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Sì europeo alla patata OGM

La Commissione europea ha annunciato la sua approvazione alla coltivazione della patata geneticamente modificata e alla commercializzazione di tre tipi di mais geneticamente modificati. Nel mondo politico e industriale si è acceso il dibattito

di Simona Zazzetta

Il 2 marzo la Commissione europea ha annunciato la sua approvazione alla coltivazione della patata geneticamente modificata Amflora "per uso industriale" e l'utilizzo dei prodotti del suo amido come mangime. Nello stesso comunicato ha anche annunciato la commercializzazione, ma non la coltivazione, di tre tipi di mais ogm prodotti da Monsanto per alimentazione umana e mangimi. Il provvedimento pone fine al bando di questi prodotti in vigore dal 1998 ed è la conclusione di "un processo iniziato in Svezia nel gennaio 2003 e fondato su un considerevole volume di scienza" come si legge nella nota della Commissione.
«Dopo un'attenta ed estesa revisione di tutti i dossier aperti sugli ogm, mi è divenuto chiaro che non vi erano nuove questioni scientifiche che meritassero ulteriore valutazione» ha dichiarato John Dalli, commissario europeo alla Salute e alla Politica dei consumatori. «Tutte le questioni scientifiche, soprattutto quelle che riguardano la salute sono state pienamente affrontate. Qualsiasi ritardo sarebbe stato dunque del tutto ingiustificato. Queste decisioni sono basate su valutazioni di sicurezza favorevoli approntate nel corso degli anni dall'Agenzia europea per la sicurezza alimentare» ha concluso Dalli.

Reazioni contrastanti si sono sollevate nel panorama italiano. E se da una parte Assobiotec, l'Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie, accoglie con entusiasmo la decisione, il Governo ribadisce il fermo no a questo tipo di innovazione, che secondo il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Luca Zaia, compromette l'agricoltura nazionale. D'altro canto, i Paesi membri dell'Unione che non vogliono aderire alla decisione della Commissione possono fare appello alla "clausola di salvaguardia" per impedire la coltivazione all'interno del territorio nazionale. Ma Roberto Gradnik, presidente di Assobiotec ha definito la decisione un deciso passo avanti: «Questo via libera segue i recenti pronunciamenti, in Italia, del Consiglio di Stato e del Tar del Lazio a favore della sperimentazione di campo e della coesistenza tra le diverse forme di agricoltura». Umberto Tirelli, direttore del dipartimento di oncologia medica dell'Istituto nazionale tumori di Aviano, intervenendo sul dibattito ha dichiarato: «Va detto chiaramente che i controlli fatti dagli organismi internazionali, quali Organizzazione mondiale della sanità e Fao, confermano che non vi è alcun grado di tossicità degli Ogm vegetali in commercio».

 

Da Nutrizione 33 del  5 marzo 2010 - Anno 5, Numero 4

 

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ultimo aggiornamento domenica 27 giugno 2010 12.48.49
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