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Trattamento anti-ipertensivo nell’insufficienza renale cronica

Generalità

Il controllo dell’ipertensione arteriosa rappresenta sicuramente uno dei principali interventi terapeutici nei pazienti con insufficienza renale cronica. Tale trattamento non solo è importante, come nella popolazione generale, per prevenire gli eventi cardiovascolari, ma è in grado di rallentare la progressione delle nefropatie croniche. Tale effetto è in parte dipendente dalla riduzione della proteinuria, che a sua volta è secondaria alla riduzione dei valori pressori ed all’effetto antiproteinurico che alcuni farmaci anti-ipertensivi possiedono indipendentemente dall’effetto pressorio . È stato, infatti, dimostrato che la proteinuria, oltre ad essere un marker di severità della nefropatia sottostante, è in grado di per sé di peggiorare la funzione renale e che la severità della proteinuria correla con la velocità di progressione dell’insufficienza renale

Ruolo della riduzione dei valori pressori nel rallentare la progressione dell’insufficienza renale cronica

Negli ultimi anni, sono stati effettuati diversi studi per valutare se una riduzione dei valori pressori sia in grado di rallentare la progressione dell’insufficienza

renale cronica. Sulla base dei dati emersi dallo studio MDRD , il target pressorio che deve essere ottenuto per massimizzare la nefroprotezione deve tenere conto dei valori di proteinuria e del grado di compromissione della funzione renale già esistente.

Il valore di pressione arteriosa da raggiungere deve essere almeno pari a quello consigliato nella popolazione generale  nei pazienti a basso rischio di progressione (proteinuria < 1g/24h); mentre deve essere più stretto nei pazienti con proteinuria più elevata.

È stato dimostrato che valori pressori di 125/75 mmHg sono ben tollerati dai pazienti con ipertensione essenziale e con ipertensione ed insufficienza renale

Il controllo stretto dei valori pressori durante il trattamento conservativo dell’insufficienza renale è quindi particolarmente importante, non solo per rallentare la progressione della nefropatia di base, ma anche per ridurre l’incidenza di eventi cardiovascolari in questi soggetti.

Raccomandazione

Al fine di ridurre il rischio cardiovascolare, si suggerisce un trattamento aggressivo dell’ipertensione arteriosa nei pazienti con IRC (􀀩 130/85 mmHg nei pazienti con meno di 60 anni, 􀀩 140/90 mmHg nei soggetti più anziani).

 

Da  Giornale Italiano di Nefrologia / Anno 20, S-24 2003/pp. S48-S60

        Linea Guida per la terapia conservativa dell’insufficienza renale cronica

 Coordinatore: B. Cianciaruso

 Estensori: G. Barsotti, L. Del Vecchio, G. Garibotto, M.G. Gentile,

 L. Oldrizzi

 Revisori: E. Ancarani, F. Aucella, G. Cancarini, A. De Vecchi, G. Fuiano,

M. Gallucci, R. Minutolo, G. Panarello, G. Quintaliani

 

Estratto a cura di Tina Verrusio , diabetologa

Istituto per lo studio e la cura del diabete - Centro di diabetologia accreditato SSN
Regione Campania - Centro di Ricerca sul Piede Diabetico e sull'Educazione Alimentare
decreto n.315 del 19-12-2004
Via XXV aprile, complesso Ex Abetaia - Casagiove - 81022
 
ultimo aggiornamento domenica 27 giugno 2010 12.48.49
email: info@diabetologia.it      webmaster: Pietro Tatavitto, DAMA s.a.s.