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LE CRISI IPO E IPERGLICEMICHE

Sono frequenti le crisi ipoglicemiche?

Si.

Ne vanno più soggetti i pazienti trattati con insulina o con ipoglicemizzanti orali?

I soggetti trattati con insulina;più raramente quelli che usano sulfoniluree e tra queste particolarmente la carbutamide, per la sua lunga vita media nell’organismo.

Quali sono i primi sintomi più significativi?

La tachicardia (batticuore) e la sudorazione.

E gli altri sintomi?

Lo stato d’ansia, a volte l’improvvisa smemoratezza.

C’è un sintomo specifico “personale” per ogni diabetico?

Ogni soggetto, generalmente, inizia la propria crisi ipoglicemica sempre con lo stesso sintomo, che finisce con essere il suo “allarme”.

Un esercizio muscolare troppo intenso ed imprevisto per fornirne l’insorgenza?

Certamente, per maggior consumo di glucosio da parte delle aumentate richieste energetiche da stress e da fatica.

Un errore nel dosaggio dell’insulina?

È forse la causa più comune, intendendo per errore tanto un superdosaggio d’ormone quanto la mancata assunzione di cibo dopo che l diabetico si è praticato l’iniezione.

Un’iniezione di insulina praticata in una zona in cui c’è un assorbimento irregolare per lipodistrofia?

È possibile, ma è più facile il fenomeno opposto per mancato riassorbimento o distruzione locale dell’ormone.

Quando si arriva al come ipoglicemico?

Quando la glicemia scende rapidamente sotto i 0,50 – 0,40 gr per mille.

Si possono avere danni invalidanti?

Talvolta anche un imminente pericolosi vita o più spesso lesioni permanenti del sistema nervoso centrale, se il coma ipoglicemico dura molte ore.

Come si può intervenire d’urgenza nell’ambito familiare?

Con la somministrazione di acqua e zucchero, almeno due-tre cucchiai da tavola.

Quando si deve somministrare?

Ai primissimi sintomi.

Quando bisogna chiamare il medico?

Allorché il paziente non si risveglia neppure con l’iniezione di una fiala di glucagone endomuscolo.

Se il paziente è in stato di incoscienza come si può fare?

Ricoverare d’urgenza il soggetto in ospedale al Pronto Soccorso.

Una striscetta reattiva che permette di differenziare un coma ipo da uno iperglicemico, può essere d’aiuto in ogni caso?

La differenza tra coma ipoglicemico e iperglicemico è tale che generalmente non è necessario in ambiente familiare l’uso di strisce reattive; comunque non guasta essere prudenti.

Si arriva al coma repentinamente o con una lenta progressione?

Generalmente nell’arco di una-tre ore; se non si presenta il coma entro questo tempo, il soggetto si riprende spontaneamente.

Se capita fuori casa è utile una trousse di pronto soccorso?

Si, purchè contenga 2-3 bustine di zucchero in polvere non in zollette, ed una fiala di glucagone.

Il tesserino di riconoscimento del diabetico?

Utilissimo, anzi indispensabile, indipendentemente dalle possibili crisi iperglicemiche o ipoglicemiche. Deve essere sempre portato nel portafoglio.

Perché il glucagone è importante?

Perché l’ormone che aumenta lo zucchero nel sangue.

Si può prevenire l’ipoglicemia?

Si, con la corretta utilizzazione dell’insulina e con un’opportuna distribuzione degli alimenti nel corso della giornata.

L’eventuale somministrazione di farmaci sul tipo di beta-bloccanti, del fenilbutazone, degli inibitori della monoaminoaminossidasi, può favorire una crisi ipoglicemica?

Si, se associati agli ipoglicemizzanti orali o all’insulina.

In caso di esercizi muscolari intensi il diabetico può ridurre da solo i dosaggi di insulina?

