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Obesità, insulino-resistenza ed esercizio fisico nel bambino

L’obesità è la patologia che le società moderne si trovano oggi a dovere affrontare. Il WHO parla di una sorta di epidermia con più del 20% della popolazione affetta in molti Paesi occidentali. I bambini e gli adolescenti non sono risparmiati da tale fenomeno. Nei Paesi occidentali si calcola che 20-40 bambini e adolescenti su 100 siano in sovrappeso o obesi. Uno studio recente condotto in Italia ha evidenziato come già dalla prima infanzia l’obesità sia un problema dilagante: bambini con un’età compresa fra 2 e 6 anni, presentano un eccesso ponderale nel 32% dei casi, con una maggior prevalenza al sud rispetto al nord Italia. L’obesità riflette il profondo cambiamento che è avvenuto nelle società industrializzate a partire dalla metà dello scorso secolo. Per la prima volta nella storia dell’uomo l’attività fisica e conseguentemente la spesa energetica sono state drasticamente limitate nella vita lavorativa di tutti i giorni. seguendo la specie umana le leggi della termodinamica, un aumento introito di calorie accoppiato con un ridotto dispendio energetico ha portato nell’organismo umano a un incremento dei depositi di energia sotto forma di grasso corporeo, i.e., obesità. L’aumento introito calorico e il ridotto dispendio di energia non possono completamente spiegare “l’epidermia” dell’obesità. In una condiziona di eccessivo accumulo di adipe i meccanismi omeostatici dell’organismo avrebbero dovuto compensare con una riduzione dell’appetito e un aumento della spesa energetica. Il problema è proprio qui-. Non vi è un equilibrio tra i sistemi volti a ridurre tali depositi. È oggi evidente, anche se ancora non completamente chiaro, che durante l’evoluzione della specie umana si sono selezionati quei geni che permettono all’organismo di sopravvivere in condizioni di scarso apporto alimentare.

Probabilmente esistono molti meccanismi endogeni che permettono di contrastare la carestia alimentare tramite il risparmio e l’accumulo delle poche calorie introdotte, ma pochissimi volti a contrastare l’obesità, essendo l’eccessivo apporto di cibo qualcosa di molto raro nei millenni passati. Appare quindi chiaro che la conoscenza completa dei fini meccanismi che regolano l’apporto calorico permetterà di arrivare a nuovi approcci terapeutici dell’obesità. Numerose sono le conoscenze acquisite negli ultimi anni riguardo ai meccanismi di controllo dell’appetito e della spesa energetica. Senza entrare nel merito di tali nuove conoscenze, che esulano dagli scopi della presente nota, basterà dire che da questa intensa ricerca si spera di poter arrivare presto a farmaci in grado di interferire con questi sistemi. Fino a quel momento per contrastare “l’epidermia” dell’obesità gli unici strumenti a nostra disposizione rimangono l’incentivo a un’alimentazione corretta e a un’attività fisica costante, con lo scopo di ripristinare quell’equilibrio energetico, mantenuto da una serie di meccanismi omeostatici che si sono affinati nel corso dell’evoluzione.

L’obesità non è un problema estetico, ma strettamente medico. Nell’adulto l’eccesso di adipe è associato a un aumentato rischio di sviluppare patologie cerebro-e cardiovascolari, respiratorie, articolari e anche neoplastiche. L’obesità ha portato ad un drammatico aumento dell’incidenza del diabete tipo 2, che di per sé comporta un’aumentata morbilità e mortalità. L’obesità riduce l’aspettativa di vita di 7 anni. Sorprendentemente nella storia dell’umanità si prevede che le prossime generazioni di bambini vivranno meno dei loro genitori. In età pediatrica l’epidermia dell’obesità ha portato all’insorgenza nel bambino di una serie patologie un tempo di esclusivo appannaggio dell’adulto. Il diabete mellito tipo 2 in passato definito diabete dell’età adulta perché riguardante soltanto questa fascia d’età, è diventato una realtà comune anche fra i bambini e gli adolescenti e etnie ad alto rischio ( Ispanici,Afro Americani), ma non in Italia, dove fortunatamente la percentuale di diabete tipo 2 fra i bambini e adolescenti obesi rimane inferiore all’1%. La sindrome metabolica in età pediatrica appare invece un problema preoccupante in Italia così come in altri Paesi industrializzanti. Condizione caratterizzata dalla presenza simultanea di un cluster di fattori di rischio per malattie cardiovascolari ( obesità, alterata tolleranza ai carboidrati, dislipidemia, ipertensione arteriosa), si associa a un’aumentata mortalità nell’adulto.

