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Scoperta proteina con effetti anti-aterosclerotici ed anti-diabetici
La proteina sembra avere
un ruolo in patologie come il diabete e l'aterosclerosi
Grazie ad una ricerca
svolta da Nico Mitro e Cristina Godio, del Laboratorio di Biochimica e
Biologia Molecolare dei Lipidi della facoltà di Scienze Farmacologiche,
Università di Milano, con il coordinamento di Enrique Saez dello Scripps
Research Institute in LaJolla, California, è stato scoperto un nuovo
meccanismo molecolare che controlla il destino del glucosio nel fegato.
Dopo un pasto, il nostro organismo rileva gli zuccheri in eccesso
assunti e attiva la loro conversione da parte del fegato in grassi (trigliceridi)
poi accumulati nel tessuto adiposo come fonte di energia. Con lo studio
i ricercatori hanno scoperto che il glucosio si lega ad una proteina, la
Liver X Receptor (LXR) e la attiva. Il ruolo della proteina è quello di
controllare gli enzimi che trasformano l'eccesso d'energia in
trigliceridi. Quindi LXR funziona come un sensore di glucosio e grazie a
questa il fegato riesce a regolare i livelli di zucchero nel sangue.
Il diabete di tipo II è caratterizzato dall'incapacità di mantenere un
corretto livello di glucosio nel sangue ed è quindi possibile che LXR
svolga un ruolo importante in questa patologia.
Inoltre LXR regola anche molti geni coinvolti nel metabolismo del
colesterolo, tra i quali quelli che svolgono un ruolo protettivo dall'aterosclerosi.
Infatti gli ossisteroli, derivati del colesterolo, attivano LXR. La
scoperta che LXR possa essere attivato sia dal colesterolo sia dal
glucosio apre nuove prospettive sullo studio di questa proteina come
collegamento tra diabete di tipo II ed aterosclerosi, dal momento che
spesso patologie legate al metabolismo del glucosio e del colesterolo
insorgono in combinazione. Secondo i risultati di studi condotti su
modelli animali, l'attivazione di LXR ha effetti anti-aterosclerotici ed
anti-diabetici. Questa scoperta apre la strada a nuovi studi per
stabilire se i livelli di questa proteina varino in pazienti colpiti da
patologie come il diabete e l'aterosclerosi, soprattutto considerando
che pazienti diabetici hanno un rischio maggiore di sviluppare
aterosclerosi rispetto ad individui sani e potrebbe aiutare a creare una
nuova eventuale terapia. La ricerca è stata pubblicata su Nature.
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