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La
gestione del rischio cardiometabolico nel paziente con diabete mellito di tipo 2
Tratta dalla
relazione del Prof.Agostino Consoli ( DMSI, Università degli Studi “G.D’Annunzio”,
Chieti – Pescara
( congresso SID
– Milano , 17 / 20 maggio 2006 )
Tra i pazienti diabetici e quelli non
diabetici esiste una profondità differenza pert quanto riguarda il
rischio cardiometabico. Il diabete rappresenta, infatti, uno dei più
importanti fattori di rischio per lo sviluppo di malattie
cardiovascolari (CV). Curare il diabete significa, pertanto, prevenire
l’insorgenza di eventi cardiovascolari e ridurre quindi la mobilità e la
mortalità, che in oltre i due terzi di tali pazienti riconoscono una
genesi cardiovascolare (malattia coronaria [CHD], ictus cerebrale e
vasculopatia periferica). Nel paziente con diabete mellito di tipo 2
(DMT2) si riconoscono molteplici fattori di rischio cardiometabolico:
l’iperglicemia (con insulino-resistenza), la dislipidemia (con elevati
livelli di trigliceridi e ridotti livelli di colesterolo HDL) e
l’incremento di una serie di proteine infiammatorie, responsabili del
danno endoteliale vascolare e della formazione della placca ateromasica.
Accanto a questi fattori, aspetto fondamentale del DMT2 è l’aumento
della quantità del grasso viscerale. In particolare, nel DMT2 si
verifica un’alterazione delle secrezioni del tessuto adiposo che
contribuisce al mantenimento dello stato infiammatorio cronico.
L’infiammazione cronica può a sua volta essere responsabile di un danno
diretto non solo a carico del tessuto vascolare, ma anche a livello
epatico e muscolo-scheletrico (insulino-resistenza) nonché pancreatico
(deficit di secrezione di insulina), condizione che dà origine
all’iperglicemia e al diabete. In tale contesto l’iperglicemia di per
sé, sebbene più spesso considerata legata soprattutto alle complicanze
del diabete mellito, può essere un importante e ulteriore fattore in
grado di determinare un danno della parete vascolare. È lecito allora
considerare l’iperglicemia come un importante fattore di rischio
cardiometabolico?diverse evidenze scientifiche consentono oggi di
rispondere in maniera affermativa a questa domanda. In uno studio nel
quale è stata analizzata la distribuzione dell’emoglobina glicata (HbA1c
) in soggetti sani e in pazienti diabetici, è stato possibile
rilevare che, in entrambi i sessi, a incrementi dei valori dell’ HbA1c
anche compresi nell’ambito fisiologico corrispondeva un
progressivo aumento del rischio cardiovascolare. Tale aspetto ha portato
a ritenere che una riduzione dello 0,1% dei valori di HbA1c
potrebbe risultare associata a una potenziale riduzione del 6% della
mortalità cardiovascolare nella popolazione generale. Questi risultati
mostrano in maniera convincente che un’alterazione dell’assetto
glicemico è correlata al rischio di malattia cardiovascolare. È dunque
possibile concludere che un controllo adeguato dell’iperglicemia ha un
effetto positivo sulla riduzione del rischio cardiovascolare nei
pazienti diabetici. Dal momento che il DMT2 è malattia endocrina
caratterizza da un deficit più o meno marcato di secrezione insulinica,
ne consegue che la correzione dell’iperglicemia tramite terapia
insulinica sostitutiva, se praticata correttamente, è in grado di
controllare e ridurre il rischio cardiovascolare nei pazienti diabetici.
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