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Indagini sulla relazione tra diabete e sonno

 Due recenti articoli mettono in relazione le caratteristiche del sonno con la probabilità di sviluppare diabete, o con il suo grado di compenso.

Nel primo studio, condotto dalla Dott.ssa Renee S. Aronsohn e coll. (Chicago, Illinois;  USA) e pubblicato sulla rivista ufficiale dell’American Thoracic Society , la presenza di apnee ostruttive nel sonno è risultata associata a un peggioramento del compenso glicemico, in 60 soggetti affetti da diabete di tipo 2. I pazienti dello studio sono stati intervistati in merito alle loro caratteristiche di malattia diabetica e al grado di attività fisica, e quindi sottoposti a valutazioni antropometriche, ematochimiche e a polisonnografia. Lo studio ha confermato come la presenza del disturbo sia molto frequente nella popolazione diabetica (77% dei soggetti dello studio), eppure sottovalutata e sottotrattata. Inoltre, ha evidenziato come la gravità del problema (dopo correzione per età, sesso, BMI, etnia, caratteristiche del diabete e durata complessiva del sonno) si associ a livelli più elevati di emoglobina glicata, con un aumento medio dell’1,49, dell’1,93 e del 3,69% per apnee ostruttive di entità lieve, moderata o grave (p < 0,01 per tutti i confronti). Gli autori non ritengono che sia l’iperglicemia a promuovere l’alterazione del sonno quanto piuttosto l’opposto, e invitano a trattare con maggior prontezza queste apnee anche allo scopo di migliorare il compenso glicemico.

Nel secondo studio, condotto dal Prof. G. Neil Thomas (Birmingham, Regno Unito) e coll. su una popolazione di 20.000 anziani cinesi (età compresa tra 50 e 93 anni), viene riscontrata un’associazione tra l’abitudine a “schiacciare un pisolino” nel corso della giornata e un’elevata prevalenza di diabete di tipo 2 e IFG (impaired fasting glucose)(2). In particolare, la prevalenza di diabete è risultata più elevata del 36% (OR aggiustato = 1,36; IC 95% 1,17-1,57) tra coloro che riferivano di pisolare volontariamente 4-6 volte la settimana, e del 28% tra quelli con frequenza giornaliera (OR = 1,28; IC 95% 1,15-1,44); l’associazione permaneva dopo aver rimosso dall’analisi i soggetti con problemi di salute e sonnolenza diurna.

Nei paesi anglosassoni, molti dei soggetti che riferiscono tale abitudine sono anziani e presentano comorbilità che creano affaticamento, per cui l’abitudine al sonnellino può rappresentare un marker di malattia; diverso il caso della Cina (e di molte aree del Mediterraneo), dove rappresenta un’abitudine molto diffusa tra la popolazione sana. In tale contesto, una maggiore frequenza di diabete di tipo 2 (dopo correzione per i fattori confondenti) indicherebbe un ruolo per i sonnellini diurni nell’alterare il compenso glicemico. Anche la durata della pennichella (< o > 30 minuti) correlerebbe in maniera diretta con la probabilità di sviluppare diabete.

Secondo gli autori i risultati dello studio potrebbero avere rilevanti implicazioni in Cina, dove “l’epidemia diabete” rappresenta un grave problema per la salute pubblica. Alla base di tale associazione vi potrebbero essere alterazioni del ritmo circadiano e della regolazione simpatica.

 

Da, www.AEMMEDI.IT , aprile 2010

 

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ultimo aggiornamento domenica 27 giugno 2010 12.48.49
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