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COME NON FARSI MALE CON IL CIBO
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità un
terzo dei casi di malattie di cuore è causato da un regime alimentare
non corretto, mentre l’alimentazione degli americani sta, lentamente e
certo con mille contraddizioni, “mediterraneizzandosi”, la nostra, come
rileva anche uno degli ultimi numeri della rivista scientifica Nature,
si sta “americanizzando”. Il mangiare male è diventato a tal punto
un’emergenza sanitaria che in Europa e in Italia si moltiplicano le
iniziative per riportare in tavola un’alimentazione più sana. E se è
vero che le occasioni quotidiane per incorrere in piccoli o grandi
errori alimentari non mancano, è altrettanto vero che ogni cattiva
abitudine, una volta individuata, può essere neutralizzata, e imparare a
mangiare bene è un investimento, a lungo termine, sulla propria salute.
Troppa carne al fuoco
Nutre, è ricca di proteine, dà energia e non fa
ingrassare. Così ne mangiamo troppa: due volte la settimana basterebbero
per un adulto, invece spesso finisce in tavola tutti i giorni. Del
resto, dati Fao dicono che la disponibilità al consumo di carne in
Italia è salita del 155 per cento tra il 1961 e il 2002. Mangiare una
bistecca ogni giorno non è una grande idea per diversi motivi. Intanto,
se non è magra, ha molti grassi animali che aumentavano il rischio
cardiovascolare; un consumo eccessivo e prolungato di carne rossa, poi,
è associato al tumore al colon-retto e all’intestino. Rischio
allontanato, invece, se si assumono tante fibre: secondo studi dello
Iarc di Lione, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, più
di 25 grammi di fibra al giorno riducono del 40 per cento il pericolo di
cancro all’intestino. La carne cotta inoltre produce scorie ossidative
dannose, conviene sostituirla il più possibile con pesce che ha grassi
non saturi, quindi benefici. Snobbare il pesce surgelato, poi, è
un’altra sciocchezza : non ha nulla di meno, come proprietà nutritive,
di quello fresco. Inoltre una dieta ricca in olio di oliva e pesce è
associata a bassi livelli di insulina. Conviene moderarsi anche con i
salumi, prima dell’avvento del frigo erano un modo per conservare la
carne di maiale. Ma oggi questi alimenti non servono più
nell’alimentazione normale, anche se sono ottimi nel gusto. Le linee
guida dell’Inran indicano, come giusta quota di salumi, un etto la
settimana. Anche perché, oltre ad avere grassi saturi, sono anche molto
salati. E l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è di aggiungere sale ai
nostri piatti.
Attenti al sale
Noi italiani (con spagnoli e portoghesi) siamo gli
europei che fanno più uso di sale: 10-11 grammi al giorno contro i 6
raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Che c’è di
male? Il sale è una scorciatoia verso la pressione alta, e quindi verso
problemi al cuore, e di rischio di neoplasie allo stomaco, soprattutto
perché è un alimento spesso associato a cibi che sono anche grassi: per
esempio carni conservate, salumi, formaggi, acciughe. Difficile però
avere il controllo del sale, visto che maggior parte è nascosta in
prodotti trasformati e cibi industriali. Quello che si può fare è
evitare di aggiungerli nelle pietanze e usarne il meno possibile se
cuciniamo. E poi scegliere pane senza sale. A me non piace, ma è solo
questione di abitudine.
Meglio aggiungere sapore alla propria cucina con
le spezie, salutari in quanto contengono antiossidanti (prezzemolo,
aglio, salvia, rosmarino) che riducono la produzione di perossidi,
sostanze nocive.
Quanta fretta
Fast – food, prima di ogni altra considerazione,
significa letteralmente “cibo veloce”. E mangiare veloce, che sia da
McDonald’s, al bar o in mensa, è proprio ciò che tutti, ma proprio tutti
i nutrizionisti sconsigliano. Intanto perché ci porta a pensare di aver
mangiato poco, anche se magari abbiamo ingurgitato una quantità di cose.
Questo perché la sensazione di essere sazi dipende in gran parte anche
dalla masticazione. Masticando con calma gustiamo meglio il cibo, ma non
solo: “ci sentiamo sazi prima e più a lungo, per un’ora e mezzo o più”.
Se si pranza velocemente, in un fast – food, al bar o in mensa, il
segnale di sazietà non arriva. E quindi continuiamo mangiare. Semplice,
no?
C’è olio e olio
È imperativo, dicono i nutrizionisti dell’ Inran,
e usano proprio questo termine, usare olio extravergine di oliva anche
per cucinare, perché è quello che resiste alla produzione di scorie.
Mentre è sbagliato, per friggere, usarne altri, come quello di mais o di
arachide (in questi casi, meglio scegliere il burro che rispetto
all’olio si ossida meno, tenendo presente però il suo elevato contenuto
in colesterolo). I grassi saturi di altri oli, come quello di palma o di
cocco spesso usati nelle friggitorie, inoltre non sono amici della
salute. In ogni caso, anche se l’olio di oliva extravergine fa bene e,
con i suoi grassi monoinsaturi aiuta a prevenire i tumori, non è un buon
motivo per usarne a volontà: bastano tra cucchiai al giorno, su un
fabbisogno di circa 2 mila calorie.
Aperitivo con cautela
Una moda poco sana è quella dell’aperitivo.
