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Staminali per
riparare le arterie periferiche
Curare il danno vascolare che
colpisce l’endotelio, cioè il tessuto che ricopre le arterie, e che
caratterizza il meccanismo dell’arteriopatia ostruttiva periferica, oggi
è possibile. In questo modo si può evitare il ricorso a pratiche
demolitive ed invalidanti come l’amputazione degli arti. Un traguardo
raggiunto grazie all’utilizzo cellule staminali prelevate dal midollo
osseo della cresta iliaca del bacino. Questo l’obiettivo raggiunto
dall’equipe di ricercatori della SUN, la Seconda Università degli Studi
di Napoli, guidata da Vincenzo Sica, professore ordinario di patologia
clinica della Facoltà di Medicina e da Claudio Napoli, professore
straordinario nella medesima area.
La sfida parte nel 2001
È una sfida cominciata nel 2001 con
il ritorno dall’America, dopo ben dodici anni, di Claudio Napoli,
giovane ricercatore poco più che trentenne, forte della collaborazione
con Louis Ignaro, premio Nobel per la medicina nel 1998. “Il danno
vascolare – spiega Vincenzo Sica – inizia nel feto e continua nel corso
della vita manifestando i suoi effetti più nefasti durante la
vecchiaia”. L’arteriopatia ostruttiva cronica degli arti inferiori è una
delle sue manifestazioni ed è una patologia che in Italia colpisce
150mila persone con un incidenza di 2.5 maschi e 1.2 donne su mille e si
caratterizza per picchi per i diabetici, per i soggetti affetti da alti
livelli di colesterolo e per coloro con una storia clinica
caratterizzata da ictus schemico, infarto del miocardio, ipertensione, e
simili. Ma qual è il meccanismo che si ingenera?
Un processo inesorabile
In seguito all’ossidazione dell’Ldl,
il cosiddetto colesterolo “cattivo” si formano le “placche”
aterosclerotiche, che, in seguito, si rompono e sulla sede di rottura si
formano coaguli. Sono proprio questi coaguli a ridurre drasticamente il
diametro dell’arteria ( il cosiddetto “lume”), non permettendo che si
verifichi una corretta circolazione sanguigna e, quindi, una buona
irrorazione ed ossigenazione dei tessuti. È la fase dell’aterosclerosi
vera e propria e delle sue complicanze più gravi. “Attualmente –
spiega Sica – la nostra ricerca è incentrata sulla cura delle
arteriopatia ostruttive periferiche, che colpiscono soprattutto gli arti
inferiori. In questo settore siamo giunti già alla sperimentazione
nell’uomo con successo, utilizzando le cellule staminali del paziente
stesso. Altre patologie, in cui stiamo avendo ottimi risultati, anche se
siamo ancora nella fase di sperimentazione sugli animali, sono
l’insufficienza renale, l’insufficienza miocardica e l’ictus schemico”.
Artefici di queste “vittorie” sono sempre le cellule staminali. I
risultati positivi ottenuti nei quaranta pazienti con arteriopatia
cronica ostruttiva fanno ben sperare. La sperimentazione sui pazienti
affetti da questa patologia è partita nel marzo 2005, secondo il
racconto dei ricercatori, dopo che si è ottenuta l’autorizzazione dal
Comitato etico competente. “il sangue midollare – continua Sica – prima
di essere iniettato è stato filtrato, in maniera tale da depurarlo da
eventuali strutture grossolane, come frustoli di grasso o piccolissimi
frammenti di osso. I risultati hanno superato anche le più rosee
aspettative, perché si è rilevato che le cellule staminali permettono
una neoangiogenesi, cioè sono in grado di formare nuove arterie,
ricostruendo il sistema arterioso compromesso”.
Risultati dopo venti giorni
Risultati tanto più incoraggianti, se
si pensa che i primi segnali positivi si possono apprezzare già dopo
venti-trenta giorni, mentre nel giro di sei mesi o al massimo un anno vi
è la completa scomparsa dei sintomi soggettivi ed oggettivi, compreso
quella delle ulcere spesso presenti sugli arti inferiori di questi
pazienti, indice della scarsa o mancata ossigenazione dei tessuti. È un
progresso che si può constatare anche attraverso la capillaroscopia con
laser doppler e con esami strumentali quali l’arteriografia digitale o
l’ecodoppler, che dimostrano la formazione di nuove arterie di medio
calibro, anche di 0.5 cm di diametro. Un risultato che, tradotto in
termini di miglioramento della qualità della vita, vuol dire
letteralmente “tornare a condurre un’esistenza soddisfacente dal punto
di vista motorio”. Il successo è tale che autorizza un progetto
ambizioso, al quale già si sta pensando: l’istituzione di un Centro di
competenza regionale per la cura delle arteriopatia croniche ostruttive
periferiche con cellule staminali. Un paziente affetto da arteriopatia
ostruttiva cronica al quarto stadio, non cammina più, ha dolore
fortissimo a riposo, le ulcere possono facilmente infettarsi e può
subentrare cancrena, che rende obbligatoria l’amputazione, pena la vita
del paziente. La patologia, secondo la spiegazione degli addetti al
settore, si manifesta inizialmente con un fortissimo dolore al polpaccio
che si avverte dopo un breve percorso. Così il soggetto si ferma, si
riposa un po’ ed il dolore sembra scomparire. Ma dopo un tratto di
strada uguale al precedente il dolore ricompare, determinando la
cosiddetta “ claudicatio intermittens”, la zoppìa ad intermittenza. Essa
è dovuta al fatto che la formazione di coaguli nelle arterie periferiche
ha drasticamente ridotto il lume delle stesse, riducendo l’apporto di
ossigeno ai muscoli. A questo punto si interviene con una terapia medica
a base di farmici anticoantigulanti, di vasodilatatori, di eparine a
basso peso molecolare, di prostaglandine nel tentativo di migliorare la
circolazione.
I bypass si ostruiscono
In seguito, si è costretti a
ricorrere ad un intervento chirurgico, che consiste nell’applicazione di
by pass venosi, che però, dopo un periodo più o meno lungo, si
ostruiscono, rendendo vana anche questa terapia. Un traguardo, questo
descritto, reso possibile anche grazie alla generosità ed alla
lungimiranza della Fondazione Banco di Napoli, concretizzatasi in una
donazione di 50mila euro per l’anno scorso e di 80mila euro per
quest’anno, che permetterà di continuare la ricerca anche nelle altre
patologie da danno vascolare e soprattutto di capire il meccanismo di
funzionamento delle cellule staminali. “Ora è di importanza nevralgica –
ribadisce Sica – capire che cosa succede quando queste cellule, dopo
essere state iniettate, si attaccano ai vasi sanguigni. In altre parole,
qual è il meccanismo dell’homing e della differenziazione. Quel che è
certo è l’utilizzo sistematico di queste terapie con le cellule
staminali permetterebbe di evitare l’amputazione a 150mila pazienti in
media ogni cinque anni da un lato e dall’altro di abbattere la spesa
sanitaria ( da 3 a 6 miliardi di euro per anno a livello nazionale)
evitando il ricorso alle diverse categorie di farmaci vasodilatatori ed
al successivo intervento chirurgico. Senza contare gli effetti
invalidanti, e i relativi costi sociali legati all’amputazione”.
Tania Sabatino
FONTE : IL DENARO SANITA’ –
17/2/2007 |