
ponderale: cambiamento cruciale nella fase critica di pericolo di vita.
Non si può dimenticare, inoltre, che queste pazienti, pur essendo in
genere molto intelligenti, preferiscono, come si è detto, la morte
all’aumento di peso.
Gli esperti della
SISDCA honno quindi messo in evidenza come il TSO trovi difficile
applicazione in pazienti atipici, come adolescenti affetti da anoressia
nervosa, che corrono spesso rischi elevatissimi di morte per
malnutrizione o per le sue complicanze somatiche e psichiche, per una
serie di motivi:
-
Le
pazienti sono usualmente seguite da strutture specializzate nei DCA,
gestite da professionisti diversi da quelli che operano nei SPDC.
-
Nei
SPDC, i pazienti hanno caratteristiche cliniche e comportamentali
molto diverse dai soggetti con DCA; la convivenza è spesso
controproducente.
-
Il
personale dei SPDC assai spesso non conosce i problemi dei DCA e,
soprattutto, non è preparato a trattare la grave malnutrizione
tipica di queste patologie con i relativi rischi e complicanze.
-
Gli
operatori dei SPDC non conosce le pazienti con DCA che arrivano a
queste strutture e non può essere in grado di trattare queste
emergenze.
-
Anche quando il trattamento nei SPDC configura risultati
significativi, il ritorno alle strutture o ai curanti che hanno
chiesto il TSO presenta grandi difficoltà di continuità terapeutica.
In sostanza, queste
pazienti sono curate da medici che di fatto non sono in grado di
promuovere un TSO e vengono inviate ad altri medici che di fatto
hanno difficoltà a valutarne la gravità e ad attuare la cura adeguata.
Sulla base di queste
considerazioni la SISDCA ritiene necessario rivedere le procedure di
attivazione del TSO per queste patologie, coinvolgendo sul piano
valutativo i medici delle strutture dedicate alla cura dei DCA e
dedicando ai ricoveri coatti strutture medico-psichiatriche
specializzate nei DCA e non solo quelle psichiatriche, come i SPDC.
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