|
Il legame
tra emozioni e cibo

Dr.ssa Maria Pia Cantucci , da www.psicologiapisa.it
E’ piuttosto
frequente l’abitudine di ricorrere al cibo per alleviare uno stato di
frustrazione o superare un momento di grande tristezza causata dalla
solitudine.
Il cibo è
considerato come un analgesico in certe situazioni di disagio
psicologico anche se è evidente che ai problemi precedenti se ne se ne
vanno ad aggiungere altri: cattive e irregolari abitudini alimentari.
La fame emotiva
interferisce spesso con un programma di dimagrimento in quanto il cibo
viene usato come mezzo per reagire ad emozioni negative, allontanando l’
attenzione da quegli stati emotivi che ci riesce difficile tollerare. In
questo modo ci si focalizza sulle immediate conseguenze piacevoli dovute
all’assunzione di un cibo particolarmente gustoso e che in qualche modo,
seppure per un breve periodo di tempo, riesce a placare l’ansia.
Non si tiene
conto purtroppo delle conseguenze a lungo termine rappresentate da un
forte senso di colpa per aver mangiato troppo o di vergogna per non
essere stati in grado si superare un momento di disagio senza ricorrere
al cibo, al quale sovente si chiede di supplire ad alcune nostre carenze
e di soddisfare, ad esempio, il bisogno di compagnia, calore,
rassicurazione, conforto ecc… Queste modalità erronee di affrontare le
emozioni negative non eliminano le cause che stanno all’origine dei vari
problemi emotivi.
Per scoprire se
si è soggetti alla fame emotiva potremmo porci qualche domanda: se
esistono particolari emozioni, situazioni, persone o luoghi che fanno
scattare in noi il desiderio di ricorrere al cibo per superare momenti
di disagio.
E’ importante
identificare il proprio modello di alimentazione per poter intervenire e
correggere quei comportamenti disfunzionali messi in atto per superare
uno stato di malessere psicologico e che ci allontanano da una corretta
e sana alimentazione. Potremmo annotare su un quaderno ciò che si è
soliti mangiare in reazione a determinate emozioni o stati di umore per
capire in quali particolari situazioni scatta la fame emotiva ed
utilizzare successivamente strategie in grado di modificare quei
comportamenti che sono inadeguati. Se sto pensando, ad esempio, che nei
giorni successivi dovrò affrontare un esame universitario, potrei essere
presa dall’ansia e ricorrere ad un barattolo di marmellata per placarla;
se ho timore di non riuscire a fare tutto ciò che ho programmato nel
corso della mattinata potrei lasciarmi trascinare dall’impulso di
mangiare l’intera scatola di cioccolatini a portata di mano sul mobile
di cucina.
Dopo una
settimana di annotazioni potrò fare chiarezza su tutte quelle
circostanze, tenendo conto dell’ora, del luogo e anche delle persone,
che fanno scattare in me il desiderio di far ricorso al cibo in modo
irregolare e soprattutto capire quali emozioni tendono a ripetersi con
maggiore frequenza. Abbiamo già detto che la fame emotiva può essere
scatenata da una dieta ferrea, cioè fortemente ipocalorica e attuata in
modo rigido, tanto da escludere qualsiasi cibo gradevole. Altre attività
piacevoli vengono messe da parte da persone che stanno affrontando una
dieta ipocalorica, privando la quotidianità di ogni minima soddisfazione
e solamente dopo aver raggiunto il peso desiderato si ritorna a forme
molto gratificanti di alimentazione, ad acquistare abiti nuovi o a
partecipare ad una festa. Questo modo di precludersi tante attività
gradevoli non fa altro che aumentare uno stato di frustrazione
alimentato dalla convinzione che se prima non si raggiunge un certo
obiettivo, in questo caso la perdita di peso, non si è meritevoli di
momenti che possano rilassarci o gratificarci.
Sarebbe
opportuno invece essere più tolleranti e rassicuranti nei confronti di
se stessi sviluppando un atteggiamento di autonutrimento, caratterizzato
dalla capacità di trarre piacere dai momenti positivi ed essere in grado
di superare quelli negativi. La mancanza di sensazioni piacevoli che
dovrebbero derivare dalle attività quotidiane e dai rapporti con gli
altri, crea inevitabilmente alcuni vuoti che si tende a riempire in modo
errato con il cibo escludendo la possibilità di ricorrere a modalità
diverse di gratificazione che possano divenire delle sane abitudini,
come coltivare qualche hobby che ci appassiona, dedicarci a cambiare
qualcosa nell’arredamento della nostra casa oppure svolgere un’attività
sportiva per divertimento, ascoltare musica o prenderci cura dei fiori
come pure coltivare un orto. Potreste fare una lista di tutte quelle
attività che vi piacerebbe svolgere e sceglierne qualcuna dando la
priorità a quelle che maggiormente sono in grado di gratificarvi e non
ricorrendo a giustificazioni quali mancanza di tempo o di denaro per
poterle intraprendere.
Per gestire in
modo efficace le proprie emozioni potrebbe essere utile assumere un
atteggiamento mentale definito “mindfulness” o piena consapevolezza che
consiste nel prestare attenzione al presente senza giudicare ciò che si
prova in quel determinato momento ma soltanto ascoltando ed osservando
le emozioni, le sensazioni fisiche, i pensieri e accettandoli così come
sono, senza alcun ragionamento e soprattutto senza cercare di
modificarli. Questa piena consapevolezza del momento presente permette
alle emozioni di entrare ed uscire dalla nostra mente, come nuvole che
attraversano il cielo, evitando il rimuginìo che le rende più intense e
la messa in atto di comportamenti impulsivi che potrebbero peggiorare la
situazione.
E’ importante
accettare e non giudicare quello che si osserva perché il giudizio
attribuisce ad un elemento un valore che può essere positivo o negativo:
se ad esempio utilizzo il termine grasso, esso trascina con sé
connotazioni di non amabilità, indesiderabilità, scarsa volontà ecc… ;
occorre quindi prestare attenzione a quello che accade e lasciare che il
momento passi senza che la mente possa trattenere emozioni e pensieri
alla ricerca ostinata di risolvere lo stato di malessere.
Le tecniche di
meditazione possono facilitare l’adozione di un atteggiamento di
mindfulness: l’ascolto del proprio respiro può favorire la
consapevolezza delle emozioni, delle sensazioni corporee e dei pensieri
di un determinato momento, un modo consapevole di soffermarsi sul qui ed
ora, senza fare niente, senza rimuginare sul passato o futuro oppure su
quello che dovrebbe o non dovrebbe essere. |