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C’ERA UNA VOLTA LA SCATOLETTA

Pesce, carne, verdura… ogni anno gli italiani consumano circa 30 chili di alimenti inscatolati! Oggi le confezioni sono sempre più sofisticate, ma non si tratta di un’invenzione recente

40.000 ANNI FA

ESSICCATOIO PREISTORICO

È da migliaia di anni che gli uomini hanno imparato a conservare il cibo. Fin dalla preistoria abbiamo cercato il modo di immagazzinare ciò che non potevamo mangiare subito in vista di periodi di carestia. Quando una tribù di Cro-Magnon uccideva un mammut, era impossibile consumare subito una tale montagna di carne. Allora, la tagliavano in sottili strisce e la facevano seccare al sole e al vento. Gli uomini lo ignoravano, ma gli zuccheri e il sale contenuti nella carne sono eccellenti conservanti, purchè siano già presenti in quantità sufficienti: ciò si verifica dopo che l’acqua è  evaporata con il processo di essiccazione. Come si scoprirà più tardi, anche il grasso e l’affumicatura fanno meraviglie per la conservazione: salmone affumicato e fegato d’oca conservato nel suo grasso di cottura sono ancora oggi dei piatti prelibati in tutto il mondo.

1802

NEL VETRO, E’ GIA’ RIVOLUZIONE

Le “ricette” per conservare gli alimenti erano già conosciute nel XVIII secolo. Ma un produttore, Nicolas Appert, non ne era soddisfatto. Riteneva che “il sale dà un gusto acre, l’essiccazione indurisce e i grassi deteriorano”. Appert , allora, mise piselli o ragù di carne in vasi di vetro chiusi ermeticamente. Poi li scaldò a bagnomaria fino a 100 °C e li fece raffreddare. Un anno dopo, il “conserviere” scoprì che gli alimenti erano ancora buoni. Interessato dalla invenzione, il chimico Gay-Lussac ne diede una spiegazione. Lo scienziato notò l’assenza di ossigeno nei gas contenuti nei vasetti. Non conosceva ancora l’esistenza di microrganismi e batteri e chimico dedusse, sbagliando, che l’eliminazione dell’ossigeno evitava l’alterazione dei cibi. Il procedimento, però, funzionava!

1813

ARRIVANO I RECIPIENTI DI METALLO

Le conserve conquistano i marinai,che possono gustare verdure fresche in mare. Un solo problema: in caso di tempesta, i vasi di vetro si rompono! Perché, dunque, non conservare gli alimenti in recipienti di metallo? Ci pensa, nel 1810, l’inglese Peter Durand, che brevetta l’idea. Nel 1813 l’azienda Donkin e Hall inizia la produzione: una striscia di latta, avvolta per formare un cilindro, in cui viene aggiunto il fondo. Una volta che il recipiente è pieno, lo si chiude con un coperchio, anch’esso saldato, prima di metterlo a bagnomaria. È nata la scatoletta!

1852

DAL BAGNOMARIA ALL’AUTOCLAVE

Essendo ermeticamente chiusa, la scatoletta protegge a lungo frutta e verdura. Ma lasua preparazione è delicata: occorre scegliere attentamente temperatura e durata della cottura. Gli alimenti devono essere riscaldati in profondità, ma non troppo a lungo, perché conservino gusto, colore e proprietà nutrizionali. L’ideale sarebbe poterli scaldare a più di 100 °C per un tempo brevissimo. Purtroppo, il procedimento a bagnomaria non lo permettono. Nel 1852, il pronipote di Raymond Chevallier, Nicolas, inventa l’autoclave, un recipiente a chiusura ermetica capace di resistere a un’alta pressione. La sua utilità? Quando la pressione aumenta a volume costante, la temperatura di ebollizione dell’acqua si alza fino a 130 °C! sono allora sufficienti alcuni secondi affinché gli alimenti cuociano conservando la loro freschezza. Il cibo in scatola comincia ad affermarsi anche in Italia e i pionieri sono i piemontesi. Un certo Lancia fabbrica il “bue in scatola”, che va a integrare le reazioni dei soldati in Crimea. Nel 1857, sarà l’astigiano Francesco Cirio, commerciante di Casale Monferrato, a lanciare i primi piselli al naturale seguiti dai pomodori.

1864

PASTEUR CHIARISCE L’ENIGMA

È Pasteur, nel 1864, ad aprire uno spiraglio nel mistero delle conserve. Durante le sue ricerche sul vino e sulla birra, scopre che i microbi invadono le bevande quando si lasciano aperte le bottiglie. Presenti a milioni nell’atmosfera, questi microscopici esseri attaccano e degradano tutti gli alimenti alla loro portata. Per assicurare la conservazione delle derrate deperibili, occorre quindi distruggere, con il calore, tutti i microrganismi presenti nella scatoletta e chiuderla ermeticamente per evitare il contatto con l’aria. Proprio come aveva inventato Appert!

2005

UN SUCCESSO IN TUTTO IL MONDO

La scatoletta è un successo travolgente. Siamo poco più di sei miliardi nel Pianeta, ma nel 2004 sono stati prodotti almeno 400 miliardi di scatolette. Il valore del mercato europeo degli imballaggi metallici ammonta a circa 6.011 milioni di euro. La produzione espressa in peso è invece di circa quattro milioni di tonnellate, di cui l’85 % di acciaio e il 15 pr cento di alluminio. Gli operatori attivi in Europa sono circa 270, e il numero complessivo degli addetti è di circa 43 mila dipendenti. Oggi, vengano prodotti nel mondo circa 80 miliardi di scatolette. Questo procedimento rivoluzionario non ha ancora deluso: permette di conservare senza rischio gli alimenti per più anni e di consumare in tutte le stagioni frutta e verdura, tonno, sardine e cibi cotti. La scatoletta metallica è più semplice da aprire e più leggera. Ma i vasetti di vetro dell’epoca di Appert non sono affatto scomparsi. Pensate ai vasetti di verdura della nonna o agli omogeneizzati.

 

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ultimo aggiornamento domenica 27 giugno 2010 12.48.49
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