Intanto perché dà l’impressione di non aver mangiato, invece è una
sensazione ingannevole. Un bicchiere di vino bianco contiene circa 100
calorie, e altri aperitivi cosiddetti “debolmente alcolici” ne hanno
anche di più, e l’alcol aumenta la produzione di trigliceridi da parte
del fegato. L’aperitivo inoltre si accompagna sempre di più a
stuzzichini, patatine, olive, arachidi, snack. Senza rendersene conto,
si arriva alle 500 calorie, pari a un piatto di pastasciutta. Senza
contare che l’aperitivo induce all’abitudine dell’alcol, all’aumento di
alcol corrisponde una dieta ricca di calorie e colesterolo. Semaforo
verde, invece, per il vino rosso, ricco di antiossidanti, purchè venga
consumato ai pasti e non più di 2 bicchieri al giorno. Lo conferma una
vasta ricerca australiana durata 20 anni, su circa 40 mila donne: quelle
che consumano 2 bicchieri di vino al giorno sono risultate più in salute
delle astemie. Oltrepassando questa soglia, però, l’effetto del vino si
inverte e i rischi dell’alcol prevalgono: ha un effetto tossico a
livello epatico e pancreatico; e mentre a basse dosi abbassa la
pressione, a dosi elevate la alza.
Dimenticare i digiuni
Non pensiate che sia un paradosso. Se è vero che
mangiare tanto e introdurre più calorie di quelle che bruciamo è il
primo passo verso il sovrappeso è altrettanto vero che saltare i pasti è
una mossa perdente. La colazione dovrebbe fornire quasi il 20 % delle
calorie giornaliere. Se la saltiamo, l’organismo è in debito di calorie,
e questo digiuno prolungato per ore intossica. Non solo si resta senza
carburante tutta la mattina, ma si finisce per caricarsi troppo a pranzo
o a cena; mentre le circa 2 mila calorie del nostro fabbisogno
quotidiano andrebbero uniformemente distribuite per tutta la giornata.
La colazione migliore? Pane e marmellata e latte.
Malefici grassi
I cibi dei fast-food è gustoso, appetitoso,
colorato, mette persino di buon umore. Ma, essendo spesso ricco di
grassi, non è certo tra i più sani. I grassi forniscono la forma più
concentrata di energia:un grammo di grassi dà 9 calorie, un grammo di
carboidrati solo 4. I peggiori sono quelli saturi, di carni bovine
grasse, affettati, burro,margarine e formaggi. Sono subiti assorbiti e
vanno a formare il tessuto adiposo, a livello addominali: il grasso più
pericoloso. Inoltre non danno senso di sazietà e dopo un po’ torna la
fame. I grassi non devono superare il trenta per cento dell’introito
calorico giornaliero. Al di sotto di questa soglia, meglio quelli
insaturi o polinsaturi, ma al di sopra, tutti i grassi diventano
tossici. In tal caso non solo sono nemici del cuore, ma anche sospettati
di aumentare il rischio di tumore.
Meno zucchero
Il nostro fabbisogno quotidiano di zucchero è zero
( il cervello può ricavare glucosio anche da pane, pasta, cereali).
Invece capita di consumarne ogni giorno 90-100 grammi o anche più ( il
consumo medio nazionale è sui 25 chili l’anno). L’Oms raccomanda che gli
zuccheri semplici non superino il 10-15 per cento nella dieta
complessiva. Ma, come nel caso del sale, difficile tenerne la
contabilità quotidiana, visto che ci nutriamo ogni giorno di merendine,
snack, yogurt dolci, biscotti, caramelle, bevande gassate...gli zuccheri
poi sono anche in alimenti “insospettabili”, come la maionese ( che in
più contiene il 70 per cento di grassi), sughi pronti, ketchup, fette
biscottate. Se un tempo il dolce era limitato ai giorni di festa, ed era
la torta casalinga o i biscotti da forno, oggi non ci si alza da tavola
senza il dessert. Spesso poi è un prodotto industriale e farcito di
creme, come panettoni o colombe piene di glassa o cioccolato. Mangiare
zuccheri e farine raffinate fa scattare un circolo vizioso: "un rapido
aumento della glicemia e, per abbassarla, un’immediata iperproduzione di
insulina da parte del pancreas. Ciò causa nuovamente un senso di fame
che porta a introdurre altri zuccheri e calorie. Le bevande, infine,
sono insidiose: una lattina contiene circa il 10 % di zucchero, ma
l’organismo non ne percepisce l’apporto energetico e non si sente sazio.
I pericoli di un eccesso di zuccheri? Sovrappeso e obesità, alterazioni
del metabolismo, diabete di tipo 2, problemi cardiovascolari.
Poca frutta, poca verdura
Mangiate ogni giorno cinque porzioni di frutta e
di verdura, come raccomandano tutte le linee guida alimentari? Allora la
vostra dieta, almeno da questo punto di vista, è corretta. Il consumo di
fibre alimentari è però, secondo i nutrizionisti, ancora troppo basso,
mentre dovrebbe essere una costante nei nostri pasti perché aiutano a
prevenire i tumori, insieme alle altre sostanze protettive della
verdura. Le sostanze cancerogene si legano alle fibre della verdura e
vengono così espulse, anziché restare a contatto con le mucose
dell’intestino. Inoltre le fibre di frutta , verdura e cibi integrali
danno un maggiore senso di sazietà, favoriscono un più lento
assorbimento degli zuccheri, prevenendo quei cali di glucosio nel sangue
che fanno aumentare la sensazione di fame. |