Lo può, ma non è consigliabile. È più opportuno che il medico gli suggerisca la quantità di amidi che deve ingerire poco prima ( anche 1/ 2 ora) dell’attività fisica, oppure di saccarosio, secondo il tipo di attività praticata.

Quando si ha una crisi iperglicemia?

Quando lo zucchero aumenta molto nel sangue, ma soprattutto quando aumentano i corpi che tonici ( acetone, acido acetacetico, acido beta- ossibutirrico) nel sangue e perciò nella urine e nel fiato espirato ( alito acetonico).

A livello delle urine esiste quindi glicosuria e chetonuria?

Si.

Le striscette reattive per il test del glucosio e dei corpi che tonici possono mettere in evidenza tali parametri?

Si, sono necessarie.

È opportuno ricoverare urgentemente il paziente in ospedale ?

Si, soprattutto quando il sensorio si obnubila, l’alito diviene intensamente acetonico, il soggetto ha già perso in pochi giorni.

Quali sono i sintomi fondamentali?Dimagrimento rapido, astenia intensa, poliuria e polidipsia, chetoacidosi, sensorio obnubilato, respiro profondo.

L’alito che sa di acetone si avverte facilmente?

Si

Perché?

Perché i corpi che tonici sono volatili e si eliminano attraverso gli alveoli polmonari con il respiro.

Che cos’è la chetoacidosi?

La presenza di corpi che tonici nell’organismo.

Perché avviene?

La mancanza di insulina non permette una normale combustione ( utilizzazione) dei lipidi nel fegato; da questi si formano, in presenza di un eccesso di glucagone, chetoacidi ( i corpi che chetonici).

La chetoacidosi regredisce parallelamente alla riduzione del coma iperglicemico?

Si. Anche se il paziente si riprende dal coma, una modesta chetosi può continuare anche per 1-2 giorni e più secondo la gravità del caso.

Che tipo di terapia pratica il medico?

Troppo complessa per essere descritta. Deve essere eseguita in ambiente  ospedaliero.

Quali scopi si prefigge?

Bloccare la chetogenesi con insulina e glucosio, neutralizzare lo stato di chetoacidosi, se necessario, con alcalinizzanti, garantire un rapido riequilibrio idroelettrolitico sempre gravamente compromesso in quest’ evenienza.

Quanto tempo può durare il coma iperglicemico?

Anche 24-48 ore e più, se non convenientemente curato e se il paziente è ancora sensibile ai farmaci somministrati.

Esiste pericolo di vita?

Si, sempre.

Gli errori di dosaggio di insulina sono sempre i più frequenti?

Generalmente si, ma anche la condotta del malato che cambia le abitudini di vita, alimentari e di comportamento, senza un’adeguata modificazione della terapia, che solo il medico può eseguire.

La chetoacidosi è frequente nel bambino?

Non bisogna confondere la chetoacidosi del bambino non diabetico con quella da carenza di insulina: sono due problemi completamente differenti

Come può collaborare il bambino affinché quest’evenienza non si determini?

Il bambino diabetico può collaborare solo attenendosi alle prescrizioni. I maggiori responsabili di quest’evenienza sono i genitori o comunque coloro che seguono il bambino diabetico, estremamente  più sensibile di un adulto alla variazione dei  rapporti tra alimentazione, insulina, ambiente e malattie infettive.

Da 1000 domande e risposte sul diabete,U.Butturini, R. Colarizi , Silvia editrice 

 

A cura di Antonio Vetrano, diabetologo

Istituto per lo studio e la cura del diabete - Centro di diabetologia accreditato SSN
Regione Campania - Centro di Ricerca sul Piede Diabetico e sull'Educazione Alimentare
decreto n.315 del 19-12-2004
Via XXV aprile, complesso Ex Abetaia - Casagiove - 81022
 
ultimo aggiornamento domenica 27 giugno 2010 12.48.49
email: info@diabetologia.it      webmaster: Pietro Tatavitto, DAMA s.a.s.