Nel bambino non sono ancora completamente noti quali e di che entità saranno gli effetti nella vita adulta di un’insorgenza precoce di tale condizione. Rimane preoccupante il fatto che in Italia circa il 25% di bambini e adolescenti obesi siano affetti da sindrome metabolica.

L’insulino-resistenza ha un ruolo centrale nella comorbidità dell’obesità. L’insulino-resistenza può essere definita come la ridotta capacità dell’insulina di promuovere l’utilizzo periferico e sopprimere la produzione epatica di glucosio. L’organismo reagisce alla minore sensibilità all’insulina semplicemente aumentandone la secrezione. Questa risposta “compensatoria” permette di ristabilire l’equilibrio, anche se a prezzo di una concentrazione più alta di insulina nel plasma ( iperinsulinismo). Tra obesità e alti livelli di insulina circolante esiste una stretta correlazione. Anche se non tutti i soggetti obesi sono insulinoresistenti e non tutti quelli insulinoresistenti sono obesi, è accertato che l’eccesso ponderale riduce la sensibilità  all’insulina dei tessuti periferici. La ridotta sensibilità all’insulina è un ben noto fattore di aumentato rischio per malattie cardio- e cerebrovascolari. L’insulino- resistenza, elemento patogenetico centrale della sindrome metabolica,e la sindrome metabolica stessa, sono strettamente correlate in studi trasversali e longitudinali all’inattività fisica. Da lavori di fisiopatologia è noto che l’attività fisica costante ha effetti positivi sull’omeostasi glucidica e sulla sensibilità insulinica, attraverso una serie di meccanismi quali aumentata espressione del trasportatore cellulare di glucosio ( GLUT4), aumentata espressione e/o attività delle proteine coinvolte nella traduzione del segnale del recettore dell’insulina, aumento della glicogenolisi nel muscolo scheletrico. Nonostante si pensi che l’effetto benefico dell’esercizio fisico sulla sensibilità insulinica sia il risultato dell’effetto combinato di un aumento della massa magra e una riduzione della massa grassa, è stato dimostrato che l’attività fisica di per se altera la sensibilità insulinica indipendentemente da variazioni nella composizione corporea.

Cardiovascular fitness

(CV fitness) è un termine utilizzato nei lavori scientifici per definire la performance fisica di un soggetto durante un test da sforzo. CV fitness può essere misurato oggettivamente in ambulatorio, indicando qual è il livello abituale di attività fisica del singolo individuo. Nell’adulto, bassi livelli di CV fitness, in uno studio longitudinale condotto su un campione ampio di soggetti seguiti per 10 anni, sono un fattore di rischio per mortalità cardiovascolare, di pari grado al rischio conferito da diabete, ipercolesterolemia, ipertensione arteriosa. Bassi livelli di attività fisica nell’adulto sono strettamente associati con l’insulino-resistenza e con la probabilità di avere la sindrome metabolica. Parimenti l’allenamento migliora l’insulina-resistenza e il cluster di fattori di rischio cardiovascolare che definiscono la sindrome metabolica.

