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Piorrea e prevenzione

 

La piorrea è una malattia che rientra a pieno titolo fra i fattori di rischio delle patologie cardiovascolari e specialmente delle coronopatie. Quindi tra i fattori di rischio delle malattie cardiache, insieme al fumo e all’alcool, allo stress e alla sedentarietà, troviamo le infiammazioni del cavo orale.

Piorrea è il nome comune, malattia paradontale è quello medico. Oltre a essere molto diffusa (oltre il 60 % della popolazione tra i 30 e i 65 anni, è affetta da paradontite più o meno grave) ha anche delle implicazioni che possono rivelarsi molto serie. Se, infatti, la paradentite rischia di causare la caduta dei capelli, rappresenta pure un fattore scatenante di una coronopatia. Le manifestazioni sono tanto più gravi quando si associano a malattie croniche preesistenti. Ecco alcune patologie che comportano particolari condizioni di rischio.

Il diabete mellito : la frequenza di paradentite (Pd) è aumentata nel diabete mellito. L’iperglicemia, infatti, favorisce l’insorgenza di Pd, mentre il controllo della glicemia la migliora. Parecchi studi hanno dimostrato che l’infiammazione cronica delle gengive è ridotta quando la compensazione glicemica è sempre più vicina a livelli ottimali. Inoltre, la risposta della Pd alla terapia mirata è migliore quando il diabete è compensato in termini soddisfacenti.

Infezione da Hiv: nonostante alcuni studi contrastanti, è documentato che la sieropositività per l’Hiv rappresenta una condizione predisponente alla gengivite e al riassorbimento dell’osso alveolare. Questo si verifica specialmente nei soggetti di età superiore ai 35 anni. Il 5 % dei pazienti Hiv sviluppa inoltre una forma grave di paradontite, la cosiddetta paradontite ulcerosa necrotizzante, che spesso è refrattaria alle terapie paradontali di tipo convenzionale.

