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L’autocontrollo :  a chi serve ?

 Innanzitutto al paziente perchè solo così si rende conto che qualcosa non va : è uno strumento che aiuta la consapevolezza della malattia, e’ un valido aiuto quando si  imposta la terapia. lo studio osservazionale effettuato da una ‘mutua privata’ californiana, la Kaiser, su persone con ogni forma di diabete e seguiti con gli stessi metodi. Nei 18 mila pazienti analizzati una maggiore frequenza dell’autocontrollo glicemico era associata a un compenso glicemico sisuramente migliore per i pazienti con diabete di tipo 1 e 2 curate sia con terapia insulinica sia con antidiabetici orali la rilevazione più o meno frequente delle glicemie è un punto di partenza, non di arrivo ..il paziente deve essere messo in grado di fare dei ragionamenti e di prendere delle decisioni sulla base delle glicemie rilevate per adattare la terapia .E’ necessaria una formazione attenta e continua, costruita nel corso di ogni incontro e verificata anche a distanza di anni.Intervenendo in questo modo è possibile migliorare un dato preoccupante: troppe persone con il diabete trascurano l’autocontrollo della glicemia. Da uno studio italiano svolto su 2855 persone con diabete, emerge che il 38% si controlla meno di una volta alla settimana. Tra le persone meno portate a controllare la glicemia ci sono gli ultrasessantacinquenni e le persone con maggiore sovrappeso o obesità.

I diari sono diventati parte integrante delle nostre visite e  sono espressione  di come il paziente affronta la sua malattia . La modalità di compilazione ci possono fare capire meglio l’atteggiamento del paziente e la sua compliance.

Quante volte?


La frequenza dei controlli varia  a seconda della terapia e del ‘tipo di diabete’.

Il paziente con diabete di tipo 1 deve svolgere, di regola, 4 controlli quotidiani della glicemia che diventano più numerosi durante malattie intercorrenti e nelle fasi di sistemazione della terapia , Il paziente con diabete tipo 2 insulinotrattato, con terapia insulinica non intensiva o terapia  con insulina e ipoglicemizzanti orali, dovra’ eseguire tanti controlli quante sono le iniezioni di insulina:.
Nel diabete di tipo 2 trattato con ipoglicemizzanti orali la frequenza consigliata dei controlli varia a seconda della condizione e della terapia. Se vengono utilizzati farmaci che possono determinare ipoglicemia, possono servire misurazioni  piu’ frequenti.

Se vengono utilizzati farmaci che non determinano ipoglicemia (farmaci insulinosensibilizzanti ) o solo dieta ed esercizio fisico non sempre è necessario un controllo quotidiano, i controlli però devono riguardare tutto l’arco della giornata .
Gli schemi possibili sono diversi e vanno adattati alla condizione e alle abitudini di vita del paziente. Si può suggerire uno schema ‘a scacchiera’ nel quale la misurazione è effettuata ogni giorno della settimana in un momento diverso, magari a settimane alterne o una al mese.

Altro metodo consiste nell’effettuare  ogni tanto  6 o 7 controlli effettuati nella stessa giornata.

I costi della sanità sono un aspetto sempre più critico  :I limiti posti dalle Regioni e ASL al numero di strisce prescrivibili per un singolo paziente rischiano di avere un effetto importante sulla salute generale. E' ormai dimostrato che il miglioramento del compenso glicemico si associa a una riduzione delle complicanze croniche del diabete .

Numerosi studi studi hanno evidenziato che il miglioramento del compenso glicemico si associa anche a una riduzione della spesa sanitaria, dimostrabile già dopo 1-2 anni.

 

Paola Maida , diabetologa

Istituto per lo studio e la cura del diabete - Centro di diabetologia accreditato SSN
Regione Campania - Centro di Ricerca sul Piede Diabetico e sull'Educazione Alimentare
decreto n.315 del 19-12-2004
Via XXV aprile, complesso Ex Abetaia - Casagiove - 81022
 
ultimo aggiornamento domenica 27 giugno 2010 12.48.49
email: info@diabetologia.it      webmaster: Pietro Tatavitto, DAMA s.a.s.