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La prima colazione che aguzza l' ingegno

 

 Bene la frutta e lo yogurt. Ma anche il cornetto non è da bocciareIl 70 per cento degli italiani inizia la giornata mangiando qualcosa ma per i nutrizionisti non quanto è necessario *** Il «picco» improvviso di zucchero nel sangue non sembra giovare al buon funzionamento delle cellule cerebrali L' indice glicemico: una questione di velocità

 

 

 

Anche se i nutrizionisti affermano che nel nostro Paese la maggior parte delle persone al mattino si limita ad un caffè al volo, le rilevazioni Istat sembrano contraddirli: il 75 per cento degli italiani «farebbe» una prima colazione adeguata, con latte, yogurt, cereali o, al bar, cornetto e cappuccino. «Mi sembrano dati troppo rosei - commenta Gabriella Gentile, direttore del reparto di nutrizione clinica dell' ospedale Niguarda di Milano -. La mia impressione è che molti al mattino non introducano le calorie che sarebbero necessarie, che si tratti cioè di un pasto misero, consumato in gran fretta». Pare di capire che al risveglio mangiare faccia bene, ma che cosa accompagnare al cappuccino per avviare la giornata in modo brillante? Il cornetto, i cornflakes, il muesli o una banana? La risposta potrebbe essere banale: i nutrizionisti ripetono all' infinito che la colazione deve garantire il 20-30 per cento dell' apporto calorico giornaliero, senza essere però carica di grassi. Diventa complessa se ci si chiede quale di queste scelte favorisca di più le performance intellettuali, in pratica faccia funzionare meglio i nostri neuroni. Un fatto inconfutabile è che le cellule cerebrali per lavorare hanno bisogno di zucchero, ovvero di glucosio (lo fanno persino in condizioni di digiuno). Ma per «accenderle» al meglio di prima mattina come deve arrivare loro questo carburante, in gran quantità nel giro di poco tempo o in concentrazioni più modeste e per un periodo più lungo? Per dirimere il dubbio ci viene in aiuto il fatto che gli alimenti, compresi quelli della colazione, possono venir classificati a seconda del loro indice glicemico, ovvero in base alla velocità con cui aumenta la concentrazione di glucosio nel sangue, detta glicemia, dopo averli mangiati o bevuti (il riferimento è il glucosio stesso considerato pari a 100). Fra quelli con un alto indice ci sono i cornflakes, i cocopops, le palline di riso soffiato e cioccolato che tanto piacciono ai ragazzi, il pane bianco; fra quelli a basso il latte intero, le barrette di crusca, il succo di arancia e la banana. Il muesli e il cornetto, se non è farcito di marmellata o di crema, i biscotti secchi e il pane integrale si posizionano fra quelli ad indice intermedio. Ed è proprio questo parametro che ha consentito a Leigh Gibson, biopsicologo dell' università londinese di Roehampton, di condurre una serie di esperimenti abbastanza semplici, ma originali. Dopo avere revisionato molti degli studi condotti finora sugli effetti del glucosio sul cervello, Gibson si è convinto che al cervello il carburante la mattina deve arrivare con una certa lentezza e che, al contrario, un torrente improvviso di zucchero non giovi più di tanto. In altre parole, per le nostre «circonvoluzioni» meglio una banana dei cornflakes. Sulla scorta di esperimenti condotti sugli animali, il biologo londinese ha chiesto a volontari sani di sottoporsi ad un semplice test di memoria, una lista di parole da ricordare, dopo aver mangiato alimenti diversi a colazione: il primo gruppo ha consumato fiocchi di crusca (indice glicemico basso, 42), il secondo pane bianco o cornflakes (indice alto, 84). Il test è stato fatto dopo mezz' ora circa e ripetuto dopo due ore. La performance migliore è risultata quella di chi si era nutrito con alimenti che vengono metabolizzati più lentamente e hanno perciò un indice glicemico più basso. «Significativo - commenta Giuliano Enzi, responsabile del centro per la terapia medica e chirurgica dell' obesità del policlinico di Padova -. In realtà c' erano già stati studi in proposito sui ragazzi in età scolare, realizzati soprattutto da neuroendocrinologi, che confermano quanto emerso dai test di Gibson». «Devo dire che questi risultati rafforzano un concetto che noi nutrizionisti andiamo ripetendo da anni - aggiunge Ottavio Bosello, direttore del centro per lo studio dell' obesità dell' università di Verona -. All' organismo non giova tutto ciò che altera l' equilibrio metabolico. Un "picco" glicemico è comunque uno stress per l' organismo, che si trova costretto a mettere in atto tutta una serie di processi per controbilanciarlo. Un principio valido anche per le cellule cerebrali». Gibson è comunque convinto che questi esperimenti taglino con l' accetta una realtà più variegata: pur in un range di normalità, esistono persone con una fluttuazione della glicemia (il livello di zucchero nel sangue) più marcata di altri, soprattutto nelle ore notturne. Sono quelle che al mattino hanno bisogno di una «botta» di zuccheri prontamente disponibili. Insomma, secondo Gibson, se resta valido il principio generale di una colazione a base di latte, yogurt, frutta e pane integrale, c' è qualcuno cui i cornflakes fanno bene. E il cornetto? Se non è troppo carico di crema o di cioccolata, oltre che di burro o di strutto, non sembra proprio da bocciare. Viva comunque la prima colazione: fra le persone che la «saltano» l' obesità miete vittime; è dimostrato. Franca Porciani * * * La scheda L' indice glicemico: una questione di velocità Quando mangiamo un alimento che contiene molti carboidrati, il livello di glucosio nel sangue (glicemia) sale via via che si vanno assimilando gli amidi e gli zuccheri in esso contenuti. La velocità con cui aumenta tale livello in seguito all' ingestione di un certo cibo si chiama «indice glicemico». Valore espresso in termini percentuali rispetto alla velocità con cui aumenta la glicemia dopo l' assunzione di zucchero puro, che ha indice 100. Un esempio: il cornetto della colazione ha un indice di 65; significa che aumenta la glicemia ad una velocità del 65 per cento rispetto a quanto fa il glucosio. Gli alimenti che contengono zuccheri semplici sono quelli che vengono metabolizzati più velocemente e hanno, di conseguenza un indice glicemico alto (danno, cioè, un picco di zuccheri nel sangue). Viceversa i cibi ricchi di carboidrati complessi, il latte intero o la crusca, ad esempio, portano ad un rialzo della glicemia graduale (il loro metabolismo è più lento); hanno, di conseguenza, un indice glicemico basso. Per basso si intende fra 0 e 55, medio fra 55 e 70, alto fra 70 e 100.

 

 

 

Porciani Franca ,   9 settembre, 2007, Corriere della Sera

 

 

 

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ultimo aggiornamento domenica 27 giugno 2010 12.48.49
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