Osteoporosi: il sospetto che vi sia una stretta relazione tra paradontite e osteoporosi è di vecchia data, anche se le ricerche sulla questione sono piuttosto limitate. Oggi resta ancora aperta una duplice questione. La prima: il possibile ruolo della osteoporosi nel favorire la perdita di osso alveolare. Nelle donne si è osservata una correlazione significativa tra massa ossea dentale e massa ossea totale. La seconda questione: l’effetto che una funzione masticatoria insufficiente può produrre sulla digestione e sull’assunzione si alimenti tali da soddisfare i fabbisogni di calcio per il mantenimento di una buona salute di denti e ossa. Se ne è discusso recentemente in un convegno organizzato all’Università di Militano dal titolo: “Malattie paradontali: fattori di rischio di patologie sistemiche”. “Un’indagine condotta su ventunmila individui d’età compresa tra i 25 e i 74 anni ha evidenziato che gli uomini con paradontite, in particolare i soggetti con età inferiore ai 50 anni, hanno il 25 % di rischio in più di sviluppare malattie coronariche. La spiegazione è fornita in questi termini: la malattia paradontale è caratterizzata  da un decorso cronico e, visto che nel cavo orale sono presenti numerose specie batteriche gram negative, dalla produzione di endossine e citochine ad azione proinfiammatoria che possono favorire la genesi di danni all’endotelio vascolare”. In altre parole, i batteri che si annidano nelle sacche del cavo orale sarebbero responsabili di infiammazioni dannose per il sistema cardiocircolatorio. È suggestivo il fatto che  l’ischemia miocardica è spesso preceduta da un evento acuto di tromboembolia che può essere determinato anche da particolari specie batteriche, come lo Streptococcus Sanguis, responsabili della placca dentale. Un ulteriore aspetto, meritevole di approfondimento è l’interferenza che la malattia paradontale ha sul profilo lipidico del sangue. Inoltre, è ormai fuori discussione il rischio di endocardite. Da qui la necessità per il dentista di prescrivere una adeguata profilassi antibiotica connessa alla batteriemia transitoria prodotta da qualsiasi procedura dentale associata a fenomeni di sanguinamento. La pratica di sciacqui con clorexidina, da effettuarsi mezz’ora prima del trattamento dentale, può essere un altro provvedimento utile per ridurre sia l’incidenza che l’entità della batteriemia. La malattia paradontale rappresenta rischi ancora maggiori per le donne che si trovano in stato di gravidanza. La presenza di un processo degenerativo a carico del sistema dentario può favorire le infezioni genito-urinarie della madre, con potenziali trasmissioni al feto di prodotti batterici. Nel caso di donne affette da paradontite le probabilità di dare alla luce un bambino prematuro sono sette volte superiori alla norma. Un ruolo fondamentale è rivestito dalla prevenzione: lo stile di vita sano che ci deve far giocare d’anticipo sulla malattia. In questo contesto, l’ottica non è solo di curare precocemente la patologia, ma piuttosto quella di evitare, per quanto possibile, la sua insorgenza. “Studi recenti su ampie popolazioni – ha osservato lo specialista – hanno confermato l’importanza pratica di considerare la riduzione del profilo individuale dei fattori di rischio come una strategia valida per ridurre l’incidenza delle malattie cardiovascolari e specialmente della coronopatia”. E tra i fattori di rischio modificabili, assieme al fumo e all’eccesso di alcol, allo stress, alla sedentarietà e all’obesità trovano sicuramente posto le infiammazioni del cavo orale. Un fattore, quest’ultimo, che no va assolutamente trascurato. Con una semplice indagine clinica il dentista può rilevare i dati necessari per capire se il paziente è ammalato o perfettamente sano. La terapia paradontale ha come obiettivo il ripristino dello stato di salute dei tessuti di supporto degli elementi dentali, contribuendo così a migliorare il comfort, la funzione masticatoria, la fonazione e l’estetica dei pazienti. Le malattie paradontali si distinguono in gengiviti e paradentiti. Le prime sono completamente reversibili e possono prevedere una paradontite. Questa, che è caratterizzata dalla distruzione dei tessuti di sostegno è irreversibile. Si può effettuare una prevenzione primaria: la terapia è efficace ed efficiente in una vasta percentuale dei casi. La maggioranza delle persone con paradontite mantengono i loro denti per tutta la vita, se effettuano un adeguato trattamento.

Le terapie   

Terapia causale

Prevede: informazione, istruzione e motivazione4 del paziente ad una corretta igiene orale quotidiana in ambito domiciliare; controllo dei fattori che influenzano la progressione della malattia tipo il fumo e il diabete; rimozione della placca e del tartaro sopragengivale e di quello sottogengivale con metodiche di detartrasi. La maggior parte dei pazienti affetti da paradontite può essere trattata con successo con terapia non chirurgica in presenza di un efficace mantenimento: eliminazione dei fattori ritentivi di placca sopragengivali e sottogengivali, quali otturazioni e margini protesici debordanti, carie, tartaro, affinché si possano favorire le manovre di igiene orale e ristabilire una anatomia dentogengivale favorevole al controllo di placca; lucidatura e rifinitura delle superfici dentali.

Terapia chirurgica

Si rende necessaria per eliminare e/o ridurre le tasche. Questo trattamento è aggiuntivo alla terapia causale. Le diverse tecniche chirurgiche devono essere valutate in base alla loro capacità di ridurre tasche profonde e correggere altre situazioni che favoriscono l’accumulo di placca batterica, quale alterazioni dell’architettura gengivale ed ossea o coinvolgimento delle formazioni nei denti pluriradicolati. Obiettivo primario della terapia chirurgica è quello di facilitare l’igiene orale domiciliare.

Salvatore Tartaglione, odontoiatra

Istituto per lo studio e la cura del diabete - Centro di diabetologia accreditato SSN
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ultimo aggiornamento domenica 27 giugno 2010 12.48.49
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