Divenendo l’obesità in età pediatrica un problema dilagante in molti Paesi industrializzati, una seria di lavori scientifici ha analizzato la relazione esistente fra attività fisica, insulinoresistenza e sindrome metabolica nei bambini e adolescenti. Uno studio condotto su un’ampia popolazione di bambini e ragazzi di differenti Paesi europei ha evidenziato come bassi livelli di attività fisica siano associati già in età pediatrica con un aumentato rischio cardiovascolare. Gli autori definiscono il rischio cardiovascolare tramite uno score, un punteggio che tiene conto di pressione arteriosa, trigliceridi, rapporto colesterolo totale/colesterolo HDL, insulino-resistenza, somma di 4 pliche cutanee, CV fitness. La relazione fra rischio cardiovascolare e attività fisica trovata nello studio è indipendente dal grado di adiposità ed è simile per i bambini magri e per i bambini con un eccesso ponderale. Emerge quindi da tale studio che l’attività fisica non è semplicemente un metodo per contrastare l’obesità, ma è di per sé, indipendentemente dal grado di adiposità, un fattore protettivo nei riguardi del rischio cardiovascolare.

Da nostri dati relativi a uno studio trasversale, emerge come in bambini prepuberi con obesità severa, l’insulino-resistenza sia inversamente correlata con i livelli di CV fitness. Tale correlazione è indipendente dal grado di obesità e adiposità misurato con DEXA, dall’età e dal sesso. L’associazione fra bassi livelli di esercizio fisico e insulinoresistenza si instaurerebbe quindi precocemente, già nei bambini prepuberi, indipendentemente dal grado di obesità. Ciò suggerisce che l’esercizio fisico ha un’azione direttamente sulla sensibilità insulinica e che un’attività fisica costante è in grado di migliorare l’insulino-resistenza, elemento patogenetico centrale nella sindrome metabolica, indipendentemente dal calo ponderale.

A conferma di ciò 2 studi americani riportano come in bambini obesi e normopeso l’esercizio fisico, strutturato in programmi di allenamento è in grado di migliorare l’insulino-resistenza indipendentemente da variazioni del BMI. Nella pratica clinica quindi fin dalla prima infanzia la sedentarietà deve essere combattuta, l’attività fisica spontanea durante la giornata, in associazione all’esercizio fisico organizzato, fortemente incoraggiata.

Nel bambino, per sedentarietà, si intende fondamentalmente un tempo eccessivo trascorso davanti al video (televisione, computer, videogame). Oltre a comportare un ridottissimo consumo energetico, “l’abuso di video” comporta un aumento dell’assunzione di calorie, conseguente al consumo di fuori pasto.

La televisione comporta anche l’esposizione a messaggi pubblicitari che promuovono prodotti alimentari di rado salutari. Negli U.S.A. i programmi dedicati ai bambini prevedono 10 spot ogni ora relativi a snack e bevande, il doppio rispetto ai programmi dedicati agli adulti.

Nel bambino o adolescente obeso modificazioni dello stile di vita, riassunte nei tre punti riportati nella tabella, volte ad aumentare la spesa energetica, sono in grado di contrastare l’obesità.

In conclusione, fino a quando la ricerca scientifica non troverà sostanze farmacologiche in grado di intervenire sui meccanismi omeostatici, che si sono selezionati nel corso dell’evoluzione con il fine far sopravvivere l’uomo in condizioni di scarso apporto alimentare, l’esercizio fisico abbinato ad un’alimentazione corretta sono gli unici strumenti a nostra disposizione per contrastare l’epidermia dell’obesità.

Nell’adulto l’attività fisica riduce la mortalità per malattie cardiovascolari. Nel bambino l’inattività fisica si associa ad un aumentato rischio per malattie cardiovascolari. Già nella prima infanzia la sedentarietà deve essere combattuta; l’attività fisica spontanea durante la giornata in associazione all’esercizio fisico organizzato vanno fortemente incoraggiate.

Claudia Brufani

Marco Cappa

Da DIABETEINMOVIMENTO -   numero 10,aprile 2007, anno 5

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ultimo aggiornamento domenica 27 giugno 2010 12.48.49
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