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CGM E Controllo metabolico: Gravidanza ,Sistemi Real Time

 

I possibili vantaggi dell’utilizzo del CGM  in pazienti con diabete gestazionale sono rappresentati dalla possibilità di raggiungere un target normoglicemico, iniziare o aggiustare la terapia insulinica, migliorare il profilo glicemico delle pazienti e ridurre di conseguenza il rischio di complicanze fetali legate al parto. In uno studio in pazienti con diabete di tipo 1 e 2 pre-gestazionale l’utilizzo del monitoraggio per 7 giorni durante ciascun trimestre di gravidanza ha evidenziato come durante le prime 8 settimane di gestazione il tempo trascorso in euglicemia (70-140 mg/dl) risultasse pari a solo 12 ore al giorno e, nonostante l’intervento di un team multidisciplinare ed un protocollo intensivo, il risultato al termine della gravidanza aumentasse a 16 ore al giorno. Inoltre, durante le fasi critiche dell’organogenesi le pazienti con diabete di tipo 2 trascorrevano in condizioni di iperglicemia un tempo paragonabile a quello delle pazienti con diabete di tipo 1. È verosimile pertanto che, al di là della sua utilità clinica, il CGM possa contribuire a definire nel prossimo futuro nel dettaglio la reale condizione di normoglicemia della gravidanza e, come conseguenza, suggerire in maniera più appropriata gli obiettivi terapeutici necessari per condurre con successo a termine la gravidanza nelle pazienti con diabete pre-gestazionale.

 

Controllo metabolico e sistemi Real-Time

 

La disponibilità di sistemi CGM  in Real-Time consente al paziente di visualizzare il valore di glicemia ed utilizzare nel tempo le informazioni ottenute con vantaggi rispetto al tradizionale controllo domiciliare. Alcuni studi hanno dimostrato che questo tipo di informazioni è in grado di migliorare il tempo trascorso in condizioni di euglicemia e ridurre i valori di HbA nel breve termine. Nel 2006 venne pubblicato un primo studio che utilizzava il sensore in Real-Time (Guardian Real-Time, Medtronic) da Deiss et al. In una popolazione mista di pazienti adulti e bambini con diabete di tipo 1 in controllo metabolico mediocre, al termine di un periodo di osservazione di 3 mesi, si evidenziava una significativa diminuzione della HbA (-1,1%) nel gruppo che utilizzava in continuo il monitor glicemico rispetto a quello gestito con autocontrollo glicemico tradizionale. Risultati intermedi erano segnalati in un terzo gruppo, nel quale il monitor era applicato ad intermittenza per 3 giorni ogni 2 settimane. Questo studio è stato il primo a suggerire un effetti dose-risposta legato all’utilizzo del CGM nel paziente diabetico. In particolare il 95% dei pazienti modificava il regime insulinico terapeutico sulla base delle informazioni ottenute dal monitoraggio in continuo.

Di particolare importanza sia per la durata dello studio che per la consistenza del campione esaminato appaiono gli studi pubblicati negli ultimi 2 anni. Nel 2008 il Juvenil Diabetes Research Foundation (JDRF) CGM Study Group ha pubblicato i risultati del maggior studio RCT svolto in una popolazione mista di 322 adulti e bambini con diabete di tipo 1, con diversi gradi di compenso metabolico, nel quale per un periodo di 6 mesi la gestione della terapia insulinico si basava sulle informazioni ottenute da un sistema CGM Real-Time o mediante autocontrollo domiciliare convenzionale. I partecipanti allo studio erano suddivisi i 3 fase di età (>25, tra 15-24 e tra 8-14 anni) e venivano mensilmente valutati dallo staff medico. Il principale risultato dello studio,  ha evidenziato una riduzione significativa nel controllo glicemico e nell’ HbA rispetto al basale  nella popolazione adulta (> 25 anni), mentre non si osservavano differenze significative negli altri 2 gruppi più giovani. Una successiva analisi evidenziava nel gruppo di età 8-14 anni miglioramento significativo del controllo glicemico con un maggior numero di soggetti che raggiungeva il target di HbA < 7% in assenza di episodi di grave ipoglicemia. I dati relativi all’utilizzo del sensore si sono rivelati come le informazioni più interessanti dello studio. Infatti vi era una relazione diretta tra la durata dell’utilizzo del monitoraggio glicemico ed il miglioramento del controllo metabolico. L’ 83% dei pazienti adulti utilizzava infatti il sensore almeno per 6 giorni alla settimana rispetto l 30% nel gruppo 15-24 anni ed il 50% nel gruppo più giovane. A conferma di tale risultato, l’utilizzo quotidiano del sensore si associava a riduzioni di HbA sovrapponibili nei 3 gruppi di pazienti.

Inoltre, è interessante sottolineare che nel gruppo di pazienti adulti non si è verificato un aumento degli episodi di ipoglicemia grave nonostante un miglioramento dei valori di HbA.

Recentemente uno studio dello stesso gruppo ha valutato l’efficacia del CGM Real-Time in una popolazione di adulti e giovani diabetici nei quali il controllo metabolico all’inizio dello studio risultava già ottimale (HbA <7%) mediante uno studio della durata di 6 mesi. Nello studio erano valutati non solo i valori di HbA ma anche il numero di episodi di ipoglicemia grave ed il tempo trascorso con valori di glicemia <70mg/dl. I risultati hanno evidenziato come nel gruppo che utilizzava il CGM i valori di glicemia <70mg/dl si riducessero al 33% e quelli <60mg/dl addirittura del 50% senza modifiche dei valori di HbA rispetto all’inizio dello studio (6,4%). Al contrario, nel gruppo di controllo l’ HbA aumentava da 6,5 a 6,8% senza variazioni nella frequenza degli episodi di ipoglicemia biochimica. In entrambi i gruppi infine la frequenza di episodi di ipoglicemia grave risultava la metà rispetto agli episodi riscontrati  nel gruppo di pazienti in terapia intensiva del DCCT (62 eventi/100 pazienti/anno).

Le importanti osservazioni di questi 2 studi sono state recentemente confermate da Bode che ha dimostrato come la popolazione adulta di età > 25 anni i benefici dell’utilizzo del CGM Real-Time si protraggono nel tempo anche dopo un anno dall’inizio dello studio. In questi soggetti la frequenza di episodi di gravi ipoglicemie risultava ulteriormente ridotta fino a valori pari a 7 episodi/100 pazienti/per anno senza peraltro peggioramenti del controllo metabolico, con valori di HbA invariati rispetto all’inizio dello studio.

Da quanto emerso appare evidente l’importanza che riveste l’aderenza all’utilizzo del sensore del glucosio e a un suo utilizzo prolungato nel tempo da parte del paziente diabetico. In affetti, come dimostrato da uno studio anglosassone in cui il sensore (GlucoWatch Biographer, CGMS) e la sua frequenza di utilizzo avvenivano in maniera occasionale, i vantaggi legati a questi nuovi dispositivi possono risultare inefficienti per migliorare il controllo metabolico rispetto al controllo glicemico mediante reflettometro tradizionale.

 

Alberto Maran

 

Da Collana Editoriale AMD

Aggiornamenti 2010

Direttore  Scientifico: Carlo B.Giorda

 

Estratto a cura di Andrea Tatavitto,diabetologo

Con la collaborazione di Concetta Sacco

 

Istituto per lo studio e la cura del diabete - Centro di diabetologia accreditato SSN
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decreto n.315 del 19-12-2004
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ultimo aggiornamento giovedì 30 settembre 2010 21.33.40
email: info@diabetologia.it      webmaster: Pietro Tatavitto, DAMA s.a.s.