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La dieta
Scarsdale: 10 chili in 14 giorni
La dieta Atkins:
4 chili in 15 giorni
La dieta
Dissociata
La dieta Zona
La diete per le
intolleranze alimentari |
La diete per le
intolleranze alimentari
Si tratta di una serie di
esami dai nomi accattivanti ( Vega test, DRIA test, analisi del capello,
test di provocazione/neutralizzazione, test leucocitotossico ecc.) che
dovrebbe essere in grado di individuare, ovviamente a costi assai
rilevanti , particolari alimenti verso i quali si sarebbe intolleranti.
E tale condizione di intolleranza giustificherebbe tutta una serie di
disturbi fisici e psichici lontanissimi fra loro. Addirittura è
possibile, individuando ed eliminando dalla propria alimentazione le
sostanze “intollerante”, raggiungere il peso ideale (né un grammo di
meno, né uno di più) e sconfiggere obesità localizzata e cellulite,
malattia quest’ultima ben precisa e definita e non certo l’inestetismo
di popolare convincimento. I risultati dei test dimostrano quasi sempre
un’intolleranza (e spesso agli stessi alimenti) e giustificano, per un
periodo di tempo limitato, in media per tre mesi almeno fino al test
successivo, la loro esclusione dalla dieta. Di solito si tratta di
alimenti ricchi di carboidrati complessi, ma a volte viene addirittura
suggerita l’eliminazione di alimenti assolutamente innocenti” per quanto
riguarda il peso come particolari quantità di verdure o di frutta! Va
sottolineato con enfasi che tutte le metodiche sopra ricordate sono
assolutamente inattendibili. A parte quindi la documentata non
riproducibilità del test e perciò della sua validità clinica, è
fondamentale la conclusione dell’American Academy of Allergy che lo
definisce inaffidabile nella diagnostica allergologica, per cui negli
Stati Uniti non è previsto per la sua esecuzione alcun rimborso da parte
delle assicurazione. Ma il cittadino italiano non ha bisogno, in questo
caso, del SSN o delle assicurazioni e paga volentieri di tasca propria
salate parcelle specie per una “nuova metodica” made in USA, poco
importa se inutile e talvolta dannosa. A perdere peso, tutto sommato, ci
riesce anche il paziente “fai da te”. Ma il vero problema non è perdere
chili di peso ma chili di grasso e, soprattutto, mantenere il
dimagrimento nel tempo. Il rischio maggiore insito in questi consigli
dietetici è che il brusco calo di peso sia seguito dopo poco tempo dal
pronto recupero di quanto perduto, con tanto di “interessi”. Ma quello
che si recupera è rappresentato, purtroppo, soprattutto da grasso e
quindi, di dieta in dieta, ci si ritrova a dover fare i conti con un
organismo non solo più pesante, ma soprattutto più grasso. Si continua a
vagare di trovata in trovata, rafforzando l’imponente sistema
commerciale dell’industria della dieta e, peggiorando in salute, si cade
in un crescente “disagio” psicologico con progressiva perdita della
propria autostima. Insomma esattamente il contrario di quello che una
dieta (stile di vita) corretta può contribuire a ottenere e a mantenere
nel tempo.
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