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Colesterolo buono e cattivo: ha ancora senso questa differenza ?

 

Tempo fa i mass media avevano coniato l’espressione “colesterolo buono” e “colesterolo cattivo” per spiegare che non tutto il colesterolo è pericoloso. Questa espressione, che inizialmente alcuni studiosi non condividevano, si è poi rivelata azzeccata: allo stato attuale delle conoscenze, infatti, si può affermare che è importante, è vero, il valore di colesterolemia (cioè la concentrazione di colesterolo nel sangue), ma ancor di più lo è quello dei due principali trasportatori del colesterolo, LDL e HDL. Un po’ come dire, per fare un esempio pratico, che sarebbe certamente meglio se le strade fossero meno trafficate ma che, tutto sommato, è preferibile se i veicoli in circolazione appartengono alle classi meno inquinanti.

 

Il “colesterolo buono” è quello legato alle HDL (o lipoproteine ad alta densità), quello “cattivo”, cioè più dannoso per le arterie è invece quello legato alle LDL (o lipoproteine a bassa densità), che normalmente rappresentano i 2/3 del valore totale. Per meglio illustrare il concetto è opportuna una precisazione. Grassi e colesterolo, per la loro struttura chimica, nel sangue si comporterebbero come una goccia d’olio in un bicchiere d’acqua se non ci fossero particolari trasportatori, che sono appunto le lipoproteine. Esse seguono una propria via "predestinata": alla nascita, quando cioè vengono prodotte dal fegato, sono più ricche in grassi e colesterolo, e pertanto più leggere, come le LDL. Ma con il passare del tempo esse cedono il proprio contenuto ai vari tessuti e diventano sempre più dense, trasformandosi per l’appunto in lipoproteine ad alta densità o HDL. In termini pratici quanto più nel sangue aumentano le HDL tanto più significa che i grassi assorbiti dagli alimenti vengono utilizzati anziché rimanere costantemente in circolo. Ecco perchè non sono equiparabili due individui che, pur avendo lo stesso valore di colesterolo totale, differiscono per quello di LDL.

 

Il rischio è in proporzione maggiore per quello dei due che ha un valore più elevato di LDL o, se si preferisce, un livello più basso di HDL, che svolgono al contrario un’azione protettiva sulle arterie, ripulendole dal colesterolo. Ma perché il colesterolo legato alle LDL è davvero così dannoso? Perché le LDL hanno la capacità di bloccarsi all’interno delle pareti delle arterie, dove possono andare incontro a una particolare modificazione chimica (ossidazione) che le rende particolarmente "irritanti". Il loro deposito, infatti, innesca nell’arteria una reazione infiammatoria che richiama le cellule a cui tocca normalmente il compito di eliminare i detriti e fare pulizia, i macrofagi. Questi ultimi, però, non riescono a smaltire le LDL trasformate e, a seguito del loro accumulo, diventano “cellule schiumose”. Il continuo ripetersi di questi eventi porta in un primo tempo alla comparsa di un semplice accumulo di grassi, detto “stria lipidica”, e in seguito, per successiva stratificazione di nuovi grassi e colesterolo, alla cosiddetta placca aterosclerotica. Essa, oltre a indebolire la parete dell’arteria, determinandone in certi casi la rottura, con emorragia conseguente, favorisce anche la coagulazione del sangue. Si spiega così l’eventuale formazione di trombi, che potrebbero occludere il vaso stesso oppure essere trasportati dal sangue fino a ostruire a distanza un’arteria più piccola.

Alla luce di queste considerazioni appare chiara l’importanza di conoscere non soltanto il livello di colesterolemia totale ma anche e soprattutto il livello delle LDL: esso, infatti, insieme ad altri fattori (per esempio il valore di pressione arteriosa, l’abitudine al fumo, l’eventuale presenza di obesità e così via) rappresenta il vero indicatore del rischio per un individuo di andare incontro nel tempo a conseguenze gravi, come l’infarto del miocardio e l’ictus cerebrale.

 

Da  www.hoilcolesteroloalto.it

 

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ultimo aggiornamento domenica 27 giugno 2010 12.48.49
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