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Rischio cardiometabolico nel diabete mellito di tipo 2: possibili
strategie di terapia insulinica
Tratto dalla
relazione del Prof. Stefano Del Prato
Dipartimento di
endocrinologia e metabolismo, Università di Pisa
( congresso SID
– Milano , 17 / 20 maggio 2006 )
L’implementazione delle strategie di
terapia insulinica attualmente disponibili rappresenta uno degli
interventi per la riduzione del rischio cardiometabolico nel diabete
mellito di tipo 2 (DMT2). Detto rischio si deve a una serie di fattori
concomitanti e gli eventi cardiovascolari rappresentano la causa
principale di morte in questi pazienti.
Di conseguenza, il diabete viene
riconosciuto a tutti gli effetti come un equivalente fattore di rischio
cardiovascolare. La situazione è resa ancora più drammatica dal fatto
che circa il 70% dei pazienti affetti da DMT2 presenta in associazione
una sindrome metabolica, condizione patologica caratterizzata da un
rischio cardiovascolare elevato. Il metabolismo glicolipidico è una
variabile modificabile in funzione del controllo glicemico. È stato,
infatti, osservato che, se pazienti vengono divisi in base ai valori di
emoglobina glicata (HbA1c), nei gruppi in cui questi valori
sono più elevati (indice di uno scarso controllo della glicemia) la
prevalenza della sindrome metabolica è maggiore. Si ipotizza pertanto
che uno stretto controllo della glicemia potrebbe ridurre il rischio
cardiometabolico nei pazienti con DMT2. la storia naturale del DMT2 è
purtroppo caratterizzata da un progressivo peggioramento del controllo
glicemico. Da quanto detto poco prima, è plausibile che con il
peggioramento del controllo glicemico aumenti il rischio
cardiometabolico. Questo peggioramento è largamente dovuto alla perdita
della funzione del pancreas, motivo per il quale è necessario impiegare
tutte le armi terapeutiche disponibili, compresa l’insulina, al fine di
prevenire il progressivo deterioramento del controllo metabolico. Ma
quando è necessario sostituire la terapia orale con quella insulinica e
quale valore di glicemia può indicare la necessità di un trattamento
insulinico? Secondo le linee guida dell’International Diabetes
Federation (IDF) per il trattamento del DMT2, la terapia insulinica
andrebbe iniziata qualora, dopo il raggiungimento del dosaggio massimo
della terapia ipoglicemizzante orale, i valori di HbA1c
superino la soglia di 7,5%, ponendo particolare attenzione a non
attendere troppo a lungo prima di instaurare i necessari provvediementi
terapeutici. Infatti, spesso si osserva l’attesa, da parte del
diabetologo, di un periodo di tempo eccessivamente lungo prima che
vengano adottate misure terapeutiche adeguate. Questi soggetti devono
invece essere trattati attivamente non solo per raggiungere l’obiettivo
terapeutico (HbA1c < 7%), ma anche per mantenerlo nel tempo.
Solo in questo modo è possibile raggiungere e mantenere valori di HbA1c
in grado di ridurre il rischio cardiometabolico. A tal fine il medico
curante deve essere sufficientemente esperto per operare di volta in
volta le scelte terapeutiche adeguate per il paziente diabetico, senza
procedere obbligatoriamente per step predefiniti.per quanto riguarda la
scelta della terapia insulinica, le linee guida dell’IDF forniscono
alcune indicazioni. La prima opzione è l’insulinizzazione basale
attraverso la monosomministrazione giornaliera di insulina ad azione
intermedia o lenta (detemir, gl’argine,NPH). L’altra possibilità
terapeutica proposta dalle linee guida dell’IDF prevede l’utilizzo di
insuline premiscelate (bifasiche), iniziando con una o due
somministrazioni giornaliere. Tale strategia terapeutica presenta alcuni
vantaggi in termini di facilità di somministrazioni e minor numero di
iniezioni rispetto ad altri schemi terapeutici complessi. Tuttavia, se
si confrontano i risultati di studi che hanno utilizzato insuline
premiscelate con quelli di studi nei quali si è proceduto a un’insulinizzazione
basale più fisiologica, è possibile osservare che, a fronte del
miglioramento del controllo glicemico, nei primi si verifica un aumento
del fabbisogno di insulina che potrebbe influire sul peso corporeo del
paziente e far perdere il vantaggio del minor numero di episodi
ipoglicemici. La terza strategia suggerita dalle linee guida dell’IDF
consiste nel trattamento sostitutivo. Se la glicemia a digiuno viene
tenuta sotto controllo con un adeguato trattamento insulinico, ma il
paziente presenta escursioni glicemiche nel corso della giornata, deve
essere prevista la somministrazione di insulina ad azione rapida a ogni
pasto, ricorrendo all’uso di analogo rapido dell’insulina lispro, aspart
e – recentemente – glulisina.
Nonostante l’ampio range di insuline
a disposizione, il diabetologo continua ad avere difficoltà
nell’importante una corretta terapia insulinica. Queste difficoltà
possono riflettere l’onnipresente condizione di insulino-resistenza. Nel
paziente con DMT2 è sempre opportuno associare al trattamento insulinico
una terapia insulino-sensibilizzante con metformina, salvo intolleranze
o controindicazioni. Inoltre è necessario sensibilizzare il paziente e
il diabetologo, mediante un’azione educativa costante e continua,
affinché venga migliorata la compliance al trattamento. Soprattutto
nelle prime fasi del trattamento insulinico è utile che si stabiliscano
contatti tra pazienti e medico, eventualmente anche per via telefonica.
Si ribadisce tuttavia il ruolo fondamentale e irrinunciabile del
diabetologo nell’illustrare al paziente con DMT2, sin dal momento della
diagnosi, che la terapia insulinica rappresenta un’opzione terapeutica
disponibile per una migliore gestione della malattia diabetica, e ceh
nel tempo potrebbe rivelarsi la terapia migliore. Esistono, infine,
evidenze cliniche a favore del fatto che il trattamento insulinico è in
grado di ridurre il rischio cardiometabolico nei pazienti diabetico
A cura di Tina
Verrusio , diabetologa
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