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IL DIABETE MODY
BASI
SCIENTIFICHE
Il termine MODY (Maturity Onset Diabetes of the Young) descrive un
gruppo di malattie del metabolismo dei carboidrati caratterizzate da una
iperglicemia familiare con un’eredità autosomica dominante.
Il MODY è quindi una forma di diabete non autoimmune a trasmissione
autosomica dominante con elevata penetranza, causato da una mutazione
puntiforme o da una delezione di geni importanti nello sviluppo o nella
funzione della ß-cellula pancreatica, con conseguente alterazione della
secrezione insulinica.
In considerazione del fatto che il MODY è caratterizzato da un esordio
precoce (di solito prima del 25° anno di età)[2][9], contrariamente al
classico diabete tipo 2 (dell’adulto) che esordisce dopo i 50 anni, è
possibile di solito costruire con facilità un albero genealogico. Se si
accerta che il diabete si “trasmette” direttamente da una generazione
all’altra per tre generazioni di seguito, allora si può parlare di
ereditarietà autosomica dominante.
Queste caratteristiche differenziano il MODY dagli altri tipi di
diabete.
Le tecniche attualmente disponibili di biologia molecolare consentono di
diagnosticare queste forme di diabete non autoimmune generate da una
mutazione genetica. Le mutazioni sono responsabili dello sviluppo della
malattia diabetica e vengono rintracciate preferenzialmente in soggetti
in età pediatrica. Tuttavia nell’ambito della stessa famiglia è
possibile riscontrare la mutazione del gene MODY anche in individui di
età più elevate.
Il riscontro di iperglicemia in molti casi è fortuito e può avvenire
durante un check-up di routine (scuola) o durante un esame fatto in
seguito ad una forte familiarità per diabete. E’ quindi possibile che il
diabete tipo MODY possa rimanere clinicamente quiescente fino all’età
adulta e non essere mai scoperto.
Infatti anche nell’adulto le circostanze della diagnosi possono essere
simili a quelle dei bambini: esami di routine (servizio militare,
lavoro, gravidanza) o in seguito ad un analisi di laboratorio svolta per
un nuovo esordio di diabete in famiglia. Questo andamento tuttavia è
tipico di un tipo di diabete MODY, mentre in altri casi l’iperglicemia
peggiorerà con l’età ed evolverà in diabete.
Può infine capitare che pazienti identificati come Diabete Tipo 2 siano
in realtà soggetti con diabete MODY: questo spesso accade per una svista
del medico curante che potrebbe non accorgersi di un’eventuale elevata
familiarità per diabete, IGT o IFG con un’eredità autosomica dominante.
E quindi una più accurata analisi della storia familiare e
dell’andamento della malattia da parte del medico così come la conferma
attraverso l’esame genetico sono in grado di correggere una erronea
classificazione.
In alcuni pazienti potrebbe esserci una rapida progressione dei sintomi
necessitando così un trattamento con ipoglicemizzanti orali o insulina
Sono attualmente classificate 6 forme di MODY causate da mutazioni di
geni situati su differenti cromosomi che vengono espressi tutti nelle
ß-cellule [2] (MODY 1, MODY 2, MODY 3, MODY 4, MODY 5, MODY 6) anche se
in realtà possono essere presenti ancora altre forme di MODY sconosciute
e classificate come MODY X. Una settima forma, piuttosto rara, attende
conferma.
Questi geni sono espressi anche in altri tessuti e un’anormalità nella
funzione epatica e renale potrebbe essere evidente in alcune forme di
MODY
In particolare il maggior numero di
pazienti descritti (tra il 75 e il 90%) appartengono alle classi MODY 2
e MODY 3 che sono - dal punto di vista clinico - notevolmente differenti
tra loro.
Il MODY 2, associato ad un
difetto della glucochinasi, è il più comune tra i difetti genetici MODY
quando l’individuo oggetto di studio è un bambino o fanciullo. Si
riscontra anche in donne con un Diabete Gestazionale (GDM) . Questo tipo
di diabete è stato descritto in persone di tutte le razze e gruppi
etnici. In generale, pazienti affetti da MODY 2 non sono obesi ed hanno
una leggera iperglicemia a digiuno (110-140 mg/dl) e normale o ridotta
tolleranza al glucosio al carico orale. L’iperglicemia può essere
riscontrata fin dalla nascita. I soggetti con mutazioni della
glucochinasi/MODY 2 vengono controllati con la dieta e solo raramente
sono trattati con antidiabetici orali od insulina, probabilmente in modo
inappropriato per alcuni di essi.
In questa forma di MODY le complicanze
sono molto rare probabilmente perché il livello delle iperglicemie non è
mai così severo da creare danni all’organismo.
Il MODY 3 è associato ad una
progressiva diminuzione della secrezione insulinica, dovuta alla
deficienza del HNF-1a (Hepatocit Nuclear Factor-1a). Le persone con
mutazione nel gene HNF-1a presentano un difetto nella secrezione
insulinica in risposta sia al glucosio che all’arginina ed inoltre
presentano un danno nella secrezione del glucagone in risposta all’arginina.
Da queste affermazioni si può dedurre che un deficit quantitativo o di
funzione di HNF-1a che deriva da mutazioni in questo gene può
interessare sia la funzione delle alfa-cellule, che delle beta-cellule
pancreatiche.
In generale queste mutazioni del gene
HNF-1a hanno un’elevata penetranza e i soggetti mostrano sintomi di
diabete a partire dalla adolescenza, anche se buona parte dei pazienti
viene diagnosticata dai 25 anni in su. Questi casi possono rappresentare
sia esordi che diagnosi tardive, od entrambe le cose. Alcuni pazienti in
cui sia stata accertata la presenza di una mutazione nel gene HNF-1a non
hanno evidenti alterazioni della glicemia a digiuno e non manifestano
diabete. Tra questi, molti sono giovani e probabilmente manifesteranno
il diabete ad età più inoltrata o magari mai (rari casi realmente
non-penetranti).
Il fenotipo del MODY 3/HNF 1a è dunque
differente e più grave del fenotipo MODY 2, essendo possibili l’esordio
clinico in chetoacidosi, la necessità di trattamento insulinico e la
comparsa di complicanze microvascolari.
In molte popolazioni caucasiche (Europa
e Stati Uniti) [14] ed asiatiche (Giappone) la mutazione del gene
HNF-1a, quando si ricercano i casi nella popolazione adulta è la più
comune causa di MODY. Come le persone affette da MODY 2 con un difetto
per la glucochinasi anche chi ha un difetto per il gene HNF-1a può
presentare solo un leggero innalzamento della glicemia a digiuno, ma
tuttavia tali persone presentano una risposta patologica dell’OGTT con
valori glicemici elevati alla 2°ora dopo carico. Questo di solito non
avviene negli affetti da MODY 2.
Nei pazienti con mutazioni MODY 3 la
glicemia tende ad aumentare col tempo e si presenta spesso la necessità,
nella maggior parte dei casi, di un trattamento con ipoglicemizzanti
orali o con insulina (il 30-40% dei MODY 3 ha bisogno di insulina). I
pazienti MODY 3 possono presentare le complicanze del diabete:
specialmente quelle microvascolari alla retina e ai reni in relazione
con la durata e grado di compenso glicemico.
Come è stato accennato, la diagnosi
clinica per MODY 3 in genere viene fatta durante o subito dopo
l’adolescenza (>20 anni) e la maggior parte dei soggetti mostra poliuria
e polidipsia. Un’alta frequenza di sintomi osmotici all’esordio potrebbe
essere accentuata dal ridotto assorbimento del glucosio a livello
renale. Peraltro, pazienti adolescenti o adulti possono avere soltanto
un minimo innalzamento della glicemia a digiuno ma mostrare valori
diabetici a due ore durante l’OGTT.
Accade spesso tra i medici curanti che
alcuni pazienti con MODY 3 possono essere erroneamente classificati tra
i pazienti con Diabete Tipo 1 perché necessitano di trattamento
insulinico e perché vengono diagnosticati nell’adolescenza. Da questa
premessa si può quindi affermare che l’1-2% dei pazienti diabetici non
sia formalmente diagnosticato come MODY 3 ma rimanga diagnosticato come
Diabete Tipo 1.
Da
www.asris.org Dott.
Marco Songini, e collaboratori |